La Matrice

☼☼☼☼☼☼☼

QUANDO L’ASPIRAZIONE INCONTRA L’EGO

Mère – Agenda – Libro quinto – 13 febbraio 1964
Mère: «H. si è talmente arrabbiata che questo lavoro l’abbia fatto fare a Sujata invece che a lei, che ha rotto ogni rapporto con me!… Salvo che mi scrive lettere di insulti tutti i giorni!
Mi ha scritto che non ha più niente a che vedere col lavoro, con questo, con quello, con me, e mi rimanda indietro tutto.
La vanità…
Un po’ me l’aspettavo… Cose del genere non si può prevederle, ma quando le ho parlato pensavo che sarebbe stata contenta… Ah, e invece poco c’è mancato che scoppiasse in una scenata di rabbia. Anche se di fronte a me, sai… L’ho guardata e ho fatto così (Mère abbassa il pollice): la sua collera si è bloccata. Ma appena è uscita di qui, più niente da fare!
Un carattere geloso e vanitoso, difficile da correggere.
Sai, quando mi dice “voglio la Verità, voglio il Divino”, io la prendo per una dichiarazione sincera e mi comporto di conseguenza – allora è come se ricevesse una scarica di legnate! E io non faccio assolutamente nient’altro che prendere per buono quello che lei mi dice, cioè che “vuole la Verità”, che “vuole il Divino”, che questa è “l’unica cosa” che vuole “e nessun’altra”. Perciò agisco di conseguenza.
Ho mucchi alti così di lettere sue, piene di insulti spaventosi: “Bugiarda, ipocrita…” (Mère ride). Non è la prima volta, le succede quando ha una crisi. Ma dopo l’ultima lettera ho sentito come un ordine interiore di fare un estremo tentativo e le ho scritto che era stata la SUA ANIMA a chiedermi di agire come ho agito. Infatti quando avevo affidato questo lavoro a Sujata invece che a lei ho avuto un attimo di esitazione, poi mi sono interiorizzata per sapere, e con molta forza la sua anima ha fatto una pressione per farmi agire così; infatti avevo sempre visto, in ogni istante, che la sua aspirazione era viziata di continuo da questa vanità – ragion per cui non fa che recitare una commedia davanti agli altri e a se stessa. Io aspettavo pazientemente che questa storia finisse, ma la sua anima di pazienza ne aveva meno (ha un’anima molto bella, è questo lo strano, sai: la sua anima è molto bella, davvero), e in certi momenti lei la respinge con violenza. Allora le ho scritto che adesso avevo qualcosa di serio da dirle, che era stata la sua anima a chiedermi di agire così, per spezzare e vincere la vanità del suo ego…
Mi dichiara: “Non voglio saperne del mio ego, non voglio proprio saperne…”, e poi si identifica con lui al punto che quando entra in una di quelle crisi lei diventa solo il suo ego; mentre una volta uscita dalla crisi vede benissimo la differenza. E nel concludere la mia lettera le ho detto: “Adesso sta a te scegliere fra la Verità e la menzogna”. Si è scatenato un putiferio!
Aspetto che passi.
Aspetto.»

RIFLESSIONE E COMMENTO DI ROBERTO MARIA SASSONE

Questo episodio raccontato da Mère potrebbe sembrare la storia di una persona che si sente messa da parte perché un incarico che desiderava viene affidato a un’altra, ma credo che il punto più interessante sia altrove, nella contraddizione che quella situazione rende improvvisamente visibile.
La discepola dice a Mère “voglio la Verità, voglio il Divino” e Mère la prende sul serio. Se davvero ciò che vuoi è la Verità, allora bisogna accettare anche che la Verità possa mostrarti qualcosa di te che non vorresti vedere, ed è proprio quando il desiderio spirituale viene contraddetto sul piano personale che può emergere una parte completamente diversa.
Questo non significa necessariamente che l’aspirazione della discepola fosse falsa. Mère stessa dice che la sua anima è molto bella ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti del racconto, perché in noi possono convivere movimenti autentici e movimenti egoici senza che ne siamo pienamente consapevoli. Posso desiderare sinceramente di servire e, nello stesso tempo, desiderare di essere io quello scelto per servire; posso cercare il Divino e avere bisogno che gli altri riconoscano la profondità della mia ricerca; posso dire di non volere nulla per me e soffrire quando qualcun altro riceve ciò che inconsapevolmente consideravo mio. L’ego non è sempre così evidente e non si presenta necessariamente dicendo “voglio essere importante”. Può nascondersi dentro aspirazioni molto nobili, appropriarsi di ciò che facciamo e costruire intorno a esso un’immagine di noi stessi, e finché la vita non tocca quell’immagine possiamo anche non accorgercene. È relativamente facile pensare di non essere gelosi quando nessuno viene preferito a noi, così come è facile credere di non avere bisogno di riconoscimento quando il riconoscimento arriva o pensare di essere distaccati da un ruolo finché nessuno ce lo toglie. Poi accade qualcosa che ci contraddice e la reazione può essere molto più forte di quanto avremmo immaginato.
Mère dice una cosa ancora più precisa quando afferma che durante quelle crisi la discepola “diventa solo il suo ego” e credo che qui tocchi un punto fondamentale del lavoro interiore, quello dell’identificazione. Una cosa è sentire dentro di noi gelosia, rabbia, orgoglio, paura o bisogno di riconoscimento, un’altra è diventare completamente quel movimento. Nel primo caso posso ancora accorgermi che qualcosa in me sta reagendo, mentre nel secondo non vedo più la reazione come una parte di me, perché sono diventato quella reazione e ciò che sento mi appare inevitabilmente vero.
La mia rabbia diventa allora la prova che l’altro ha torto, la mia ferita diventa la prova che ho subito un’ingiustizia e la mia interpretazione finisce per coincidere con la realtà, perché non c’è più spazio tra me e ciò che mi attraversa. Una parte importante del lavoro interiore consiste proprio nel permettere che questo spazio possa comparire, non per reprimere ciò che sentiamo e neppure per giudicarlo, ma per riuscire a vederlo senza esserne immediatamente assorbiti.
C’è però un’altra cosa che considero importante. Non ogni sofferenza è ego e non ogni reazione a ciò che ci accade deve essere interpretata come vanità, attaccamento o mancanza di evoluzione, perché esistono ferite reali, ingiustizie reali e comportamenti che devono essere riconosciuti per quello che sono. Il lavoro interiore non consiste nel dare sempre torto a noi stessi, ma nel domandarci, anche quando abbiamo ragione, che cosa sta accadendo dentro di noi. Posso aver subito realmente un torto e contemporaneamente scoprire che quel torto ha toccato un mio bisogno profondo di riconoscimento, perché le due cose non si escludono e riconoscere l’una non significa negare l’altra.
Nel racconto c’è poi un passaggio molto particolare. Mère dice di aver percepito che era stata l’anima stessa della discepola a chiederle di agire in quel modo, affinché la vanità dell’ego potesse essere spezzata. Questo appartiene all’esperienza spirituale di Mère e non credo debba diventare una regola da applicare indiscriminatamente alla nostra vita, perché non possiamo pensare che chiunque ci ferisca o ci umili stia facendo ciò che la nostra anima desidera. Possiamo però raccogliere da questo passaggio una domanda importante e chiederci se qualcosa che la nostra personalità rifiuta possa, qualche volta, mettere in luce proprio ciò che abbiamo bisogno di conoscere di noi.
La parte superficiale vorrebbe evitare il disagio, mentre una parte più profonda potrebbe avere bisogno che un determinato nodo venga finalmente visto, ed è qui che il racconto di Mère incontra direttamente il lavoro sulla Matrice. Le situazioni esterne non creano necessariamente ciò che emerge, molte volte lo rivelano. Qualcuno tocca un punto e improvvisamente compare una reazione che era già dentro di noi, così il fatto esterno può diventare una porta attraverso la quale incontriamo qualcosa che normalmente rimane nascosto.
Non si tratta allora di eliminarlo con la volontà o di dirci “non dovrei essere così”, ma di riconoscerlo, sentirlo, osservarne il movimento e, soprattutto, non identificarci completamente con esso. Per questo trovo così significativa la conclusione di Mère. Dopo aver detto alla discepola “Adesso sta a te scegliere fra la Verità e la menzogna”, non cerca ulteriormente di convincerla e semplicemente aspetta, perché nessuno può fare fino in fondo questo lavoro al posto nostro. Qualcuno può mostrarci un punto, una relazione può farlo emergere e la vita può riportarci continuamente davanti allo stesso nodo, ma arriva un momento in cui siamo noi a dover scegliere se continuare a difendere l’immagine che abbiamo di noi oppure provare a guardare ciò che realmente sta accadendo.
Forse la Verità di cui parla Mère comincia proprio qui, non nell’essere senza ego, senza gelosia, senza vanità o senza contraddizioni, ma nell’essere disposti a vedere ciò che c’è, soprattutto quando ciò che vediamo non coincide con la persona che pensavamo di essere.

SPUNTI PER IL LAVORO INTERIORE

Quando qualcuno viene preferito a me o non ricevo il riconoscimento che mi aspettavo, che cosa accade realmente dentro di me?
Ci sono situazioni nelle quali desidero sinceramente fare qualcosa per gli altri, ma ho bisogno anche di essere riconosciuto per ciò che faccio?
Quali situazioni fanno emergere più facilmente la mia gelosia, il mio orgoglio, la vanità, il bisogno di approvazione o la paura di non essere considerato?
Quando nasce una reazione molto forte riesco a percepire “c’è una parte di me che sta reagendo” oppure divento completamente quella reazione?
Riesco a distinguere ciò che è realmente accaduto dall’interpretazione che ne sto dando mentre sono ferito?
Posso riconoscere che qualcuno mi ha fatto realmente un torto e contemporaneamente osservare ciò che quel torto ha risvegliato dentro di me?
C’è un’immagine di me alla quale sono particolarmente attaccato, per esempio essere buono, disponibile, spirituale, generoso, competente, indispensabile o disinteressato? Che cosa accade quando qualcuno mette in discussione proprio quell’immagine?
E infine, quanto sono disposto a conoscere la verità su me stesso quando quella verità non coincide con l’immagine che ho costruito di me?

☼☼☼☼☼☼☼

«Un sorriso spontaneo dissolve gli ostacoli, come i raggi del sole dissolvono le nuvole.» La Madre – Rose Bianche – 1 novembre 1967

☼☼☼☼☼☼☼

✦ Pagina in costruzione… il percorso continua…✦

Con questo si conclude una prima tappa del Percorso della Matrice.

Prossimamente saranno pubblicati nuovi argomenti, accompagnati da riflessioni, spunti per il lavoro interiore e approfondimenti ispirati agli insegnamenti di Sri Aurobindo, Mère e Satprem.

Buona lettura e buon cammino.

☼☼☼☼☼☼☼

Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13