✉ DOMANDE E RISPOSTE – ARCHIVIO

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Quando è la paura a scegliere al posto nostro?

Domanda di Lorenzo: Ciao Roberto, leggendo alcuni tuoi scritti e, il tuo nuovo sito, mi sono chiesto quanto siamo realmente consapevoli delle scelte che facciamo. A volte pensiamo di sapere molto bene perché rimaniamo in una relazione, accettiamo una situazione che non ci soddisfa, evitiamo un cambiamento oppure rinunciamo a qualcosa che desideriamo. Ci diamo delle spiegazioni, almeno parlo per me stesso, che ci sembrano anche molto ragionevoli. Ma è possibile che dietro alcune di queste spiegazioni ci sia in realtà una paura che non riusciamo a riconoscere? E se è così, come possiamo capire quando stiamo scegliendo veramente e quando invece è la paura a scegliere al posto nostro? Non intendo le paure evidenti, cioè quelle che sappiamo di avere, ma quelle che possono nascondersi dietro motivazioni apparentemente razionali. Grazie per il Lavoro che fai e Grazie per l’opportunità che ci offri di formulare domande o dubbi. Lorenzo

Risposta di R.M.S : Caro Lorenzo, la tua domanda è importante proprio perché riguarda quelle paure che non riconosciamo immediatamente come tali. Quando abbiamo chiaramente paura di qualcosa, almeno sappiamo con che cosa abbiamo a che fare. Più difficile è accorgersi di quelle paure che riescono a convivere perfettamente con spiegazioni molto ragionevoli.
Possiamo dirci che non è il momento, che è meglio aspettare, che una situazione tutto sommato non è così negativa, che cambiare comporterebbe troppi problemi, e può essere tutto vero. Non credo infatti che dietro ogni esitazione ci sia necessariamente una paura nascosta, così come non penso che scegliere significhi sempre avere il coraggio di cambiare. Qualche volta restare è una scelta, qualche volta lo è andare via. Il punto interessante è capire quanto siamo realmente presenti nella decisione che stiamo prendendo.
Mi è capitato spesso di vedere persone riuscire a spiegare benissimo perché non potevano fare una determinata scelta e poi, guardando un po’ più a fondo, accorgersi che insieme a tutte quelle ragioni c’era anche la paura di perdere una sicurezza, di sbagliare, di essere giudicati, di rimanere soli oppure semplicemente il timore di perdere le sicurezze, la zona di conforto.
Quando parliamo di una relazione credo ci sia anche un’altra domanda che vale la pena farsi. Al di là delle ragioni per cui rimango o vorrei andare via, che cosa sta accadendo a me dentro questa relazione? Sento che c’è ancora uno spazio nel quale posso crescere, conoscere meglio me stesso, esprimermi e incontrare realmente l’altro, oppure mi accorgo che da tempo sto soltanto cercando di mantenere in piedi qualcosa per paura di ciò che potrebbe accadere se cambiasse? Nel tempo credo sia importante osservare se quella relazione continua ad avere una vitalità per entrambi o se, almeno per quanto ci riguarda, ci stiamo progressivamente spegnendo dentro di essa. Forse una delle domande più difficili da farci è proprio questa, ovvero: sto scegliendo ciò che realmente voglio oppure sto scegliendo soprattutto ciò che mi permette di sentirmi più al sicuro?. Ma c’è anche il movimento contrario, cioè possiamo avere paura proprio davanti a qualcosa che desideriamo molto. Per questo non prenderei mai la presenza della paura come una prova che stiamo andando nella direzione sbagliata. A volte ci spaventa ciò che ci allontana da noi stessi, altre volte proprio ciò che potrebbe portarci verso qualcosa di vero.
Non credo quindi che esista un criterio capace di darci una risposta immediata e certa. Possiamo però diventare più sinceri nel riconoscere che “umore” c’è dietro le nostre decisioni; accorgerci che dietro una spiegazione apparentemente impeccabile c’è anche una paura cambia qualcosa, perché da quel momento quella paura non è più completamente nascosta.
La paura farà parte di molte nostre scelte e qualche volta avrà anche buone ragioni per esserci. La differenza, per me, è poterla riconoscere senza darle automaticamente l’ultima parola. Possiamo ascoltarla, comprendere da che cosa cerca di proteggerci e poi decidere. E potremo anche fare esattamente la stessa scelta che avremmo fatto prima, ma con una consapevolezza diversa, perché non sarà stata soltanto la paura, senza che ce ne accorgessimo, a scegliere per noi.

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