Universo reichiano

☼☼☼☼☼☼☼

Jules Grossman

Jules Grossman è stato uno psicologo clinico, psicoanalista e psicoterapeuta statunitense che ha avuto un ruolo significativo nell’incontro tra la tradizione psicoanalitica americana e le psicoterapie corporee di derivazione reichiana. Professore di Psicologia alla San Francisco State University, Grossman appartiene a quella generazione di psicologi che, tra gli anni Sessanta e Settanta, cominciò a mettere in discussione i confini della psicoterapia esclusivamente verbale, aprendosi progressivamente allo studio del corpo, della respirazione, dell’espressione emozionale e degli stati ampliati di coscienza.
La sua presenza accademica alla San Francisco State University è documentata almeno dalla fine degli anni Sessanta: una pubblicazione ufficiale del 1970 lo registra infatti come Professor of Psychology presso il San Francisco State College, denominazione allora utilizzata dall’attuale San Francisco State University. Secondo la testimonianza successiva di Luciano Marchino, Grossman fu inoltre tra i fondatori della Facoltà di Psicologia della San Francisco State University, fece parte del Board of Examiners in Clinical Psychology e fu inizialmente uno psicoanalista di formazione freudiana.
La svolta fondamentale del suo percorso avvenne nei primi anni Settanta, quando Grossman entrò in contatto con le psicoterapie corporee e con il pensiero derivato dall’opera di Wilhelm Reich. Particolarmente importante fu il rapporto con Stanley Keleman, uno dei protagonisti della psicoterapia corporea sviluppatasi nell’area di Berkeley, ma ancora più decisivo fu l’incontro con Ola Raknes, psicologo e psicoanalista norvegese che era stato allievo e collaboratore diretto di Wilhelm Reich. Grossman si trasferì per circa un anno in Norvegia per lavorare con Raknes e successivamente vi ritornò più volte, approfondendo attraverso un’esperienza personale diretta il metodo reichiano.
Con Raknes sperimentò intensamente il lavoro sulla respirazione e sul cosiddetto riflesso dell’orgasmo reichiano, una pulsazione spontanea dell’intero organismo che Grossman descriveva anche attraverso l’immagine della “respirazione della medusa”: il corpo, liberandosi progressivamente dalle tensioni croniche della corazza muscolare, può arrivare a una respirazione non più volontariamente controllata ma ondulatoria, nella quale inspirazione ed espirazione coinvolgono l’intero organismo. Secondo la ricostruzione di Marchino, Grossman inizialmente incontrò anche la difficoltà tipica di chi cerca di “eseguire correttamente” l’esercizio; progressivamente comprese invece che quella respirazione doveva diventare uno strumento di esplorazione e di abbandono del controllo.
L’esperienza fu così importante da modificare profondamente il suo orientamento professionale. Grossman cominciò a integrare il lavoro corporeo nella propria attività clinica e introdusse l’approccio bioenergetico nell’ambiente universitario della San Francisco State University. La sua posizione appare particolarmente interessante perché il suo avvicinamento alla psicoterapia corporea non avvenne in opposizione alla psicologia accademica: Grossman cercò piuttosto di creare un ponte tra l’esperienza clinica, la psicoanalisi, il pensiero reichiano e l’insegnamento universitario.
Un altro aspetto caratteristico del suo metodo riguardava il rapporto fra corpo, immaginazione e suono. Luciano Marchino, che lavorò intensivamente con Grossman per circa tre anni come paziente e allievo, ricorda che Grossman utilizzava non soltanto pratiche corporee ma anche lavoro immaginativo, uso della voce e del suono e, in determinate circostanze, mantra provenienti da tradizioni spirituali.
Questa dimensione divenne progressivamente sempre più importante. L’esplorazione del corpo non condusse Grossman verso una concezione puramente fisiologica della psicoterapia, ma verso un crescente interesse per la dimensione spirituale dell’esperienza umana. Si avvicinò alle discipline orientali e successivamente alla Cabala, cercando una possibile continuità tra liberazione delle tensioni corporee, trasformazione della coscienza e ricerca spirituale. Negli ultimi anni della sua vita avrebbe praticato quotidianamente un mantra di tradizione cabalistica, esperienza che le testimonianze dei suoi allievi descrivono come particolarmente significativa nel suo percorso interiore.

Jules Grossman e l’Italia

Grossman ebbe un’importanza particolare per lo sviluppo della psicoterapia corporea italiana alla fine degli anni Settanta. Tra il 1978 e il 1981 diresse un programma di formazione in Terapia Bioenergetica collegato alla San Francisco State University e all’Istituto di Bioenergetica Wilhelm Reich di Roma.
Fra coloro che si formarono con lui vi fu Luciano Marchino, che fu suo paziente e allievo e che successivamente sarebbe diventato una delle figure centrali dell’Analisi Bioenergetica e della psicoterapia somatorelazionale italiana. Marchino ricorda Grossman come un uomo dotato di notevole esperienza clinica e di una profonda sensibilità etica.
Nel 1980 Grossman condusse inoltre a Milano un seminario intensivo di cinque giorni intitolato “Vivere e morire”, dedicato al confronto personale con la morte. Una testimonianza di Marchino colloca già nel 1979 l’introduzione di questo tema all’interno del training diretto da Grossman: ai partecipanti veniva chiesto di immaginare concretamente di ricevere una diagnosi che annunciava la prossimità della propria morte. Non si trattava quindi semplicemente di discutere intellettualmente la morte, ma di utilizzarla come esperienza immaginativa capace di mettere l’individuo di fronte alle proprie priorità, alle paure, agli attaccamenti e al significato attribuito alla propria esistenza.
Questo elemento permette di comprendere meglio l’originalità del suo approccio. Il lavoro corporeo di Grossman non sembra essere stato finalizzato soltanto alla scarica delle tensioni o all’espressione emozionale. Il corpo diventava progressivamente uno strumento di conoscenza di sé. Respirazione, movimento, suono, immaginazione e confronto con le grandi questioni dell’esistenza potevano convergere in un processo unitario di trasformazione personale.
Grossman trascorse gli ultimi anni della propria vita in Italia. Le testimonianze disponibili descrivono una crescente integrazione tra psicoterapia corporea e ricerca spirituale. Secondo il racconto riportato da Marchino, alcune persone che facevano parte del gruppo denominato “Genesis” ricordarono successivamente che Grossman sembrò anche preannunciare la propria morte, invitando i membri del gruppo a continuare autonomamente il lavoro intrapreso perché egli non sarebbe rimasto ancora a lungo con loro.
La sua influenza continuò dopo la morte soprattutto attraverso gli allievi. In Italia il suo nome rimase legato alla formazione di psicoterapeuti corporei e alla diffusione delle concezioni reichiane e bioenergetiche. Nel 1997 Gabriella Cipriano e Raffaele Ponticelli fondarono inoltre l’Istituto Jules Grossman per lo sviluppo del potenziale umano, esplicitamente dedicato alla sua memoria.

Il significato di Jules Grossman nella psicoterapia corporea

La figura di Jules Grossman occupa una posizione particolare nella genealogia della psicoterapia corporea. Egli non appartiene alla prima generazione reichiana e non elaborò un sistema teorico destinato ad avere la notorietà dell’Analisi Bioenergetica di Alexander Lowen o della Core Energetics di John Pierrakos. La sua importanza sembra essere stata soprattutto clinica, didattica e trasmissiva.
Attraverso Ola Raknes entrò infatti in contatto diretto con una linea terapeutica proveniente da Wilhelm Reich; attraverso l’ambiente californiano partecipò alla grande stagione della psicologia umanistica e delle terapie corporee degli anni Sessanta e Settanta; attraverso la San Francisco State University mantenne contemporaneamente un rapporto con la psicologia accademica. Infine, attraverso il lavoro svolto in Italia, contribuì alla formazione di alcuni terapeuti che avrebbero successivamente avuto un ruolo significativo nello sviluppo della psicoterapia corporea italiana.
La sua traiettoria personale è forse ancora più interessante: dalla psicoanalisi freudiana al corpo, dal corpo alla respirazione, dalla respirazione all’esplorazione della coscienza e infine dalla psicoterapia alla dimensione spirituale. In Grossman il corpo non sembra quindi costituire il punto di arrivo della ricerca terapeutica, ma una soglia attraverso la quale l’essere umano può entrare in contatto con livelli più profondi della propria esperienza.
Per questo la sua figura può essere considerata uno degli anelli meno conosciuti ma significativi della catena che collega Wilhelm Reich, Ola Raknes, la psicoterapia corporea americana e lo sviluppo delle pratiche neoreichiane e bioenergetiche in Italia.

☼☼☼☼☼☼☼

Luciano Marchino

Luciano Marchino è una delle figure più significative nello sviluppo e nella diffusione della psicoterapia corporea e dell’Analisi Bioenergetica in Italia. Psicologo, psicoterapeuta e analista bioenergetico, ha costruito il proprio percorso intorno a una convinzione fondamentale: non è possibile comprendere l’essere umano separando la vita psichica dall’esperienza corporea. Nel corso del tempo questa prospettiva si è ampliata fino a comprendere anche la meditazione, la ricerca spirituale e lo studio della coscienza.
Si laurea in Psicologia presso l’Università degli Studi di Padova, ma una parte decisiva della sua formazione avviene attraverso l’incontro diretto con alcuni dei maggiori protagonisti della psicoterapia corporea del secondo Novecento.
Tra il 1978 e il 1981 segue un programma di formazione in Terapia Bioenergetica diretto da Jules Grossman, docente di Psicologia Clinica alla San Francisco State University. L’incontro con Grossman riveste un’importanza particolare, perché Marchino lavora con lui intensivamente per tre anni non soltanto come allievo, ma anche come paziente. Si tratta quindi di un’esperienza insieme formativa, terapeutica e personale, che incide profondamente sulla sua successiva concezione del lavoro psicocorporeo.
Grossman non trasmette a Marchino soltanto strumenti legati alla Bioenergetica. Nel suo lavoro utilizza anche pratiche immaginative, il suono e mantra tradizionali. È proprio attraverso di lui che Marchino entra in contatto, già alla fine degli anni Settanta, con la pratica del mantra. Questo elemento appare particolarmente significativo se si considera il successivo sviluppo del suo pensiero, nel quale psicoterapia corporea, meditazione e ricerca interiore finiranno progressivamente per incontrarsi.
Dal 1980 al 1985 Marchino approfondisce l’Analisi Bioenergetica nell’ambito della Società Italiana di Analisi Bioenergetica e dell’International Institute for Bioenergetic Analysis di New York, fondato da Alexander Lowen. Parallelamente, dal 1981 al 1988, si forma in Psicoterapia Organismica con Malcolm Brown presso l’European Institute of Organismic Psychotherapy. A queste esperienze si aggiungono seminari, supervisioni internazionali e una formazione nell’ambito della terapia centrata sulla persona di Carl Rogers.
La pluralità di queste esperienze spiega l’originalità del suo percorso. Marchino non si limita infatti ad applicare una singola scuola, ma integra progressivamente la concezione reichiana della corazza caratteriale, l’Analisi Bioenergetica di Lowen, l’attenzione organismica di Brown e la centralità della relazione propria della tradizione rogersiana.
Il riferimento originario rimane tuttavia Wilhelm Reich. Marchino dedica una parte importante della propria attività alla diffusione e all’approfondimento del pensiero reichiano e nel 1983 fonda il Centro di Documentazione W. Reich, nato per reperire, tradurre e rendere disponibili in italiano testi fondamentali delle psicoterapie corporee e somatorelazionali. Il Centro contribuisce così alla conoscenza italiana della tradizione reichiana e post-reichiana.
Da Reich a Lowen si sviluppa uno degli assi fondamentali del pensiero di Marchino: la personalità non è costituita soltanto da pensieri, rappresentazioni e conflitti psichici, ma è inscritta nel corpo. Il modo di respirare, la postura, le tensioni muscolari croniche, lo sguardo, il movimento e il rapporto con lo spazio esprimono la storia della persona e le modalità attraverso cui essa ha imparato a difendersi e ad adattarsi.
Il corpo, quindi, non è semplicemente qualcosa che la persona possiede, ma una dimensione essenziale di ciò che essa è. Da qui deriva anche una delle formule più note della sua divulgazione, “il corpo non mente”: mentre l’Io può costruire racconti e interpretazioni di sé, l’organizzazione corporea conserva e manifesta aspetti profondi della storia emozionale.
Marchino svolge inoltre un ruolo importante nella formazione degli psicoterapeuti. Dal 2000 al 2007 è direttore didattico del corso quadriennale di formazione in Analisi Bioenergetica della Società Italiana di Analisi Bioenergetica. È supervisore clinico, docente in diverse scuole di specializzazione e trainer dell’International Institute for Bioenergetic Analysis. Insegna inoltre per molti anni Psicologia Clinica presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove conduce anche laboratori dedicati alla comunicazione e all’esperienza corporea.
Nel 1993 fonda a Milano l’IPSO – Istituto di Psicologia Somatorelazionale, che diventa il luogo nel quale le diverse componenti della sua ricerca trovano progressivamente una sintesi: psicoterapia corporea, Analisi Bioenergetica, relazione, counseling, consapevolezza e ricerca interiore.
Nello stesso ambito nasce anche Anima e Corpo, Rivista Internazionale di Psicologia Somatica, dedicata all’approfondimento dei rapporti fra corpo, psiche e coscienza. Marchino collabora inoltre con Bioenergetic Analysis, rivista clinica dell’International Institute for Bioenergetic Analysis.
Con il passare degli anni, nel suo pensiero acquista sempre maggiore importanza l’interesse per la meditazione e la ricerca spirituale. Non si tratta di un’aggiunta estranea alla psicoterapia corporea, ma dello sviluppo di una convergenza già presente implicitamente nel suo percorso. Tanto il lavoro corporeo quanto la meditazione invitano infatti l’individuo a ridurre l’identificazione esclusiva con il pensiero e a ritornare all’esperienza immediata del respiro, delle sensazioni, delle emozioni e della presenza.
Da questo incontro prende forma ciò che Marchino definisce Biosofia, una prospettiva nella quale la pratica bioenergetica non viene considerata soltanto come tecnica terapeutica o antistress, ma anche come possibile via esperienziale di conoscenza di sé. Il termine esprime una “sapienza della vita” che nasce dall’esperienza incarnata.
In questa prospettiva la respirazione assume un’importanza centrale. Una respirazione limitata può essere il risultato di un adattamento emozionale divenuto cronico: ridurre il respiro significa spesso ridurre anche l’intensità delle sensazioni e delle emozioni. Il lavoro bioenergetico cerca quindi di restituire mobilità al corpo e ampiezza alla respirazione, affinché la persona possa tornare a percepire più pienamente se stessa.
Lo stesso vale per il grounding, uno dei concetti fondamentali dell’Analisi Bioenergetica. Essere radicati significa sentire concretamente il corpo, le gambe, i piedi, il contatto con il terreno e contemporaneamente essere presenti alla propria esperienza. Il radicamento corporeo diventa così anche un radicamento nell’esistenza.
È proprio su questo terreno che, nel pensiero maturo di Marchino, Bioenergetica e meditazione possono incontrarsi. Entrambe diventano pratiche di presenza: non mirano a costruire un’immagine ideale di ciò che dovremmo essere, ma a renderci progressivamente capaci di abitare ciò che siamo.
Marchino ha più volte sottolineato il carattere profondamente esperienziale della conoscenza psicologica. Si può conoscere teoricamente la corazza caratteriale senza riconoscere la propria corazza, parlare di emozioni senza sentirle realmente o parlare di consapevolezza senza essere presenti al proprio corpo. Il cambiamento richiede invece un’esperienza diretta.
La psicoterapia corporea diventa così un processo attraverso cui la persona può riconoscere le proprie modalità difensive, comprenderne l’origine e riscoprire le risorse vitali che quelle stesse difese avevano dovuto contenere. La corazza non è quindi semplicemente un ostacolo da eliminare, ma anche la memoria di una strategia adattiva che, in un determinato momento della vita, ha avuto una funzione protettiva. Il lavoro terapeutico consiste nel renderla nuovamente mobile.
Un altro elemento centrale della sua ricerca è la relazione. Da qui nasce l’espressione Psicologia Somatorelazionale: il corpo non esiste come realtà isolata, ma prende forma continuamente nell’incontro con gli altri. Postura, respiro, tono muscolare, distanza, voce e sguardo partecipano alla relazione prima ancora delle parole. La relazione terapeutica è quindi contemporaneamente psichica, corporea ed emozionale.
Questa concezione trova applicazione anche nel Counseling Somatorelazionale, sviluppato nell’ambito di IPSO, nel quale l’approccio esperienziale bioenergetico incontra la tradizione umanistica e rogersiana. L’attenzione non è rivolta soltanto al problema portato dalla persona, ma anche alle sue risorse, alla capacità di sentirsi e alla possibilità di costruire modalità più autentiche di relazione.
Accanto all’attività clinica e didattica, Marchino ha svolto un’intensa attività editoriale e divulgativa. Tra le sue opere più significative figurano La bioenergetica. Anima e corpo, Il corpo non mente, scritto con Monique Mizrahil, Counseling, La forza e la grazia. Commento alla pratica bioenergetica, Risvegliare l’energia. Psicoterapia corporea e buddismo e Passione. L’arte del sentire.
Particolarmente significativo è Risvegliare l’energia, nel quale Marchino affronta direttamente il rapporto fra psicoterapia corporea e Buddhismo, mettendo in dialogo la tradizione reichiana e loweniana con le pratiche contemplative e con la ricerca interiore. La dimensione spirituale non viene quindi concepita come fuga dal corpo, ma come approfondimento dell’esperienza incarnata.
Considerato nel suo insieme, il percorso di Luciano Marchino rappresenta uno sviluppo originale della tradizione reichiana e bioenergetica italiana. Dalla formazione con Jules Grossman, Alexander Lowen e Malcolm Brown, passando attraverso Reich, la centralità della relazione e l’esperienza rogersiana, Marchino giunge progressivamente a una visione nella quale psicoterapia corporea, meditazione e consapevolezza possono dialogare senza perdere la propria specificità.
Al centro rimane sempre il corpo: non il corpo come semplice organismo biologico, ma il corpo vissuto, che sente, respira, desidera, teme, si difende, entra in relazione e può diventare consapevole di se stesso.

☼☼☼☼☼☼☼

Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12