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L’aspirazione nel lavoro interiore

Helianthus – «Coscienza rivolta verso la Luce Supermentale». Mère
Parlando della sincerità abbiamo incontrato più volte un’altra parola che occupa un posto centrale nel Purna Yoga: Aspirazione. È una parola che utilizziamo anche nel linguaggio comune, generalmente per indicare qualcosa che desideriamo raggiungere o diventare. Possiamo aspirare a un lavoro migliore, a realizzare un progetto, a ottenere un risultato. Nel Purna Yoga il significato è diverso e credo sia importante comprenderlo, perché l’aspirazione non coincide semplicemente con il desiderio di ottenere qualcosa.
Potremmo dire che l’Aspirazione è un movimento profondo dell’essere verso qualcosa che percepiamo come più vero, più ampio e più cosciente rispetto alla nostra condizione abituale. Non nasce necessariamente da un pensiero formulato e non ha sempre bisogno di parole. Può manifestarsi inizialmente come una ricerca ancora poco definita, come la sensazione che ciò che abitualmente viviamo non esaurisca tutte le possibilità della nostra esistenza. Qualcosa in noi cerca una verità maggiore, una coscienza diversa, un contatto più profondo con ciò che siamo.
Nel linguaggio del Purna Yoga è importante anche distinguere la diversa origine di questi movimenti. Il desiderio appartiene propriamente al vitale: tende verso qualcosa che vuole ottenere, possedere, vivere o trattenere. L’Aspirazione, nella sua forma più profonda e autentica, ha invece la sua sorgente nell’essere psichico. È un movimento che non cerca semplicemente di portare qualcosa verso di noi, ma tende verso una verità più profonda dell’essere e verso il Divino. Naturalmente, poiché non siamo costituiti da parti separate, questo movimento può essere accolto dalla mente, dal vitale e perfino dalla coscienza fisica, fino a coinvolgere progressivamente tutto l’essere. Vedremo infatti che Mère parla anche di un’aspirazione propria delle diverse parti della nostra natura.
Questo è importante perché nel lavoro interiore possiamo facilmente confondere l’Aspirazione con il desiderio. Posso desiderare un’esperienza spirituale, desiderare di raggiungere uno stato particolare, desiderare di diventare una persona diversa da quella che sono e chiamare tutto questo Aspirazione. Ma il desiderio tende generalmente a riportare qualcosa verso di noi, cioè vogliamo ottenere, possedere, raggiungere. Nell’aspirazione autentica il movimento è differente. È piuttosto qualcosa che si orienta, si apre, si offre.
Naturalmente non credo che dobbiamo trasformare anche questa distinzione in una maniera per giudicarci. Nel nostro funzionamento abituale aspirazione e desiderio possono mescolarsi. Possiamo avere un movimento autentico verso la ricerca interiore e contemporaneamente desiderare i risultati di quella ricerca, voler raggiungere rapidamente qualcosa o costruire un’immagine spirituale di noi stessi. È proprio per questo che l’aspirazione incontra necessariamente la sincerità di cui abbiamo parlato precedentemente. Quanto più riusciamo a vedere i diversi movimenti che agiscono dentro di noi, tanto più possiamo riconoscere ciò che realmente aspira e ciò che invece vuole ottenere qualcosa per sé.
Nelle Conversazioni Mère ritorna molte volte sull’Aspirazione, affrontandola da prospettive differenti. Ho scelto alcuni passaggi che permettono di comprenderne progressivamente la natura: la differenza dal desiderio, la sua origine, la possibilità che le diverse parti dell’essere abbiano una propria Aspirazione, il rapporto con la sincerità e la necessità di mantenerla viva nel tempo. Le parole di Mère sono riportate in corsivo e tra virgolette; le riflessioni che seguono ciascun passaggio sono mie.
22 febbraio 1951 – Aspirazione e desiderio
Domanda: «Qual è la differenza tra aspirazione e desiderio?»
Mère: «Nell’aspirazione c’è ciò che potrei chiamare una fiamma disinteressata che non è presente nel desiderio. La vostra aspirazione non è un ripiegamento su voi stessi: il desiderio è sempre un ripiegamento su se stessi.»
Mère precisa ulteriormente la distinzione:
Mère: «Dal punto di vista puramente psicologico, l’aspirazione è sempre un dono di sé, mentre il desiderio è sempre qualcosa che si attira verso di sé; l’aspirazione è qualcosa che si dona.»
Credo che questa distinzione sia essenziale. Il desiderio tende a portare qualcosa verso di noi: voglio avere, ottenere, raggiungere. Nell’aspirazione il movimento cambia direzione. Non sto cercando semplicemente di aggiungere qualcosa alla persona che già sono, ma qualcosa in me si orienta verso una realtà che sente più grande di sé. È per questo che Mère utilizza l’immagine della fiamma. La fiamma sale e, nello stesso tempo, si offre.
Mère aggiunge che la vera aspirazione non nasce dalla testa. Anche quando successivamente viene formulata attraverso un pensiero, il suo movimento originario sorge come una fiamma dal centro dell’essere.
Questo permette anche di distinguere l’aspirazione da un progetto mentale. Possiamo pensare molto alla spiritualità, leggere, studiare, costruire concezioni estremamente elaborate e tuttavia non avere necessariamente un’aspirazione altrettanto intensa. E può accadere il contrario: una persona può non possedere ancora parole precise per descrivere ciò che cerca e sentire tuttavia molto profondamente che esiste qualcosa verso cui tutto il suo essere tende. È qui che possiamo comprendere meglio il riferimento all’essere psichico; l’aspirazione più profonda non è semplicemente un’idea della mente né un desiderio del vitale, ma un movimento che può emergere da un centro più intimo dell’essere e progressivamente raggiungere e orientare anche le altre parti della nostra natura.
28 aprile 1954 – La forza dell’aspirazione
Questa Conversazione è particolarmente significativa perché prende direttamente come riferimento il capitolo “Aspiration” degli Elements of Yoga di Sri Aurobindo.
Domanda: «Il potere dell’aspirazione varia nei diversi sadhak secondo la loro natura?»
Mère: «L’aspirazione è la stessa potenza in tutti; differisce soltanto per purezza, intensità e oggetto.»
Mère chiarisce poi che ciò che varia è soprattutto l’effetto dell’aspirazione, perché la risposta che essa richiama dipende dalla ricettività della persona.
Mi sembra un passaggio importante perché sposta l’attenzione dal domandarci se possediamo o meno una particolare capacità spirituale. L’aspirazione non appartiene soltanto ad alcune persone particolarmente predisposte. Ciò che può cambiare è quanto sia pura, quanto sia intensa, verso che cosa sia orientata e quanto siamo capaci di ricevere ciò che essa mette in movimento.
Nella stessa Conversazione viene posta una domanda molto concreta.
Domanda: «Ma quando si è così soddisfatti di se stessi, si può ancora aspirare?»
Mère: «Non si è fatti tutti d’un pezzo, sapete? C’è qualcosa nell’essere che può aspirare.»
Mère osserva che esiste spesso almeno una parte di noi capace di percepire, anche vagamente, che qualcosa potrebbe essere diverso e che non siamo ancora arrivati alla nostra possibilità più profonda. Quella parte può aspirare.
Ritroviamo qui qualcosa che avevamo già incontrato parlando della sincerità, ovvero non siamo un essere perfettamente omogeneo. Una parte di noi può essere soddisfatta della propria condizione, un’altra può avere paura di cambiare e un’altra ancora può sentire profondamente la necessità di qualcosa di diverso. L’aspirazione può iniziare proprio da questa parte, anche quando il resto dell’essere non è ancora pronto a seguirla.
3 novembre 1954 – Le diverse aspirazioni dell’essere
In questa Conversazione Mère affronta un aspetto particolarmente interessante del Purna Yoga: l’aspirazione non riguarda soltanto la mente o una dimensione che definiamo genericamente spirituale.
Domanda: «Dolce Madre, esistono aspirazioni differenti, come un’aspirazione mentale o vitale?»
Mère: «Sì, ogni parte dell’essere ha la propria aspirazione, che assume la natura della parte che aspira. Esiste persino un’aspirazione fisica.»
Mère arriva quindi a parlare delle cellule del corpo che possono aprirsi e aspirare alla trasformazione.
Questo passaggio è particolarmente importante nel Purna Yoga perché impedisce di confinare la ricerca spirituale in una dimensione esclusivamente mentale. Se l’aspirazione più profonda trova la sua sorgente nell’essere psichico, la trasformazione riguarda però l’intero essere. Quel movimento può progressivamente essere accolto dalle diverse parti della nostra natura, che partecipano secondo le proprie caratteristiche. Può esserci un’aspirazione della mente alla conoscenza, un movimento del cuore, un’aspirazione del vitale e, nel significato molto concreto che Mère attribuisce al corpo, persino un’aspirazione della coscienza fisica.
Poco prima, nella stessa Conversazione, Mère parla della concentrazione nel cuore e afferma che in quella regione si può incontrare la volontà di progredire, la forza di purificazione e l’aspirazione più intensa ed efficace. Aggiunge che l’aspirazione proveniente dal cuore è molto più efficace di quella proveniente dalla testa.
Credo che qui ritorni una distinzione importante. Non si tratta di svalutare la mente, che ha naturalmente una funzione fondamentale, ma di riconoscere che l’aspirazione non coincide con il pensiero sull’aspirazione. Possiamo pensare di voler cambiare, possiamo costruire una rappresentazione di ciò che vorremmo diventare, ma il movimento profondo dell’essere è qualcosa di diverso.
10 novembre 1954 – Aspirazione, sincerità e costanza
Qui ritroviamo direttamente il collegamento con l’approfondimento precedente sulla sincerità.
Domanda: «Si può avere la fede attraverso l’aspirazione?»
Mère: «Penso di sì, perché è raro averla spontaneamente, essere nati con essa. […] Ma se si è molto sinceri nella propria aspirazione, la si ottiene. L’aspirazione può portare tutto, purché sia sincera e costante.»
Le due parole che Mère accosta all’aspirazione mi sembrano decisive: sincerità e costanza. La sincerità ci permette di riconoscere che cosa realmente stiamo cercando e quali altri movimenti possono mescolarsi alla nostra ricerca. La costanza impedisce invece che l’aspirazione rimanga soltanto l’entusiasmo di un momento. Possiamo avere esperienze molto intense e poi tornare rapidamente al nostro funzionamento abituale. Il lavoro comincia forse quando ciò che abbiamo intravisto continua a essere importante anche quando l’intensità iniziale è scomparsa.
Più avanti, nella stessa Conversazione, viene posta una domanda che avevamo già incontrato parlando della sincerità:
Domanda: «Ma se non si è coscienti della Forza divina?»
Mère: «Devi diventare cosciente. Aspira, chiedi, aspira sinceramente.»
Mère osserva che pensare alla ricerca soltanto occasionalmente non è sufficiente. Se realmente vogliamo diventare coscienti della Forza divina, occorrono concentrazione, intensità e sincerità; anche un minuto può avere valore se in quel minuto siamo realmente presenti con tutto il nostro essere.
È proprio questo passaggio che, parlando della sincerità, ci aveva condotti naturalmente al tema dell’aspirazione. Adesso possiamo comprenderlo meglio. Aspirare non significa pensare ogni tanto a ciò che vorremmo raggiungere. Significa mantenere vivo un orientamento interiore. E questo orientamento può essere inizialmente breve, fragile, continuamente interrotto dagli altri movimenti della nostra vita, ma può essere riconosciuto, alimentato e reso progressivamente più stabile.
Mantenere viva la fiamma
In Words of the Mother ritorna molte volte l’immagine della fiamma. Mère parla di un’aspirazione che deve continuare a crescere e, in un passaggio particolarmente essenziale, scrive:
Mère: «Al di là delle parole, al di sopra dei pensieri, la fiamma di un’intensa aspirazione deve sempre ardere, stabile e luminosa.»
Forse questa immagine raccoglie bene tutto il percorso. L’aspirazione non richiede necessariamente molte parole e non coincide con il pensare continuamente alla ricerca spirituale. È piuttosto un orientamento che può progressivamente attraversare le diverse parti dell’essere e rimanere presente anche dentro la vita quotidiana. Naturalmente questo non significa vivere costantemente in uno stato di particolare intensità. Anche l’aspirazione può attraversare momenti nei quali la sentiamo chiaramente e altri nei quali sembra quasi scomparire. Possiamo essere presi dal lavoro, dalle relazioni, dalle difficoltà concrete della nostra vita. Il punto non è costruire un’altra prestazione spirituale e dirci che dovremmo aspirare continuamente. Sarebbe facile trasformare anche questo in un dovere e poi giudicarci quando non ci riusciamo.
Credo piuttosto che il lavoro consista nel riconoscere quella direzione quando la incontriamo e imparare lentamente a non perderla. Possiamo accorgerci di ciò che la rende più chiara e di ciò che invece la confonde con il desiderio, con il bisogno di ottenere risultati o con l’immagine che vorremmo costruire di noi stessi. Ed è proprio per questo che sincerità e aspirazione sono così profondamente legate.
Nel Purna Yoga l’aspirazione non è quindi la ricerca di una spiritualità separata dalla vita. Se riguarda progressivamente tutto l’essere, deve poter entrare anche nel corpo, nelle emozioni, nei pensieri, nelle relazioni e nelle azioni quotidiane. Non per trasformare ogni gesto in qualcosa di solenne o di “spirituale”, ma perché la direzione più profonda che abbiamo riconosciuto possa lentamente raggiungere anche le parti di noi che continuano a vivere secondo automatismi, paure, desideri e abitudini.
Forse possiamo allora tornare all’immagine utilizzata da Mère: una fiamma. Non dobbiamo continuamente guardarla per verificare se sta bruciando e non dobbiamo neppure pretendere che diventi immediatamente un grande fuoco. Possiamo semplicemente imparare a proteggerla, alimentarla e riconoscerla. E lasciare che, nel tempo, illumini parti sempre più ampie del nostro essere.
Testi di riferimento: Mère, Questions and Answers 1950–1951, Conversazione del 22 febbraio 1951; Questions and Answers 1954, Conversazioni del 28 aprile, 3 novembre e 10 novembre 1954; Words of the Mother II, “Aspiration”; Sri Aurobindo, Elements of Yoga, “Aspiration”. I brani qui riportati sono tradotti dalle edizioni consultate nella Sri Aurobindo Ashram Library. Le opere sono disponibili anche in edizioni italiane.
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