La Matrice

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✦ Rispondere all’Amore ✦

Tratto daCommenti al Dhammapadadi Mère

Riflessione e commento di Roberto Maria Sassone

Spunti per il lavoro interiore

Mère – Commenti al Dhammapada- 27 settembre 1957– “Versetto del Dhammapada“:

“Poiché in questo mondo, in verità, l’odio non si placa con l’odio; ma solo l’amore placa l’odio. È questa una legge eterna.”

Mère commenta:

“È uno dei versetti più famosi, dei più citati; vorrei dire anche uno dei più seguiti nel mondo, ma purtroppo non è vero. Infatti si parla molto di questo insegnamento, ma non lo si segue. Tuttavia c’è un aspetto del problema di cui si parla meno e che è forse ancora più urgente se si vuole che nel mondo le cose cambino; è un aspetto a cui si pensa ben poco e che vi stupirà. Ecco: se l’amore deve rispondere all’odio perché il mondo possa cambiare, non sarebbe ancora più naturale che l’amore rispondesse all’Amore? Se osserviamo la vita, l’azione e il cuore degli uomini, ci possiamo giustamente stupire di tutto l’odio, il disprezzo e, nel migliore dei casi, l’indifferenza che sono la risposta all’immensità di Amore che la Grazia divina sparge sul mondo, a quell’immensità di Amore che in ogni istante agisce sul mondo per condurlo verso la gioia divina, ma che trova una risposta così limitata nel cuore umano. Si ha compassione soltanto per coloro che sono cattivi, incompleti, incapaci, i rami secchi e i falliti: un vero modo per incoraggiare la malvagità e l’insuccesso! Se si pensasse un po’ di più a questo aspetto del problema, si potrebbe forse insistere meno sulla necessità di rispondere all’odio con l’amore, poiché se, in tutta sincerità, il cuore umano rispondesse all’Amore sparso su di lui con la gratitudine spontanea di un amore che comprende e apprezza, le cose cambierebbero rapidamente nel mondo.”

Riflessioni e Commento di R.M.S.

Questo brano è tratto da “Commenti al Dhammapada” di Mère, del 27 settembre 1957.
Quando leggiamo il celebre insegnamento «L’odio non si placa con l’odio, ma soltanto con l’amore», siamo portati a pensare che il problema riguardi soprattutto il nostro rapporto con gli altri. Mère, invece, ci invita ad andare ancora più in profondità.
Ci pone una domanda semplice, ma rivoluzionaria: «Se l’amore deve rispondere all’odio, non sarebbe ancora più naturale che l’amore rispondesse all’Amore?».
Con queste parole sposta completamente il centro della nostra attenzione. Il problema non è soltanto imparare ad amare chi ci ostacola o ci ferisce. Prima ancora, è imparare a riconoscere l’immenso Amore che, secondo la sua esperienza spirituale, la Grazia divina riversa continuamente sul mondo.
Quante volte ci accorgiamo immediatamente di ciò che ci manca, di ciò che ci fa soffrire o di ciò che non funziona, mentre diamo per scontato tutto ciò che riceviamo? Quante volte ci fermiamo a riconoscere gli aiuti silenziosi, le occasioni di crescita, gli incontri significativi o i piccoli doni che ogni giorno la vita ci offre?
Per Mère il cuore umano rimane spesso chiuso, distratto o completamente assorbito dalle proprie preoccupazioni. In questa condizione anche la Grazia passa quasi inosservata. Non perché sia assente, ma perché manca in noi la disponibilità a riconoscerla.
Per questo la gratitudine assume un significato molto più profondo di un semplice sentimento di riconoscenza. Diventa un’apertura della coscienza. Più impariamo a riconoscere ciò che riceviamo, più il cuore diventa capace di rispondere spontaneamente con amore.
Questo non significa ignorare il dolore o negare le difficoltà della vita. Significa non lasciare che esse diventino l’unico modo con cui guardiamo la realtà. Anche nei momenti più difficili può continuare a esistere qualcosa che sostiene, accompagna e orienta il nostro cammino.
È proprio questo il messaggio più profondo di Mère: il cambiamento del mondo non nasce soltanto dal combattere il male, ma anche dall’imparare a riconoscere e ad accogliere l’Amore che continuamente opera nella nostra vita. Quando il cuore risponde consapevolmente a quell’Amore, anche il nostro modo di vivere e di entrare in relazione con gli altri comincia naturalmente a trasformarsi.

◦ Spunti per il lavoro interiore ◦

Può essere utile osservare, alla fine della giornata, dove si è posata maggiormente la nostra attenzione. Sui problemi, sulle mancanze e sulle delusioni, oppure anche su ciò che abbiamo ricevuto?
Possiamo domandarci:
• Oggi che cosa ho ricevuto che ho dato per scontato?
• Mi accorgo soltanto di ciò che mi manca oppure riconosco anche ciò che la vita mi offre?
• Riesco a provare gratitudine anche per le piccole cose della quotidianità?
• Il mio cuore è più impegnato a reclamare ciò che desidera o ad accogliere ciò che già riceve?
Non è un esercizio di ottimismo, né un invito a negare le difficoltà. È un modo per educare la coscienza a riconoscere ciò che spesso passa inosservato. Ogni volta che nasce una gratitudine autentica, il cuore si apre un po’ di più e diventa maggiormente disponibile a rispondere all’Amore di cui parla Mère.

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✦ Gli Opposti: Bene e Male ✦

Tratto da Agenda di Mère – Libro 11 – 21 gennaio 1970

Riflessione e commento di Roberto Maria Sassone

Spunti per il lavoro interiore

Agenda di Mère – Libro 11 – 21 gennaio 1970: “La cosa da dire è che in questa Coscienza dove gli opposti si fondono, tutti e due cambiano di natura: non restano quelli che sono. Non è che si uniscano e poi restino gli stessi: cambiano di natura tutti e due. Questo è importantissimo. La loro natura, la loro azione, la loro vibrazione diventano tutt’altre al momento in cui si fondono. È la separazione a farli essere quelli che sono. Bisogna abolire la separazione, allora cambiano proprio di natura: non sono più “bene” e “male”, ma un qualcos’altro di completo. Si completano a vicenda. (silenzio) Ma questo sfiora appena il fatto… tutte queste parole lo sfiorano appena… Quand’è che succederà LA COSA? Non lo so.”

Riflessioni e Commento di R.M.S.

Questo brano è tratto dall’Agenda di Mère, del 21 gennaio 1970. Mère ci invita a mettere in discussione uno dei meccanismi più radicati della mente umana: la tendenza a dividere continuamente la realtà in opposti. Bene e male, giusto e sbagliato, successo e fallimento, luce e ombra. Fin dall’infanzia impariamo a interpretare il mondo attraverso queste categorie e, quasi senza accorgercene, finiamo per identificarci con una parte e rifiutare l’altra. Mère ci propone una prospettiva completamente diversa. Quando afferma che gli opposti, nella coscienza superiore, «cambiano di natura», non sta dicendo che il bene e il male siano la stessa cosa o che ogni distinzione morale perda significato. Sta indicando qualcosa che la mente ordinaria fatica a comprendere: quando la coscienza si amplia, ciò che prima appariva come una contraddizione assoluta viene visto come parte di una realtà più vasta. È la separazione che crea il conflitto. Quando questa separazione si attenua, gli opposti smettono di combattersi e rivelano un significato più profondo. Anche nella nostra esperienza possiamo riconoscere qualcosa di questo processo. Quante volte un avvenimento vissuto come una disgrazia si è rivelato, con il passare del tempo, un’occasione di crescita? Quante volte una delusione, una perdita o un fallimento hanno aperto una strada che non avremmo mai immaginato? Questo non significa che il dolore diventi improvvisamente un bene. Significa che la coscienza può imparare a guardare gli eventi da un punto di vista più ampio, nel quale ogni esperienza contribuisce, in modo diverso, alla nostra evoluzione. Alla fine del brano, Mère stessa riconosce che le parole possono soltanto sfiorare questa realtà. La vera comprensione non nasce dal ragionamento, ma da un cambiamento della coscienza. Il cammino spirituale consiste proprio in questo: imparare gradualmente a vedere oltre le contrapposizioni della mente, fino a intuire quell’unità nella quale gli opposti non si annullano, ma trovano il loro significato più profondo.

◦ Spunti per il lavoro interiore ◦

Durante la giornata possiamo osservare quanto spesso la nostra mente divida spontaneamente la realtà in categorie opposte: giusto o sbagliato, successo o fallimento, piacevole o spiacevole, amico o nemico. Può essere utile domandarci: • Di fronte a una situazione difficile, riesco a sospendere il giudizio per qualche istante prima di reagire? • Ciò che oggi considero un male potrebbe, col tempo, rivelare un significato diverso? • Mi identifico immediatamente con una posizione oppure riesco ad ascoltare anche un punto di vista differente? • Riesco a osservare gli eventi con uno sguardo più ampio, senza lasciarmi guidare soltanto dalle reazioni della mente? Non si tratta di negare il bene e il male né di rinunciare al discernimento. Si tratta di imparare a non fermarsi alla prima impressione. Ogni volta che sospendiamo il giudizio e rimaniamo aperti a una comprensione più profonda, permettiamo alla coscienza di ampliarsi e di vedere oltre le contrapposizioni abituali della mente.

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L’Ombra come possibilità di trasformazione

✦L’Ombra come possibilità di trasformazione ✦

Sri Aurobindo – Aforisma n. 461

Riflessione e commento di Roberto Maria Sassone

Sri Aurobindo – Aforisma n. 461 “Hanno spiegato il male nel mondo dicendo che Satana aveva preso il sopravvento su Dio, ma ho una ben più degna opinione del mio Amato. Credo che nulla venga fatto se non per la Sua volontà, in cielo o all’inferno, sulla terra o sulle acque.”

Riflessioni e Commento di R.M.S.

Questo aforisma di Sri Aurobindo mette in discussione una delle spiegazioni più immediate del male: l’idea che esista una forza contraria a Dio capace, almeno temporaneamente, di sottrarsi al Suo dominio. Quando scrive «ho una ben più degna opinione del mio Amato», Sri Aurobindo usa un tono provocatorio: se Dio è davvero il Divino, non può esserci un Satana che a un certo punto riesca a prendere il sopravvento su di Lui. Questo significherebbe ammettere che esiste qualcosa al di fuori della realtà divina e capace di contrastarne realmente la volontà. Ma l’affermazione successiva è ancora più radicale: «nulla venga fatto se non per la Sua volontà». Questo non significa semplicemente che il male sia bene o che la sofferenza debba essere accettata passivamente. La prospettiva è molto più profonda: persino ciò che, dal punto di vista della nostra coscienza limitata, appare come oscurità, errore, opposizione e male si trova comunque all’interno di un processo dell’esistenza e dell’evoluzione della coscienza di cui noi non riusciamo ancora a cogliere interamente il significato. In questa prospettiva, il Divino non governa soltanto ciò che noi chiamiamo luce. Se così fosse, l’oscurità costituirebbe un secondo principio indipendente. Anche l’ignoranza e le forze che sembrano opporsi alla trasformazione appartengono invece a un movimento più vasto che, vivendo all’interno del tempo e osservandone soltanto una piccola parte, non siamo ancora in grado di comprendere nella sua totalità. Questo non elimina affatto la responsabilità dell’essere umano. Al contrario, proprio perché siamo dentro questo processo, siamo chiamati a passare dall’incoscienza alla coscienza, dall’ignoranza a una conoscenza più profonda, dall’ego a una progressiva apertura al Divino. Dire che anche l’ombra appartiene al processo non significa quindi giustificarla, ma cercare di comprenderla senza attribuirle un potere assoluto e indipendente. Ed è proprio sul piano dell’ombra che questa riflessione può essere portata anche dentro la nostra esperienza concreta. L’ombra non è soltanto qualcosa che incontriamo nel mondo: esiste anche dentro di noi, in tutto ciò che ancora non conosciamo pienamente di noi stessi. Può manifestarsi nei nostri nodi psicologici, nelle paure, nelle ferite, nei meccanismi di difesa, nel bisogno di controllo, nella rabbia, nella gelosia, nelle dipendenze affettive, nei sensi di colpa, nelle rigidità e in quelle modalità di comportamento e di relazione che continuiamo a ripetere senza comprenderne fino in fondo l’origine. Sono parti della nostra natura che spesso agiscono prima ancora che la coscienza riesca a riconoscerle. È qui che il lavoro psicologico può assumere un significato importante nel percorso di conoscenza di sé. Non si tratta di considerare “divino” ogni nostro comportamento, né di giustificare ciò che provoca sofferenza a noi stessi o agli altri. Si tratta, piuttosto, di portare coscienza là dove prima c’era inconsapevolezza. Un nodo che rimane inconscio tende infatti a ripetersi e a condizionare silenziosamente il nostro modo di sentire, di scegliere e di entrare in relazione. Quando cominciamo invece a riconoscerlo, a comprenderne l’origine, ad attraversare le emozioni che contiene e a osservare il modo in cui agisce nella nostra vita, ciò che prima ci dominava inconsapevolmente può progressivamente diventare oggetto di consapevolezza e quindi possibilità di trasformazione. Da questo punto di vista, anche ciò che incontriamo in noi come ombra può diventare materiale di trasformazione. La difficoltà psicologica non viene idealizzata, ma neppure semplicemente respinta come qualcosa che dovrebbe essere eliminato. Può diventare una porta attraverso la quale una parte ancora inconsapevole della nostra natura viene riconosciuta e portata alla luce. Il lavoro psicologico e il lavoro spirituale non sono necessariamente la stessa cosa, ma possono incontrarsi profondamente. Il primo può aiutarci a conoscere i nostri meccanismi, le nostre ferite e i nostri nodi; il secondo apre la ricerca verso una trasformazione più ampia della coscienza e della natura. E talvolta il lavoro psicologico può persino impedire che utilizziamo la spiritualità per fuggire da ciò che non vogliamo vedere di noi stessi. Possiamo quindi avvicinarci all’intuizione contenuta nell’aforisma anche da questa prospettiva: non tutto ciò che incontriamo come oscurità è necessariamente privo di significato. Anche un limite, una crisi, un conflitto o un nodo interiore, quando viene portato alla coscienza, può diventare occasione di conoscenza e trasformazione.

L’ombra, dunque, non è soltanto ciò che si oppone alla luce. Può essere anche ciò che ancora attende di essere illuminato.

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✦ Le qualità da sviluppare nel lavoro interiore ✦

Nel lavoro interiore, alcune qualità assumono un’importanza fondamentale. Non sono virtù morali da conquistare per diventare “persone migliori”, ma condizioni interiori che sostengono il processo di conoscenza e trasformazione di sé. Tra queste, l’aspirazione viene per prima, perché è il movimento che mette in moto il cammino.

  1. Aspirazione – ciò che mette in moto il cammino, il bisogno autentico di conoscere e trasformare se stessi.
  2. Sincerità – essere disposti a vedere realmente ciò che siamo, senza nasconderci dietro le immagini che abbiamo costruito di noi.
  3. Accoglienza – imparare a incontrare ciò che emerge senza rifiutarlo immediatamente.
  4. Equanimità – non essere continuamente trascinati dalle reazioni, dalle attrazioni e dalle repulsioni.
  5. Umiltà – riconoscere i limiti dell’ego e della nostra visione personale.

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L’ESSERE PSICHICO

MATRICE INTERIORE

Dopo aver compreso la natura dell’ego e le sue continue strategie di sopravvivenza, Mère ci conduce verso il centro più profondo dell’essere umano: l’essere psichico. È una prospettiva che cambia radicalmente il modo di interpretare la nostra vita.
Siamo abituati a pensare che le circostanze favorevoli siano sempre un bene e quelle dolorose un male. Mère capovolge completamente questo punto di vista. Ci suggerisce che esiste dentro di noi una coscienza più profonda, spesso silenziosa e invisibile alla mente, che orienta gli avvenimenti non secondo ciò che desidera il nostro ego, ma secondo ciò che favorisce la nostra evoluzione interiore.
Quante volte abbiamo inseguito un progetto con tutte le nostre forze, convinti che fosse la strada giusta, e invece la vita lo ha improvvisamente interrotto? In quei momenti ci sentiamo vittime del destino, della sfortuna o dell’ingiustizia. Eppure Mère ci invita a considerare una possibilità completamente diversa: che proprio quell’ostacolo possa essere stato organizzato dall’essere psichico per impedirci di consolidare un’esistenza fondata soltanto sull’ambizione, sul successo o sulla sicurezza esteriore.
Naturalmente questo non significa che ogni sofferenza sia automaticamente un insegnamento. Significa piuttosto imparare a guardare gli eventi con uno sguardo più ampio, senza limitarci alle reazioni immediate dell’ego. Molte esperienze acquistano un significato completamente diverso soltanto molti anni dopo, quando ci accorgiamo che proprio ciò che allora consideravamo un fallimento ha aperto la porta agli incontri, alle scoperte e alle trasformazioni più importanti della nostra vita.
L’essere psichico non costruisce una vita comoda, ma una vita vera. Non si preoccupa principalmente della nostra felicità esteriore, ma della nostra crescita nella coscienza. È per questo che talvolta sembra contraddire tutti i nostri progetti. In realtà non ci sta togliendo qualcosa: ci sta lentamente conducendo verso ciò che siamo veramente.
Forse la vera fiducia spirituale nasce proprio qui: nella capacità di riconoscere che, al di là delle nostre aspettative e dei nostri desideri, esiste una Saggezza più profonda che opera silenziosamente dentro di noi. Quando impariamo ad ascoltare questa guida interiore, gli avvenimenti della vita smettono di apparire semplici successi o fallimenti e diventano tappe di un’unica grande evoluzione verso il Divino. Riporto il brano di Mère tratto da La Madre – Conversazioni – 6 luglio 1955:

Domanda: ” Lo psichico possiede qualche potere?”
Mère: “Potere? E’ generalmente lo psichico che guida l’essere. Non si conosce nulla di ciò perché non si è coscienti, ma abitualmente è quello che guida l’essere. Se si è molto attenti si diviene coscienti di questo fatto, ma la maggioranza degli uomini non ne hanno la minima idea. Per esempio, quando hanno deciso, nella loro ignoranza esteriore, di fare qualcosa, e malgrado la lorocapacità di realizzarla, tutte le circostanze sono organizzate in modo tale che fanno qualcosa d’altro, iniziano a gridare, ad infuriarsi, a prendersela con il fato, sostenendo (ciò dipende da ciò che credono, dalle loro convinzioni) che la Natura è malvagia, il loro destino funesto o Dio ingiusto, o… non importa cosa (dipende da ciò in cui credono). Mentre, per la maggior parte delle volte si tratta proprio dell’esatta circostanza che è la più favorevole per il loro sviluppo interiore. E naturalmente se chiedete allo psichico di aiutarvi a confezionare una vita piacevole per voi stessi, per guadagnare denaro, avere bambini che saranno l’orgoglio della famiglia, ecc., bene, lo psichico non vi aiuterà. Ma creerà tutte le circostanze necessarie per risvegliare qualcosa in voi, così che la necessità dell’unione con il Divino possa nascere nella vostra coscienza.
A volte avete organizzato piani perfetti, e se questi avessero avuto successo, sareste rimasti sempre più incrostati nella vostra ignoranza esteriore, nella vostra piccola e stupida ambizione e nella vostra attività senza scopo.
Mentre, se ricevete un buon colpo, e la posizione che agognavate vi viene negata, i vostri piani vanno in pezzi e vi ritrovate completamente frustrati, allora, qualche volta, questa opposizione vi apre una porta su qualcosa di più vero e di più profondo. E quando siete un poco risvegliati e vi guardate indietro, se siete almeno un po’ sinceri, dite: “Ah! Non ero io ad avere ragione, è stata la Natura o la Grazia divina o l’essere psichico a fare.” E’ l’essere psichico che ha organizzato tutto questo.”

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