La Matrice

Via Della Trasformazione

La Matrice

La Matrice è il “luogo” in cui la ricerca spirituale diventa esperienza vissuta.

Chi arriverà qui senza conoscere Sri Aurobindo o Mère non dovrà quindi possedere alcun linguaggio particolare per entrare. Potrà semplicemente partire da ciò che conosce già: la propria esperienza.

Una precisazione
In questa Stanza alcuni temi potranno ricorrere più volte. È una scelta voluta. Nel lavoro su di sé, infatti, comprendere un concetto una sola volta non significa necessariamente averne colto tutte le implicazioni nella propria esperienza. Gli stessi meccanismi possono manifestarsi in situazioni diverse e assumere sfumature differenti.
Per questo alcuni argomenti vengono ripresi e osservati da angolazioni diverse: non per ripetere ciò che è già stato detto, ma per favorire una comprensione progressivamente più profonda e, soprattutto, per imparare a riconoscere nella vita quotidiana i meccanismi che il lavoro interiore porta alla luce.
Il lavoro su di sé non procede soltanto attraverso nuove conoscenze, ma anche tornando a osservare ciò che crediamo di conoscere già, ogni volta con uno sguardo più consapevole.

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✦ Le radici di un percorso ✦

Nel corso degli anni mi sono avvicinato profondamente alla visione di Sri Aurobindo e Mère e al Purna Yoga, trovandovi una concezione dell’essere umano e dell’evoluzione della coscienza di straordinaria profondità. Non si è trattato per me semplicemente dell’incontro con un nuovo sistema filosofico o con una particolare disciplina spirituale, ma del progressivo riconoscimento di una prospettiva capace di dare un significato più ampio anche al lavoro psicologico che avevo svolto per tanti anni. Ciò che mi ha profondamente colpito nel Purna Yoga è l’idea che l’essere umano non sia una realtà compiuta, ma un essere in evoluzione. La nostra attuale coscienza mentale, con la quale normalmente ci identifichiamo, non rappresenterebbe il punto conclusivo dell’evoluzione, ma una fase di un processo molto più vasto. Così come dalla materia è emersa la vita e dalla vita è emersa la mente, dalla coscienza mentale possono emergere forme di coscienza ulteriori, oggi ancora soltanto parzialmente accessibili all’essere umano. Avvicinandomi sempre più profondamente al pensiero di Sri Aurobindo e Mère, ho cominciato anche a riconoscere numerose consonanze con il percorso psicologico e psicoterapeutico che aveva accompagnato gran parte della mia vita. Non intendo naturalmente stabilire equivalenze tra sistemi nati in contesti profondamente differenti, ma riconoscere alcuni fili comuni che sembrano attraversarli. Ho ritrovato queste consonanze innanzitutto nel pensiero e nel lavoro di Wilhelm Reich e, successivamente, nei diversi sviluppi della psicoterapia corporea: Alexander Lowen, John Pierrakos, Malcolm Brown, Federico Navarro e altri autori che, pur seguendo strade differenti, hanno continuato a interrogarsi sul rapporto tra corpo, carattere, energia, emozione e possibilità di trasformazione dell’essere umano. Reich aveva compreso qualcosa di fondamentale: la nevrosi non è soltanto nella mente. È inscritta nell’intera organizzazione dell’individuo. La nostra storia diventa carattere, postura, respirazione, tensione muscolare, modalità relazionale. La corazza caratteriale e quella corporea costituiscono differenti manifestazioni di un medesimo processo difensivo. Ma proprio questa intuizione contiene implicitamente anche un’altra possibilità: se la storia dell’individuo può incarnarsi nel corpo sotto forma di difesa e contrazione, anche la trasformazione deve poter attraversare il corpo. Non possiamo cambiare realmente rimanendo soltanto nel pensiero. In Lowen questa intuizione si sviluppa attraverso il radicamento, il rapporto con la realtà corporea e la possibilità di recuperare una vitalità più piena. In Pierrakos il lavoro energetico si apre progressivamente anche alla dimensione spirituale dell’essere umano. In Malcolm Brown l’organismo viene considerato nella sua capacità profonda di autoregolazione e il contatto terapeutico diventa non soltanto mobilizzazione, ma anche presenza, nutrimento e possibilità di affidamento. Nel lavoro di Federico Navarro ritroviamo invece il tentativo di conservare e sistematizzare con grande rigore la dimensione neurovegetativa e funzionale dell’eredità reichiana. Sono strade diverse, che non devono essere artificialmente sovrapposte al Purna Yoga. E tuttavia riconosco una consonanza profonda: l’essere umano non può essere ridotto alla coscienza ordinaria dell’Io e la trasformazione non può limitarsi a una modificazione intellettuale dei suoi pensieri. Una consonanza altrettanto importante l’ho trovata nella psicologia transpersonale, che ha avuto il merito di riportare all’interno della ricerca psicologica dimensioni dell’esperienza umana che una parte della psicologia aveva progressivamente escluso: gli stati ampliati di coscienza, l’esperienza spirituale, la ricerca di significato, la trascendenza dell’Io. E in questo percorso considero particolarmente importante Roberto Assagioli. La Psicosintesi riconosce infatti che l’Io ordinario non esaurisce la totalità della persona e introduce la dimensione di un Sé più profondo e transpersonale. Assagioli non propone semplicemente di eliminare le diverse parti della personalità, ma di conoscerle, disidentificarsi progressivamente da esse, integrarle e orientarle verso una sintesi più ampia. Anche qui non intendo identificare il Sé transpersonale di Assagioli con l’Essere Psichico di Sri Aurobindo. Sono concetti nati all’interno di mappe differenti. Ma la consonanza che avverto riguarda soprattutto il movimento: l’essere umano può smettere progressivamente di identificarsi totalmente con i propri contenuti mentali, emotivi e caratteriali e scoprire una dimensione più profonda dalla quale osservarli, integrarli e trasformarli. È proprio nel Purna Yoga, tuttavia, che ho trovato la formulazione che maggiormente corrisponde alla direzione della mia ricerca: l’Essere Psichico. Sri Aurobindo e Mère indicano con questa espressione una presenza profonda, situata dietro la personalità di superficie, che accompagna l’evoluzione dell’essere e tende progressivamente a emergere e assumere una funzione guida. È ciò che nel mio percorso ho sentito di poter chiamare Matrice interiore. La trasformazione, allora, non consiste per me nell’eliminazione dell’ego né nella distruzione della personalità. Consiste piuttosto in un progressivo spostamento del centro della nostra identità. L’ego può diventare sempre meno opaco, meno dominato dalle proprie paure, difese, ferite e identificazioni, fino a diventare progressivamente trasparente a qualcosa di più profondo. È qui che tutto il percorso precedente acquista per me una nuova unità. Il lavoro reichiano ci insegna a riconoscere la corazza. La psicoterapia corporea ci permette di vedere quanto profondamente la nostra storia sia incarnata. La psicologia transpersonale ci ricorda che la coscienza può oltrepassare i confini abituali dell’Io. Assagioli ci insegna la disidentificazione e la possibilità di una sintesi progressiva della personalità. Sri Aurobindo e Mère aprono questa ricerca verso una prospettiva ancora più radicale: non soltanto conoscere noi stessi o trascendere momentaneamente l’ego, ma partecipare consapevolmente a una trasformazione evolutiva della coscienza e della natura umana. Per questo non considero il lavoro psicologico e quello spirituale come due percorsi estranei. Il lavoro psicologico può aiutarci a riconoscere i nostri meccanismi, le nostre ferite, la nostra corazza e le parti inconsapevoli della personalità. Può renderci progressivamente meno prigionieri dei nostri automatismi. Ma proprio questo lavoro può preparare un terreno nel quale qualcosa di più profondo possa emergere. Allo stesso tempo, la ricerca spirituale non dovrebbe essere utilizzata per evitare il confronto con la nostra struttura psicologica. Possiamo parlare di coscienza, meditazione, trascendenza, anima e Divino e continuare tuttavia a essere governati inconsapevolmente dalle nostre paure, dal bisogno di riconoscimento, dalle ferite narcisistiche, dalla dipendenza affettiva, dalla rabbia, dal bisogno di controllo e dalle nostre difese caratteriali. È precisamente qui che psicologia e spiritualità possono incontrarsi senza confondersi. L’una può aiutarci a vedere e trasformare ciò che impedisce alla nostra natura di essere più libera; l’altra può aprirci alla possibilità che questa libertà non abbia come punto di arrivo semplicemente un Io più equilibrato e adattato, ma permetta l’emergere di una coscienza più profonda. La Matrice interiore rappresenta per me il punto di incontro di questa ricerca. Non si tratta di creare un nuovo sincretismo mettendo insieme Reich, Assagioli, la psicologia transpersonale e Sri Aurobindo come se dicessero tutti la stessa cosa. Non la dicono. Ma possono essere ascoltati come differenti esploratori dell’essere umano che, partendo da luoghi diversi, hanno intravisto la possibilità che noi siamo qualcosa di più della struttura psicologica con la quale abitualmente ci identifichiamo. Ed è questa possibilità che continua ad accompagnare la mia ricerca: conoscere la struttura dell’ego senza demonizzarla, lavorare sulla corazza senza combatterla, attraversare l’ombra senza identificarci con essa, abitare profondamente il corpo senza ridurre l’essere umano al corpo, aprirci alla dimensione spirituale senza utilizzarla per fuggire dalla nostra umanità. Rendere, progressivamente, l’ego più trasparente affinché la Matrice interiore possa esprimersi attraverso di esso. Non fuggire dall’umano per raggiungere lo spirituale, ma permettere allo spirituale di incarnarsi sempre più profondamente nell’umano. È forse in queste due direzioni, che in realtà costituiscono un unico movimento, che riconosco oggi il senso più profondo del mio percorso.

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✦ Perché nasce La Matrice ✦

È proprio da questa visione che nasce La Matrice.
Dopo tanti anni di lavoro clinico, studio, esperienza e ricerca, ho sentito l’esigenza di creare uno spazio nel quale questi diversi livelli dell’esperienza umana potessero incontrarsi senza essere confusi: la conoscenza psicologica, il lavoro sul corpo e sul carattere, l’osservazione di sé, la meditazione, la presenza e la dimensione spirituale.
Ho sentito anche un’altra esigenza. Alcuni degli insegnamenti che hanno maggiormente segnato il mio percorso, e in particolare quelli di Sri Aurobindo e Mère, possiedono una profondità straordinaria, ma possono risultare difficili da avvicinare per chi li incontra per la prima volta. Il loro linguaggio appartiene a una visione molto vasta della coscienza e, se rimane soltanto sul piano teorico, rischia talvolta di essere percepito come lontano dalla nostra esperienza.
Eppure Mère stessa, nelle conversazioni con studenti e discepoli, mostrava continuamente quanto fosse importante trovare una forma attraverso la quale ciò che è profondo potesse essere realmente compreso. Partiva dalle domande, dalle difficoltà, dalle esperienze concrete; utilizzava esempi, raccontava episodi, interrogava chi aveva davanti. Le grandi parole della spiritualità dovevano corrispondere a qualcosa che potesse essere riconosciuto e, progressivamente, vissuto. È anche questo lo spirito con cui nasce La Matrice. Non desidero semplificare questi insegnamenti fino a impoverirli, né trasformare il Purna Yoga in una generica proposta di crescita personale. Vorrei piuttosto costruire un ponte tra una visione profonda della coscienza e l’esperienza concreta dell’essere umano, accompagnando gradualmente anche chi non conosce Sri Aurobindo, Mère o il loro linguaggio. Per questo partiremo spesso da ciò che è più vicino a noi. Dal carattere e dai suoi automatismi. Dall’ego e dalle sue strategie. Dall’ombra e dalle parti che preferiamo non vedere. Dalla capacità di osservare ciò che accade dentro di noi. Dalle emozioni, dalle reazioni, dalla meditazione, dalla presenza e dalle relazioni con gli altri. Non perché il percorso debba fermarsi qui.
Il Purna Yoga apre infatti una prospettiva molto più vasta: non soltanto conoscere e trasformare alcuni aspetti della personalità, ma permettere progressivamente a una coscienza più profonda di permeare e trasformare la nostra natura — la mente, la dimensione emotiva e vitale, il corpo e, attraverso di essi, il nostro modo di essere nella vita.
È una prospettiva immensa e proprio per questo credo debba essere avvicinata gradualmente. Prima di utilizzare parole che possono apparire lontane, possiamo cercare di riconoscere nella nostra esperienza ciò a cui quelle parole rimandano. Partire dalla vita per avvicinarci alla coscienza e riportare poi quella coscienza dentro la vita.
La Matrice non vuole quindi essere soltanto un luogo nel quale leggere articoli o incontrare insegnamenti. Vorrei che fosse uno spazio di esperienza, osservazione e confronto. Accanto ai testi, alle letture, ai video e agli approfondimenti, troverete spunti concreti di lavoro su di sé e la possibilità di porre domande, condividere riflessioni ed esperienze attraverso i moduli presenti nel sito, anche in forma anonima. Quando sarà possibile, risponderò personalmente, perché considero il dialogo una parte importante di questo lavoro.
Chi arriverà qui senza conoscere Sri Aurobindo o Mère non dovrà quindi possedere alcun linguaggio particolare per entrare. Potrà semplicemente partire da ciò che conosce già: la propria esperienza.
Da una reazione che non comprende. Da una relazione che lo mette in difficoltà. Da un’emozione che ritorna. Da una domanda. Dal bisogno di comprendere meglio se stesso. Dalla percezione, magari ancora indistinta, che dietro la personalità con la quale abitualmente si identifica possa esistere qualcosa di più profondo. Ed è qui che ritorna il significato del nome che ho scelto.
La Matrice è per me quel centro permanente di coscienza, quella dimensione più profonda della nostra identità dalla quale può progressivamente emergere un modo diverso di essere e di vivere.
Tutto ciò che troverete in questo spazio — dalla psicologia alla meditazione, dal lavoro sul carattere al Purna Yoga — vuole convergere, attraverso strade e livelli differenti, verso questa possibilità: conoscere ciò che ci condiziona senza fermarci ad esso e creare progressivamente le condizioni affinché ciò che è più profondo possa trovare espressione nella nostra esistenza.
Perché una conoscenza che rimane soltanto pensata può diventare un’altra costruzione della mente. Quando invece entra nel modo in cui sentiamo, reagiamo, scegliamo, amiamo, lavoriamo e incontriamo gli altri, può cominciare a diventare trasformazione. Questo è l’intento de La Matrice: creare un ponte tra conoscenza ed esperienza, tra psicologia e spiritualità, tra le grandi visioni della coscienza e la concretezza della vita.
Un luogo generativo nel quale una visione possa, progressivamente, diventare esperienza.

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✦ Semplicemente vivere ✦

Prima di iniziare questo percorso, desidero proporre un mio intervento dal titolo “Semplicemente vivere”, tenuto il 7 ottobre 2017 a Roma in occasione del Convegno “Diventare creatori della propria vita”, organizzato dall’Istituto di Psicosintesi – Centro di Roma e svoltosi presso il Roma Scout Center.
Ho scelto di collocarlo all’inizio della Matrice perché, pur essendo stato proposto diversi anni fa, racchiude molti dei temi che incontreremo e approfondiremo progressivamente in questa pagina.
Semplicemente vivere può apparire qualcosa di immediato e naturale. Eppure, arrivare a questa semplicità implica un percorso di conoscenza e trasformazione di sé. Nell’intervento vengono affrontati alcuni passaggi fondamentali di questo cammino: il lavoro psicologico e la conoscenza della propria struttura, l’aspirazione, la volontà e l’intento, la presenza, l’accoglienza delle proprie ombre, la disidentificazione, il rapporto con il corpo e la consapevolezza.
Sono temi che qui vengono incontrati all’interno di un unico discorso e che riprenderemo e approfondiremo, passo dopo passo, nel percorso della Matrice, cercando di comprenderne non soltanto il significato, ma soprattutto il modo in cui possono entrare concretamente nella nostra esperienza.

Accedi al video dell’intervento di Roberto Maria Sassone “Semplicemente vivere”, tenuto al Convegno “Diventare creatori della propria vita” – Roma, 7 ottobre 2017

Roberto Maria Sassone – “Semplicemente vivere” Trascrizione intervento” PDF

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