Purna Yoga

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QUANDO CAMBIA LA COSCIENZA, CAMBIA IL MONDO

Mère – Conversazioni – 4 gennaio 1956 : “Non è una immagine, non si tratta di letteratura quando si dice che, se si entra nella coscienza vera, se si cambia coscienza, ebbene, il mondo stesso cambia. E non è solo un’apparenza o una impressione: si vede altro da quello che si vede nella coscienza ordinaria; le relazioni sono differenti, la cause sono differenti, gli effetti sono differenti.”

Commento di R.M.S.

Questo brano è tratto dalle Conversazioni di Mère del 4 gennaio 1956.
Quando Mère afferma che, cambiando coscienza, cambia anche il mondo, non intende dire che la realtà esterna si trasformi magicamente. Ci invita piuttosto a comprendere che il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e gli avvenimenti dipende dallo stato di coscienza nel quale viviamo. La coscienza ordinaria interpreta continuamente la realtà attraverso le paure, i desideri, le abitudini, i ricordi e i condizionamenti accumulati nel corso della vita. Per questo motivo due persone possono vivere la stessa situazione e attribuirle significati completamente diversi.
Secondo Mère, quando la coscienza si apre a un livello più profondo dell’essere, non cambia soltanto il modo di pensare: cambiano le relazioni, il modo di sentire, di comprendere e persino il significato degli eventi. Ciò che prima sembrava un ostacolo può diventare un’occasione di crescita; ciò che appariva casuale può rivelare un senso più ampio; ciò che sembrava separato può essere percepito come parte di un’unica realtà.
Per questo motivo il vero lavoro spirituale non consiste, prima di tutto, nel cambiare il mondo esterno, ma nel trasformare la propria coscienza. È da questo cambiamento interiore che nasce un modo nuovo di vivere, di comprendere e di entrare in relazione con la realtà.

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La Madre – Conversazioni – 14 Aprile 1954

L’AMORE CRESCE CON LA COSCIENZA

Mère : “La qualità dell’amore è proporzionale alla trasformazione della tua coscienza. Discepolo : Non capisco. Mère : È di una semplicità infantile. Se hai la coscienza di un animale, amerai come un animale. Se hai la coscienza di un uomo comune, amerai come un uomo comune. Se hai la coscienza di un essere eccezionale, amerai come un essere eccezionale, e se hai la coscienza della divinità, amerai come la divinità. È molto semplice! Ecco che cosa ho voluto dire. E quindi, se grazie a uno sforzo di progresso e a una trasformazione interiore, a un’aspirazione e a una crescita, si passa da una coscienza a un’altra, e se la propria coscienza diventa sempre più vasta, ebbene, anche l’amore che si proverà sarà sempre più vasto.

Commento di R.M.S.

Questo brano è tratto dalle Conversazioni di Mère del 14 aprile 1954.
Quando Mère afferma che la qualità dell’amore è proporzionale alla trasformazione della coscienza, ci invita a spostare l’attenzione da ciò che facciamo a ciò che siamo. Spesso pensiamo che amare dipenda dalla volontà, dall’impegno o dalle buone intenzioni. Mère ci ricorda invece che il nostro modo di amare riflette inevitabilmente il livello di coscienza nel quale viviamo. Non possiamo esprimere un amore più grande della coscienza che abbiamo raggiunto.
Per questo motivo il vero lavoro interiore non consiste nello sforzarsi di amare di più, ma nel trasformare sé stessi. Ogni ampliamento della coscienza modifica spontaneamente anche il nostro modo di percepire gli altri, di entrare in relazione e di vivere l’amore. Ciò che prima era possesso può diventare rispetto; ciò che era bisogno può trasformarsi in dono; ciò che era attaccamento può evolvere in una presenza più libera e consapevole.
In questa prospettiva, l’amore non è un’emozione da ricercare né un ideale morale da imitare, ma la naturale conseguenza della crescita interiore. Più la coscienza si espande, più anche l’amore diventa capace di accogliere, comprendere e unire, fino ad avvicinarsi a quella dimensione universale alla quale Mère fa riferimento quando parla dell’amore della coscienza divina.

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La Madre -Conversazioni, 21 Luglio 1929

VIBRAZIONI, INFLUENZE E COSCIENZA

…”Alcune pietre possiedono particolari modi di vibrazioni. Una pietra può sembrare portarvi sfortuna se non sapete come ricevere la sua vibrazione o quale relazione stabilire con essa. Le opali, ad esempio, simbolizzano la coscienza sul piano di esistenza più materiale. Una persona che porti un opale potrebbe eventualmente sentire qualche cosa della vibrazione di quella coscienza, divenire all’improvviso consapevole di ogni specie di difficoltà e di ostacoli nel mondo esteriore e scoprire, dentro di sé, difetti e cose indesiderabili quali non avrebbe mai immaginato. Tutto ciò potrebbe coalizzarsi per renderla infelice e portarle sfortuna. Anche le perle hanno un certo potere di evocazione; quelle nere possono evocare certe forze che non siete pronti ad affrontare. Ci sono pure le turchesi, che sono legate ad un certo potere di desiderio. L’effetto di tutte queste vibrazioni e influenze dipende in definitiva da voi, dalla vostra forza di volontà e dalla vostra coscienza, dal vostro potere di resistenza e di creazione. Non vi è niente, nel mondo, che non possa divenire di grande aiuto, a condizione di avere la conoscenza ed il potere necessari...”

Commento di R.M.S.

Questo brano è tratto dalle Conversazioni di Mère del 21 luglio 1929.
Quando Mère parla delle pietre e delle loro vibrazioni, non invita a credere in un potere magico degli oggetti. L’attenzione è rivolta soprattutto alla coscienza della persona. Secondo il suo insegnamento, nulla agisce su di noi in modo meccanico o inevitabile: ogni influenza dipende anche dal nostro stato interiore, dalla nostra capacità di osservare, comprendere e trasformare ciò che viviamo.
Per questo motivo Mère afferma che una stessa pietra può produrre effetti diversi in persone diverse. Ciò che per qualcuno rappresenta una difficoltà può diventare, per un altro, un’occasione di maggiore consapevolezza. Non è la pietra a determinare il destino, ma il modo in cui la nostra coscienza entra in relazione con ciò che essa può evocare.
L’insegnamento fondamentale di questo brano va quindi oltre il simbolismo delle pietre. Mère ci ricorda che ogni esperienza, ogni incontro e perfino ogni oggetto possono diventare strumenti di crescita, se vengono vissuti con sufficiente coscienza, discernimento e forza interiore. Il vero potere non risiede negli oggetti, ma nella trasformazione della coscienza, che impara a utilizzare ogni esperienza come occasione di evoluzione.

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Mère -Rose Bianche – 21 Aprile 1965

IL SOGNO E IL MONDO VITALE

Huta : “Ho sognato un vasto mare con onde rosse e marroni, appiccicose come la colla. Esseri umani si dibattevano dentro. Stavo volando al di sopra ed infine, scomparivo nel cielo. Ho sognato anche una barca bianca.” Mère : “Il sogno è ancora un’attività nel Vitale – ma è buono perché puoi volare e fuggire dalla confusione vitale nella quale, la maggior parte degli esseri umani, è immersa. La barca bianca è segno di pace. “

Commento di R.M.S.

Questo brano è tratto da Rose Bianche di Mère, del 21 aprile 1965.
Questo sogno può essere letto anche come una rappresentazione molto efficace di ciò che accade nella nostra vita psichica. Il mare agitato richiama quel continuo movimento di emozioni, desideri, paure, impulsi e reazioni nel quale facilmente veniamo coinvolti fino a perdere la capacità di distinguere ciò che realmente sentiamo da ciò che ci sta semplicemente attraversando.
Sul piano psicologico, gran parte del nostro lavoro consiste proprio nel riconoscere questa identificazione. Quando siamo immersi in un’emozione, spesso non diciamo “sto provando rabbia”, “sto provando paura”, ma diventiamo quella rabbia, quella paura, quel desiderio. È come essere dentro il mare del sogno di Huta: non riusciamo più a vedere l’acqua perché siamo completamente immersi nelle sue onde.
Il volare al di sopra di quel mare può allora rappresentare l’emergere di una diversa posizione interiore: la possibilità di osservare ciò che accade dentro di noi senza coincidere interamente con ciò che proviamo. Non significa reprimere l’emozione né allontanarsi dalla realtà, ma creare quello spazio interiore che permette di riconoscere un movimento senza esserne automaticamente trascinati.
Ed è qui che il tema del sogno incontra quello del silenzio. Il silenzio interiore non è semplicemente assenza di pensieri o di emozioni. Può diventare uno spazio di osservazione nel quale il continuo rumore della mente e del vitale perde, almeno per un momento, il potere di occupare tutta la coscienza. Nel silenzio possiamo cominciare a vedere ciò che normalmente viviamo in maniera automatica.
La barca bianca, che Mère indica come segno di pace, assume allora un significato ancora più concreto: la pace non nasce necessariamente perché il mare ha smesso di agitarsi, ma perché dentro di noi può formarsi uno spazio che non viene continuamente trascinato dalle sue onde. È da quello spazio che possiamo iniziare a conoscere meglio noi stessi e a trasformare il nostro modo di reagire.

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Words of The Mother – Vol 2

COME MEDITARE SU UN SOGGETTO

Domanda : Quando ci dai un soggetto di meditazione, cosa dobbiamo farne? Continuare a pensare ad esso ? La Madre : Mantenete il vostro pensiero focalizzato su esso avendo una profonda concentrazione”

Commento di R.M.S.

Questo brano è tratto da Words of the Mother (Le Parole della Madre), Vol. 2. Con questa risposta Mère chiarisce uno degli aspetti essenziali della meditazione. Quando viene proposto un soggetto di meditazione, non si tratta di riflettere in modo discorsivo o di accumulare pensieri su un determinato tema. L’invito è invece quello di mantenere la coscienza raccolta e stabilmente orientata verso quell’unico punto, sviluppando una concentrazione sempre più profonda.
Nello Yoga Integrale la concentrazione non è uno sforzo mentale rigido, ma un progressivo raccoglimento della coscienza. Quando la mente smette di disperdersi in continue associazioni e rimane quietamente focalizzata, il soggetto della meditazione può rivelare spontaneamente il suo significato più profondo. Non è la quantità dei pensieri a produrre la conoscenza, ma la qualità della presenza con cui ci apriamo all’esperienza interiore.
Questo insegnamento ci ricorda che la meditazione non consiste nel pensare di più, ma nel diventare sempre più presenti, ricettivi e interiormente silenziosi. È in questo spazio di attenzione e di quiete che può emergere una comprensione che va oltre il semplice ragionamento.

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