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I fiori nel lavoro di Mère
Nel percorso di Sri Aurobindo e Mère i fiori occupano un posto particolare. Non vengono utilizzati soltanto per la loro bellezza o come simboli ai quali attribuire arbitrariamente un significato. Mère sosteneva che il mondo vegetale possiede una particolare ricettività e che nei fiori sia possibile riconoscere qualità, movimenti e stati di coscienza. Nel corso degli anni attribuì così un significato spirituale a un numero molto grande di fiori, osservandone la forma, il colore, il movimento e soprattutto quella che percepiva come la loro particolare vibrazione.
Per comprendere questo aspetto del suo lavoro credo sia importante non trasformarlo in una specie di dizionario simbolico nel quale a ogni fiore corrisponde semplicemente una parola. Per Mère il rapporto con i fiori era molto più concreto. Nelle Conversazioni afferma che i fiori sono estremamente ricettivi e che quelli ai quali aveva attribuito un significato ricevevano la forza che metteva in loro e potevano trasmetterla. La questione diventava allora la ricettività della persona che riceveva il fiore.
In un’altra Conversazione utilizza un’immagine che trovo particolarmente bella. Osservando le piante che cercano continuamente la luce, vede in questo movimento qualcosa di simile all’aspirazione nel fisico. La luce solare diventa il simbolo materiale della coscienza divina e la pianta, crescendo e orientandosi verso di essa, manifesta nella propria natura un movimento verso la luce. Mère arriva a dire che le piante sono particolarmente aperte alla sua influenza e che può trasmettere uno stato di coscienza a un fiore più facilmente che a un essere umano. È interessante allora comprendere anche il gesto, molto presente nella vita dell’Ashram, con il quale Mère offriva determinati fiori alle persone. Sri Aurobindo spiegò che il fiore aveva lo scopo di aiutare la realizzazione di ciò che rappresentava e che, quando Mère metteva la propria forza nel fiore, esso diventava qualcosa di più di un semplice simbolo.
Da questa prospettiva possiamo comprendere meglio alcuni dei significati attribuiti da Mère ai fiori.
Il girasole – La coscienza rivolta verso la Luce Supermentale
Il girasole giallo-arancio, Helianthus, ricevette da Mère il significato di “Consciousness turned towards the supramental Light”, la coscienza rivolta verso la Luce Supermentale. Quando un discepolo le chiese che cosa significasse, Mère lo spiegò in maniera molto chiara: si tratta di una coscienza che non è riempita dalle attività e dalle influenze della vita ordinaria, ma che è concentrata in un’aspirazione verso la luce, la forza, la conoscenza e la gioia divine.
È particolarmente significativo incontrare questo fiore dopo aver parlato dell’aspirazione. Il movimento naturale del girasole verso la luce diventa quasi l’immagine visibile di quel movimento interiore: non un desiderio che vuole attirare qualcosa verso di sé, ma una coscienza che si orienta verso ciò che percepisce come più alto e più vero.
Il fiore del melograno – L’Amore divino
Ai fiori rossi del melograno Mère attribuì il significato di “Divine Love”, Amore divino. In Words of the Mother racconta anche una tradizione legata al fiore e afferma esplicitamente che quei fiori, per loro, esprimono e custodiscono l’Amore divino. In occasione di Kali Puja distribuiva petali di questo fiore e spiegava che il suo significato richiamava l’Amore divino presente alla base e nel cuore della manifestazione.
Anche qui non siamo davanti a un significato puramente decorativo. Il fiore diventa il supporto di una qualità della coscienza. Questo permette di comprendere perché Mère potesse scegliere un fiore particolare per una persona o per una determinata occasione.
Il loto bianco – La Coscienza divina
Mère designò il loto bianco come proprio fiore e gli attribuì il significato di “Divine Consciousness”, Coscienza divina.
Il loto possiede già una lunghissima tradizione simbolica nelle culture dell’India, ma nel lavoro di Mère il significato viene definito con precisione. Il loto bianco rimanda alla Coscienza divina e assume anche un valore particolare per il legame che Mère stabilì con il proprio lavoro.
Il loto rosso – La manifestazione del Supremo sulla Terra
Al loto rosso, indicato da Mère come fiore di Sri Aurobindo, viene attribuito il significato di “manifestation of the Supreme upon earth”, manifestazione del Supremo sulla Terra.
Accostare i due loti permette di vedere qualcosa di molto interessante: il bianco, associato a Mère, rappresenta la Coscienza divina; il rosso, associato a Sri Aurobindo, la manifestazione del Supremo sulla Terra. Sono significati che acquistano una particolare profondità se letti alla luce del carattere integrale del loro Yoga, nel quale la realizzazione spirituale non è separata dalla trasformazione della vita e della materia.
Il fiore come messaggio
Forse è proprio questo l’aspetto che considero più interessante. Guardare i significati attribuiti da Mère ai fiori soltanto come un sistema simbolico rischia di farci perdere la parte più originale della sua esperienza. Per lei il fiore possedeva una particolare ricettività. Non rappresentava soltanto una qualità, ma poteva diventare il veicolo attraverso il quale quella qualità veniva trasmessa.
Mère racconta di avere riconosciuto questa caratteristica dei fiori molto presto. Nella Conversazione del 14 luglio 1954 afferma che essi sono estremamente ricettivi e che ricevono con precisione la forza che viene posta in loro. Il problema, aggiunge con una certa ironia, è che spesso l’essere umano è meno ricettivo del fiore che riceve. Questa idea permette anche di comprendere meglio perché all’Ashram il dono di un fiore potesse assumere un significato preciso. Le testimonianze ricordano che Mère sceglieva fiori differenti e talvolta ne associava diversi, componendo attraverso i loro significati quasi una frase.
Credo che possiamo avvicinarci a tutto questo senza dover necessariamente trasformarlo in una credenza. Possiamo innanzitutto osservare. Un fiore possiede una forma, un colore, un profumo, un modo particolare di aprirsi e di orientarsi verso la luce. Possiamo vedere che cosa suscita in noi e comprendere perché Mère abbia riconosciuto in determinate forme naturali l’espressione di particolari qualità della coscienza.
E forse il rapporto di Mère con i fiori ci riporta ancora una volta a un punto centrale del Purna Yoga: la ricerca spirituale non riguarda soltanto ciò che chiamiamo interiorità. Anche la materia, il corpo e la natura partecipano al movimento della coscienza. Una pianta che tende verso la luce può allora diventare l’immagine di un’aspirazione; un fiore che si apre può ricordarci qualcosa dell’offerta e della ricettività. Non perché dobbiamo attribuire arbitrariamente significati spirituali a tutto ciò che vediamo, ma perché possiamo imparare a guardare la natura con un’attenzione diversa.
Mère scrisse che “i fiori sono le preghiere del mondo vegetale” e che le piante offrono la propria bellezza al Supremo. Forse questa frase raccoglie meglio di molte spiegazioni il significato che i fiori assunsero nel suo lavoro.
Testi di riferimento: Mère, Questions and Answers 1929–1931; Questions and Answers 1953 e 1954; Words of the Mother; Some Answers from the Mother; Sri Aurobindo Ashram. I significati dei fiori riportati nel testo provengono dalle opere di Mère e dalle pubblicazioni dell’Ashram.
Di seguito alcune immagini dei principali fiori ai quali Mère attribuiva un significato spirituale. Cliccando su ciascuna immagine è possibile ingrandirla e leggere i relativi significati ↓



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