Purna Yoga

(Yoga Integrale)

UN PERCORSO NEL PURNA YOGA

Il Purna Yoga, o Yoga Integrale, è un percorso vasto e profondo, che non sempre è facile avvicinare attraverso una prima lettura dei testi di Sri Aurobindo e Mère. Alcuni concetti richiedono tempo per essere compresi e, soprattutto, per essere ricondotti all’esperienza concreta.
In questa sezione ho cercato quindi di costruire un percorso graduale, scegliendo testi e brani che permettano di avvicinarsi ai temi fondamentali dello Yoga Integrale e accompagnandoli, quando necessario, con miei commenti e riflessioni. L’intento non è semplificare un insegnamento così vasto né proporne un’interpretazione definitiva, ma offrire alcune chiavi di lettura che possano aiutare a comprenderne il senso e, soprattutto, il legame con la trasformazione della coscienza e con la vita quotidiana.
Il Purna Yoga, infatti, non separa la ricerca spirituale dall’esistenza: è nella vita stessa, nelle sue difficoltà, nelle relazioni, nei movimenti interiori e nel nostro modo di essere e di agire che la trasformazione è chiamata a realizzarsi.
R.M.S.

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COS’È LO YOGA INTEGRALE?

Riportiamo una definizione sintetica dello Yoga Integrale data da Sri Aurobindo nel 1927 circa. “È la via di una completa realizzazione di Dio, di una completa realizzazione del Sé, di una completa realizzazione del nostro essere e della nostra coscienza, di una completa trasformazione della nostra natura – e questo implica una completa perfezione della vita qui e non solo un ritorno a una perfezione eterna altrove, oltre la vita. Questo è il fine, ma anche nel metodo c’è la stessa integrità, perché l’interezza del fine non può essere realizzata senza una pienezza del metodo, un completo capovolgimento, un’apertura, un’auto-donarsi del nostro essere e della nostra natura in tutte le sue parti, i suoi modi e movimenti a ciò che dobbiamo realizzare. La nostra mente, la nostra volontà, il nostro cuore, la nostra vita, il nostro corpo, la nostra esistenza esteriore, interiore fino a quella più profonda, il nostro superconscio e il nostro subconscio, nonché le nostre parti coscienti, devono tutte essere offerte, devono tutte diventare un mezzo, un campo di questa realizzazione e trasformazione e partecipare all’illuminazione e al cambiamento dello stato umano che acquisirà la natura e la coscienza divine. Questa è la natura dello Yoga integrale.”

Commento di R.M.S.

Forse nessun’altra definizione descrive con tanta chiarezza l’originalità del Purna Yoga di Sri Aurobindo. Per secoli la ricerca spirituale è stata spesso intesa come un cammino di liberazione dal mondo o come una via che conduce a una realtà trascendente, separata dalla vita quotidiana. Qui, invece, troviamo una prospettiva completamente nuova: non abbandonare la vita, ma trasformarla. Non fuggire dalla natura umana, ma renderla sempre più trasparente alla Coscienza divina.
Questo significa che nessuna parte del nostro essere viene esclusa dal lavoro interiore. La mente con le sue convinzioni, il cuore con i suoi affetti, la volontà con le sue aspirazioni, il corpo con i suoi limiti, le emozioni, le paure, le difficoltà e perfino gli aspetti più inconsci della nostra natura diventano il terreno stesso della pratica spirituale. Non esiste più una separazione tra ciò che è spirituale e ciò che appartiene alla vita di ogni giorno: tutto può diventare occasione di crescita e di trasformazione. Lo Yoga Integrale ci invita quindi a non ricercare soltanto esperienze interiori elevate, ma a permettere che la Luce trasformi progressivamente ogni parte del nostro essere. È un cammino che richiede sincerità, perseveranza e una continua apertura all’azione della Forza divina. Non si tratta di perfezionare l’ego, ma di renderlo sempre meno protagonista affinché emerga il nostro vero essere, il Sé profondo, capace di vivere in unità con il Divino.
Per questo il Purna Yoga non propone una fuga dalla realtà, ma una nuova maniera di viverla. Ogni prova, ogni relazione, ogni difficoltà e ogni gioia possono diventare strumenti attraverso i quali la coscienza evolve. La trasformazione non riguarda soltanto l’individuo: secondo Sri Aurobindo essa è parte di un’evoluzione più ampia, nella quale l’umanità è chiamata a manifestare una coscienza sempre più luminosa, libera e divina. È questa la straordinaria promessa dello Yoga Integrale: non cambiare semplicemente il modo di guardare il mondo, ma contribuire, attraverso la propria trasformazione, alla trasformazione della vita stessa..

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SRI AUROBINDO, MÈRE E SATPREM

Prima di entrare nei testi e negli insegnamenti del Purna Yoga, può essere utile conoscere più da vicino le tre figure che accompagneranno gran parte di questa Stanza. Sri Aurobindo e Mère ne hanno tracciato e sviluppato la visione e l’esperienza; Satprem ha contribuito in modo importante a raccoglierne, approfondirne e trasmetterne alcuni aspetti. Conoscere, almeno nelle linee essenziali, le loro vite aiuta anche a comprendere come questo insegnamento non sia nato soltanto da una riflessione filosofica, ma da una ricerca vissuta e portata avanti nel corso di molti anni.

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Sri Aurobindo

Vita, pensiero e ricerca spirituale
Sri Aurobindo (1872-1950) è stato filosofo, poeta, mistico, maestro spirituale e una delle figure più originali dell’India moderna. La sua vita attraversò mondi apparentemente lontanissimi: la cultura occidentale e quella indiana, la lotta politica per l’indipendenza dell’India e la ricerca spirituale, la filosofia e la poesia, fino all’elaborazione di una visione evolutiva della coscienza che avrebbe trovato espressione nello Yoga Integrale o Purna Yoga.
Nacque a Calcutta il 15 agosto 1872 con il nome di Aurobindo Ghose. Suo padre, Krishna Dhun Ghose, medico formatosi in Inghilterra e profondamente affascinato dalla cultura occidentale, volle impartire ai figli un’educazione completamente europea. Aurobindo fu quindi inviato in Inghilterra all’età di sette anni e vi rimase per circa quattordici anni. Studiò prima a Manchester, poi alla St Paul’s School di Londra e infine al King’s College di Cambridge. Ricevette una formazione classica di altissimo livello, approfondendo il latino e il greco e sviluppando una vasta conoscenza della letteratura, della filosofia e della cultura europea. Conosceva inoltre diverse lingue moderne. Paradossalmente, il futuro grande interprete della spiritualità indiana trascorse così gli anni decisivi della propria formazione quasi completamente lontano dalla cultura religiosa del suo paese.
° IL RITORNO IN INDIA
Nel 1893, a ventun anni, Aurobindo ritornò in India. Il suo ritorno rappresentò molto più di un semplice cambiamento geografico. Cominciò progressivamente a riscoprire la cultura indiana, studiando il sanscrito, le Upanishad, la Bhagavad Gita e i grandi testi della tradizione. Lavorò per diversi anni nello Stato principesco di Baroda, inizialmente nell’amministrazione e successivamente come docente e vicerettore al Baroda College. In questi anni maturò anche una crescente consapevolezza politica. L’India era ancora sotto il dominio britannico e Aurobindo divenne progressivamente uno dei sostenitori più radicali della necessità di una completa indipendenza nazionale.
° IL RIVOLUZIONARIO
All’inizio del Novecento Aurobindo entrò attivamente nel movimento nazionalista indiano. Trasferitosi a Calcutta nel 1906, divenne una delle figure più importanti dell’ala radicale del movimento per l’indipendenza.
Attraverso giornali come Bande Mataram e successivamente Karmayogin, sostenne apertamente l’idea della piena indipendenza dell’India in un periodo nel quale gran parte del movimento politico chiedeva ancora soltanto riforme e maggiore autonomia all’interno dell’Impero britannico. La sua attività attirò inevitabilmente l’attenzione delle autorità coloniali. Nel maggio del 1908 venne arrestato con l’accusa di essere coinvolto nelle attività rivoluzionarie che portarono al cosiddetto processo di Alipore. Rimase in carcere per circa un anno, in attesa del processo che avrebbe potuto condurlo alla condanna a morte. Nel maggio del 1909 fu assolto. Quell’anno trascorso in prigione rappresentò uno dei grandi momenti di svolta della sua esistenza.
° L’INCONTRO CON LO YOGA
La ricerca spirituale di Aurobindo era in realtà cominciata alcuni anni prima. Egli non si era avvicinato allo Yoga con l’intenzione di abbandonare il mondo. Cercava inizialmente una forza spirituale che potesse sostenere anche la sua azione per l’India. Nel 1908 ebbe un incontro decisivo con lo yogi Vishnu Bhaskar Lele. Seguendo le sue indicazioni, Aurobindo sperimentò in pochi giorni un completo silenzio mentale. I pensieri venivano percepiti come movimenti provenienti dall’esterno e potevano essere osservati senza lasciarli entrare nella mente.
Fu una realizzazione fondamentale che non lo avrebbe più abbandonato.
Ma durante la prigionia di Alipore le sue esperienze spirituali divennero ancora più profonde. Nella solitudine della cella ebbe la percezione della presenza divina ovunque. Racconterà successivamente di aver riconosciuto Vasudeva, il Divino, negli uomini, negli oggetti, negli alberi, nelle sbarre della prigione e persino nei propri carcerieri. La spiritualità non gli apparve quindi come l’accesso a un mondo separato dalla realtà, ma come la scoperta di una Presenza che permea l’esistenza.
° DA CALCUTTA A PONDICHERRY
Dopo l’assoluzione Aurobindo riprese per qualche tempo l’attività pubblica e politica. Ma il centro della sua vita si stava ormai spostando verso la ricerca spirituale. Nel 1910, seguendo quella che percepì come un’indicazione interiore, lasciò definitivamente l’attività politica. Dopo un breve soggiorno a Chandernagore si trasferì a Pondicherry, allora territorio dell’India francese.
Aveva trentotto anni. Da quel momento dedicò la propria vita alla ricerca yogica e all’esplorazione della coscienza. Il suo ritiro dalla politica non rappresentò però un rifiuto del mondo. Proprio negli anni di Pondicherry cominciò a prendere forma una delle caratteristiche più originali del suo pensiero: l’idea che la spiritualità non debba necessariamente condurre alla liberazione dal mondo, ma possa diventare una forza di trasformazione della vita.
° L’INCONTRO CON MÈRE
Nel 1914 avvenne un altro incontro fondamentale. A Pondicherry arrivò Mirra Alfassa, nata a Parigi nel 1878, che Sri Aurobindo avrebbe successivamente chiamato Mère, la Madre.
Mirra aveva già vissuto fin dall’infanzia profonde esperienze interiori e aveva seguito autonomamente un intenso percorso di ricerca spirituale. Nel suo primo incontro con Sri Aurobindo riconobbe in lui la presenza spirituale che aveva precedentemente incontrato nelle proprie esperienze interiori.
Dopo una permanenza iniziale a Pondicherry, Mirra dovette lasciare l’India a causa della Prima guerra mondiale. Vi ritornò definitivamente nel 1920.
Da quel momento il lavoro di Sri Aurobindo e Mère divenne sempre più profondamente un lavoro comune. Sri Aurobindo non considerò Mère semplicemente una discepola. Le riconobbe un ruolo centrale nella realizzazione dello Yoga Integrale e nella guida della comunità spirituale che progressivamente si formò intorno a loro. Nel 1926, dopo un’importante realizzazione spirituale che nella tradizione dell’Ashram viene ricordata come il Siddhi Day, Sri Aurobindo si ritirò ulteriormente dalla vita pubblica e affidò a Mère la responsabilità della comunità. Da questo nucleo nacque progressivamente lo Sri Aurobindo Ashram.
° LO YOGA INTEGRALE
Lo Yoga elaborato da Sri Aurobindo prende il nome di Yoga Integrale o Purna Yoga. La sua caratteristica fondamentale consiste nel non considerare la liberazione individuale come il termine ultimo della ricerca spirituale.
Molte vie spirituali hanno cercato una liberazione dalla condizione ordinaria dell’esistenza attraverso il distacco dal mondo, dall’ego e dal ciclo della nascita e della morte. Sri Aurobindo non negò la validità di queste realizzazioni, ma indicò una possibilità ulteriore. La coscienza spirituale può non soltanto liberarci dall’identificazione con l’ego, ma discendere nella mente, nella vita e persino nel corpo, trasformando progressivamente la natura umana. La vita stessa diventa così il campo dello Yoga. Non si tratta soltanto di meditare o raggiungere stati interiori elevati. Pensieri, emozioni, desideri, relazioni, azioni, difficoltà e persino le resistenze della nostra natura diventano materiale del processo di trasformazione.
° L’ESSERE PSICHICO
Al centro di questo percorso Sri Aurobindo attribuisce un’importanza fondamentale all’Essere Psichico. Dietro la personalità di superficie, composta dalla nostra mente, dalla dimensione vitale e dal corpo, esisterebbe un nucleo più profondo, una presenza interiore che rappresenta l’elemento divino evolutivo nell’essere umano.
L’Essere Psichico cresce attraverso le esperienze della vita e tende progressivamente a emergere, orientando la persona verso la verità, la bellezza, l’amore, la sincerità e il Divino. Uno dei passaggi fondamentali dello Yoga consiste quindi nello spostamento del centro della coscienza dalla personalità egoica verso questa presenza più profonda. Non si tratta semplicemente di distruggere l’ego, ma di permettere che la natura esteriore venga progressivamente organizzata intorno a un centro più autentico.
° L’EVOLUZIONE DELLA COSCIENZA
La visione di Sri Aurobindo assume una dimensione ancora più vasta nella sua concezione dell’evoluzione. L’evoluzione biologica rappresenterebbe l’aspetto esteriore di un processo più profondo: l’evoluzione della coscienza.
La materia ha reso possibile l’emergere della vita. Dalla vita è emersa progressivamente la mente. Ma non esiste, secondo Sri Aurobindo, alcuna ragione per considerare la mente umana come il termine definitivo dell’evoluzione. L’essere umano è perciò un essere di transizione.
La coscienza mentale che oggi ci caratterizza può essere oltrepassata verso livelli più ampi e profondi fino all’emergere di una coscienza che Sri Aurobindo definisce Supermente o coscienza supermentale.
La Supermente non è semplicemente un’intelligenza più sviluppata. È una coscienza di verità nella quale viene progressivamente superata la separazione caratteristica della mente ordinaria.
La finalità dello Yoga Integrale diventa allora straordinariamente radicale: non soltanto l’illuminazione dell’individuo, ma la partecipazione cosciente a un processo evolutivo capace di trasformare la natura stessa dell’essere umano.
° LE GRANDI OPERE
Durante gli anni trascorsi a Pondicherry Sri Aurobindo produsse un’opera vastissima. Tra i suoi testi fondamentali vi sono La Vita Divina, nella quale espone la propria visione filosofica dell’evoluzione e della manifestazione; La Sintesi dello Yoga, dedicata ai fondamenti e ai processi dello Yoga Integrale; Saggi sulla Gita; Il Ciclo Umano; L’Ideale dell’Unità Umana e numerosi scritti sulla cultura, la poesia, la società e l’evoluzione. Una posizione particolare occupa Savitri, il grande poema al quale Sri Aurobindo lavorò per decenni e che continuò a rielaborare fino agli ultimi anni della propria vita. Ispirato a un breve episodio del Mahabharata, Savitri diventa nelle sue mani un’immensa esplorazione poetica della coscienza, della morte, dell’amore, del destino umano e della possibilità della trasformazione.
° GLI ULTIMI ANNI
Negli ultimi decenni della sua vita Sri Aurobindo visse in un ritiro sempre più profondo, mantenendo tuttavia un’intensa corrispondenza con i discepoli e continuando incessantemente il proprio lavoro spirituale e letterario.
La sua ricerca si concentrò soprattutto sulla possibilità della discesa della coscienza supermentale e sulla trasformazione della natura fisica. Morì a Pondicherry il 5 dicembre 1950, all’età di settantotto anni. Mère continuò il lavoro iniziato insieme a lui, dedicando i successivi ventitré anni soprattutto all’esplorazione della trasformazione della coscienza corporea. Le sue esperienze furono ampiamente documentate nelle conversazioni raccolte successivamente nell’Agenda di Mère.
° L’EREDITÀ DI SRI AUROBINDO
È difficile racchiudere Sri Aurobindo nella definizione di filosofo, mistico o maestro spirituale. Fu tutte queste cose, ma la caratteristica forse più originale della sua ricerca consiste nell’aver rifiutato la separazione tra spirito e materia, tra vita interiore e vita nel mondo. La spiritualità, nella sua visione, non raggiunge necessariamente il proprio compimento abbandonando la vita. Può invece entrare nella vita e trasformarla. L’essere umano, di conseguenza, non rappresenta una creatura definitivamente compiuta, condannata a ripetere indefinitamente le proprie strutture attuali. È una possibilità ancora aperta. Questa è forse l’intuizione più radicale lasciata da Sri Aurobindo: l’uomo non è il punto d’arrivo dell’evoluzione, ma un essere di passaggio. E il compito spirituale non consiste soltanto nello scoprire ciò che eternamente siamo nel profondo, ma anche nel partecipare consapevolmente a ciò che possiamo diventare.

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Mère – Mirra Alfassa

Vita, ricerca spirituale e trasformazione della coscienza
Mirra Alfassa (1878-1973), chiamata Mère, la Madre, da Sri Aurobindo, è stata una delle figure spirituali più originali del Novecento e la collaboratrice con la quale Sri Aurobindo sviluppò e realizzò il Purna Yoga o Yoga Integrale.
La sua figura non può essere compresa semplicemente come quella di una discepola. Sri Aurobindo le riconobbe un ruolo centrale nel loro lavoro comune e descrisse la loro unione spirituale in termini radicali, affermando che erano «un’anima sola in due corpi». Dopo la morte di Sri Aurobindo nel 1950, Mère proseguì per altri ventitré anni il lavoro che avevano intrapreso insieme, portandolo sempre più profondamente nella dimensione fisica e cellulare dell’essere.
Nacque a Parigi il 21 febbraio 1878 con il nome di Blanche Rachel Mirra Alfassa. Il padre, Maurice Alfassa, era di origine ebraica sefardita e la madre, Mathilde Ismalun, proveniva da una famiglia ebraica originaria dell’Egitto. Crebbe in un ambiente sostanzialmente laico, lontano da una formazione religiosa tradizionale.
Eppure raccontò di avere vissuto fin dall’infanzia esperienze interiori molto intense. Già da bambina sperimentava stati di coscienza nei quali percepiva una realtà più vasta di quella ordinaria e avvertiva interiormente una Presenza. Tra gli undici e i tredici anni, secondo quanto raccontò successivamente, una serie di esperienze psichiche e spirituali le rivelò non soltanto l’esistenza del Divino, ma anche la possibilità per l’essere umano di unirsi coscientemente ad esso e di manifestarlo nella vita. Durante alcune esperienze interiori incontrava inoltre una figura spirituale che chiamava Krishna, pur conoscendo allora pochissimo della tradizione indiana. Quando molti anni dopo incontrò Sri Aurobindo a Pondicherry, riconobbe in lui quella stessa presenza.
° L’ARTE E LA FORMAZIONE
Mirra possedeva una notevole sensibilità artistica. Studiò pittura a Parigi, frequentò l’Académie Julian ed entrò in contatto con gli ambienti artistici e culturali della capitale francese. Nel 1897 sposò il pittore Henri Morisset, dal quale ebbe un figlio, André.La Parigi della sua giovinezza era attraversata da un’intensa ricerca filosofica, spirituale ed esoterica. Mirra cercò progressivamente strumenti che potessero aiutarla a comprendere le esperienze interiori che l’accompagnavano fin dall’infanzia.
Un periodo particolarmente importante fu l’incontro con Max Théon e sua moglie Alma, figure centrali del Movimento Cosmico. Tra il 1906 e il 1907 soggiornò a Tlemcen, in Algeria, dove approfondì lo studio e l’esperienza diretta di fenomeni occulti e differenti piani della coscienza. Mère riconobbe successivamente il valore di questa formazione, che le fornì una conoscenza concreta delle dimensioni sottili dell’esperienza. Nello stesso tempo mantenne sempre una grande prudenza nei confronti dell’occultismo quando esso diventa ricerca di poteri, fenomeni straordinari o curiosità per i mondi invisibili.
Ciò che la interessava non era il fenomeno in se stesso, ma la trasformazione della coscienza.
° L’INCONTRO CON SRI AUROBINDO
Nel 1914 Mirra giunse per la prima volta a Pondicherry insieme al secondo marito Paul Richard. Il 29 marzo incontrò Sri Aurobindo, e l’incontro ebbe per lei un significato immediato e decisivo. Riconobbe in Sri Aurobindo quella presenza che aveva precedentemente incontrato nelle proprie esperienze interiori e comprese di avere trovato la persona con la quale avrebbe potuto realizzare il lavoro spirituale che sentiva come il compito fondamentale della propria esistenza.
In quello stesso periodo Sri Aurobindo, Mirra e Paul Richard collaborarono alla pubblicazione della rivista Arya, attraverso la quale apparvero inizialmente molti degli scritti che sarebbero successivamente diventati le grandi opere filosofiche di Sri Aurobindo.
Lo scoppio della Prima guerra mondiale costrinse Mirra e Paul Richard a lasciare l’India nel 1915. Dopo un periodo trascorso in Francia, Mirra visse alcuni anni in Giappone. Anche questa esperienza ebbe una notevole importanza nella sua sensibilità verso la natura, la bellezza, l’armonia e la cura dei particolari della vita quotidiana.
° IL RITORNO A PONDICHERRY
Mère ritornò definitivamente a Pondicherry il 24 aprile 1920.
Da quel momento la sua vita e quella di Sri Aurobindo furono dedicate a un lavoro spirituale comune. Il loro rapporto non può essere ricondotto alla tradizionale relazione tra maestro e discepolo. Sri Aurobindo riconobbe in lei la Madre e affermò che erano «un’anima sola in due corpi». Il loro lavoro deve quindi essere compreso come l’azione congiunta di due individualità profondamente unite nella realizzazione di un medesimo compito spirituale ed evolutivo. Progressivamente intorno a loro si formò una comunità di discepoli.
Il 24 novembre 1926 avvenne quella che nell’Ashram viene ricordata come una realizzazione spirituale fondamentale, il Siddhi Day. Dopo questo evento Sri Aurobindo si ritirò quasi completamente dalla vita pubblica per concentrarsi sul proprio lavoro yogico e affidò a Mère la responsabilità della comunità. Da questo nucleo si sviluppò progressivamente lo Sri Aurobindo Ashram.
° LA VITA COME YOGA
Mère non concepì mai l’Ashram semplicemente come un monastero o un luogo separato dal mondo; la vita quotidiana doveva diventare parte integrante dello Yoga. Lavorare, studiare, coltivare un giardino, occuparsi del corpo, educare i bambini, praticare attività fisica, creare oggetti, amministrare una comunità: ogni attività poteva diventare occasione di consapevolezza e trasformazione.
Questa impostazione esprime uno dei principi fondamentali del Purna Yoga: tutta la vita è Yoga. Non esiste una separazione definitiva tra una parte spirituale dell’esistenza e una parte profana. Il lavoro consiste nel portare una coscienza sempre più profonda nella mente, nelle emozioni, nelle relazioni, nelle azioni e infine nel corpo stesso.
Mère attribuì inoltre una grande importanza all’educazione. Nel 1952 nacque lo Sri Aurobindo International University Centre, successivamente divenuto Sri Aurobindo International Centre of Education.
L’educazione, nella sua concezione, non doveva limitarsi all’acquisizione di conoscenze, ma favorire lo sviluppo integrale dell’essere umano: fisico, vitale, mentale, psichico e spirituale.
° L’ESSERE PSICHICO
Come Sri Aurobindo, Mère attribuì un’importanza fondamentale alla scoperta dell’Essere Psichico. Dietro la personalità di superficie esiste una presenza profonda, un centro interiore che porta in sé l’aspirazione verso la verità, la bellezza, l’amore e il Divino. Il problema dell’essere umano è che normalmente vive identificato con la mente, le emozioni, i desideri, le paure e le reazioni della personalità esteriore. Il lavoro interiore consiste progressivamente nel ritrovare questo centro profondo e permettergli di assumere una funzione guida nella vita.
Per Mère l’Essere Psichico non era un concetto filosofico, ma una realtà concreta della coscienza che poteva essere scoperta e vissuta.
° ASPIRAZIONE, RIFIUTO E SURRENDER
Nel Purna Yoga il lavoro di trasformazione viene spesso sintetizzato attraverso tre movimenti fondamentali: aspirazione, rifiuto e surrender.
L’aspirazione è il movimento profondo dell’essere verso il Divino e verso una coscienza più vera.
Il rifiuto non consiste nella repressione delle parti considerate negative, ma nel non consentire che automatismi, desideri, paure, menzogne e movimenti della natura inferiore continuino a governare inconsapevolmente la coscienza.
Il surrender è la progressiva consegna della propria natura al Divino.
Mère insistette moltissimo sulla sincerità. Non basta desiderare spiritualmente qualcosa con una parte di noi mentre altre parti continuano a muoversi nella direzione opposta senza essere riconosciute.
Lo Yoga Integrale richiede progressivamente che tutte le parti dell’essere partecipino alla trasformazione.
° LA COSCIENZA SUPERMENTALE
Sri Aurobindo e Mère posero una domanda radicale: è possibile che la coscienza spirituale trasformi non soltanto la mente e la dimensione vitale, ma la natura stessa dell’essere umano fino al corpo?
La coscienza capace di realizzare pienamente questa trasformazione è quella che Sri Aurobindo chiamò coscienza supermentale. La Supermente non rappresenta semplicemente una mente più sviluppata o una condizione mistica particolarmente elevata. È una Coscienza di Verità, un principio di coscienza differente dalla mente ordinaria e capace di operare una trasformazione progressiva della natura. Il 29 febbraio 1956 rappresenta una data fondamentale nella storia del Purna Yoga. Durante una meditazione collettiva, Mère ebbe un’esperienza che descrisse come l’apertura definitiva di una barriera che separava il mondo dalla coscienza supermentale.
Annunciò successivamente che la manifestazione supermentale sulla Terra non era più soltanto una promessa, ma una realtà. Questa affermazione appartiene naturalmente alla sua esperienza spirituale. All’interno del Purna Yoga, tuttavia, il 29 febbraio 1956 rappresenta uno dei momenti decisivi del lavoro intrapreso con Sri Aurobindo.
° LO YOGA DELLE CELLULE
È soprattutto negli ultimi decenni che la ricerca di Mère assunse una forma straordinariamente radicale. Lo Yoga Integrale divenne progressivamente anche uno «Yoga delle cellule». Non si trattava più soltanto di trasformare la coscienza mentale, emozionale o vitale dell’essere umano, ma di portare l’azione della coscienza fino alla materia stessa del corpo. Il corpo diventava così il laboratorio dello Yoga. Mère cercò di osservare direttamente gli automatismi della coscienza fisica, le paure inscritte nell’organismo, la memoria cellulare, le resistenze alla trasformazione e soprattutto quel profondissimo automatismo che lega la coscienza corporea alla malattia, al decadimento e alla morte.
Se la coscienza supermentale deve realmente trasformare la natura terrestre, secondo Mère non può fermarsi alla mente o alla vita: deve penetrare fino nelle cellule e modificare progressivamente il modo stesso in cui la materia vivente riceve ed esprime la coscienza.
Negli anni successivi alla morte di Sri Aurobindo, Mère descrisse un’esperienza nella quale lo Yoga sembrava trasferirsi sempre più dalla coscienza individuale alla coscienza corporea e infine cellulare. Secondo il suo racconto, non era più soltanto l’individualità a compiere lo Yoga: erano le cellule stesse del corpo a imparare ad aprirsi, ad affidarsi e a rispondere alla presenza del Divino.
° L’AGENDA DI MÈRE
Dal 1951 Mère entrò in rapporto con Satprem, scrittore e ricercatore spirituale francese che sarebbe diventato uno dei principali testimoni degli ultimi decenni della sua vita. A partire dal 1960 Satprem cominciò a registrare sistematicamente numerose conversazioni private con Mère. Queste conversazioni, proseguite per tredici anni, costituiscono l’Agenda di Mère, un’opera monumentale in tredici volumi. L’Agenda rappresenta un documento unico nel panorama della letteratura spirituale. Non contiene semplicemente insegnamenti o discorsi. Mère descrive quasi giorno dopo giorno ciò che sperimenta nel proprio corpo: le resistenze della coscienza fisica, la paura cellulare, gli automatismi della mente fisica, il rapporto con la malattia e con la morte, la percezione della Forza e il tentativo di permettere a una nuova coscienza di operare direttamente nella materia.
È una ricerca senza una mappa prestabilita. Mère non descrive un percorso già conosciuto. Racconta qualcosa che deve essere scoperto nel momento stesso in cui viene vissuto. È questo che rende l’Agenda così particolare: non la formulazione di una dottrina, ma la testimonianza di un’esperienza in corso.
° AUROVILLE
Un altro grande progetto di Mère fu Auroville. Fondata il 28 febbraio 1968 nei pressi di Pondicherry, Auroville venne concepita come una città universale nella quale uomini e donne di differenti nazionalità, culture, religioni e tradizioni potessero vivere insieme al di là delle divisioni politiche e nazionali. Mère non concepì Auroville come una nuova religione o una comunità costruita intorno a un culto personale. Doveva essere un luogo di ricerca, un laboratorio umano rivolto alla possibilità di una coscienza più universale.
Al centro di Auroville sarebbe sorto successivamente il Matrimandir, luogo dedicato alla concentrazione e al silenzio interiore.
° GLI ULTIMI ANNI
Negli ultimi anni della sua vita Mère ridusse progressivamente le attività pubbliche. Il corpo era diventato il centro quasi esclusivo della sua ricerca.
Continuò, finché le condizioni fisiche glielo permisero, il lavoro interiore intrapreso insieme a Sri Aurobindo e documentato nelle conversazioni con Satprem.
Morì a Pondicherry il 17 novembre 1973 all’età di novantacinque anni.
Il suo corpo venne deposto nel Samadhi dell’Ashram accanto a quello di Sri Aurobindo.
° L’EREDITÀ DI MÈRE
Ridurre Mère alla definizione di discepola o semplice continuatrice di Sri Aurobindo significherebbe non cogliere la natura del loro rapporto e la specificità del suo contributo.
Sri Aurobindo e Mère considerarono il loro lavoro come profondamente unitario. L’espressione «un’anima sola in due corpi» restituisce in maniera particolarmente intensa il modo in cui Sri Aurobindo concepiva questa unione.
Sri Aurobindo elaborò una delle più vaste visioni filosofiche e spirituali dell’evoluzione della coscienza del Novecento. Mère partecipò alla realizzazione di questa visione e portò la ricerca fino alla dimensione più concreta e apparentemente più resistente dell’essere umano: il corpo e infine la cellula.
La sua ricerca attraversò quasi un intero secolo e passò dalle esperienze interiori dell’infanzia all’occultismo, dall’incontro con Sri Aurobindo alla costruzione dell’Ashram, dall’educazione alla fondazione di Auroville fino all’esplorazione della coscienza cellulare. Il filo che unisce tutte queste esperienze è la trasformazione.
Non una spiritualità che conduca semplicemente fuori dalla condizione umana, ma una coscienza capace di entrare sempre più profondamente nella vita.
Non una liberazione dal corpo, ma la possibilità di portare la coscienza dentro il corpo. Non il rifiuto della materia, ma la sua trasformazione.
È forse questo l’aspetto più radicale dell’eredità lasciata da Mère: avere portato fino alle conseguenze estreme l’intuizione fondamentale del Purna Yoga secondo la quale spirito e materia non rappresentano due realtà definitivamente separate.
Se la coscienza è realmente implicata nella materia, allora l’evoluzione non è conclusa. E l’essere umano, come aveva affermato Sri Aurobindo, non rappresenta necessariamente il punto d’arrivo, ma può essere il passaggio verso una nuova forma di coscienza e forse, un giorno, verso una nuova modalità di esistenza.

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