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ORGONOMIA DI WILHELM REICH
Dalla ricerca sull’energia biologica all’energia orgonica
Quando si affronta l’ultimo periodo della ricerca di Wilhelm Reich si entra probabilmente nella parte più controversa e meno compresa della sua opera. Termini come energia orgonica, bioni, accumulatore orgonico, ORANUR, DOR e cloudbuster vengono spesso presentati isolatamente e finiscono così per apparire come idee improvvise, difficilmente collegabili al Reich psicoanalista e psicoterapeuta degli anni precedenti. Per comprendere l’orgonomia bisogna invece ricostruire il percorso attraverso il quale Reich vi arrivò. L’energia orgonica non compare improvvisamente nella sua ricerca: Reich vi giunge attraverso un lungo cammino che parte dalla teoria freudiana della libido, passa attraverso lo studio della funzione dell’orgasmo, della corazza caratteriale e muscolare e delle correnti vegetative dell’organismo, prosegue con gli esperimenti biologici sui bioni e arriva infine all’ipotesi dell’esistenza di un’energia presente non soltanto nell’organismo vivente, ma nella natura stessa. È seguendo questo percorso che diventa possibile comprendere la logica interna dell’orgonomia, indipendentemente dalla questione, diversa e ancora più complessa, della validità scientifica delle conclusioni alle quali Reich giunse.
° DALLA LIBIDO ALL’ENERGIA BIOLOGICA
Il punto di partenza è Freud. Freud aveva introdotto il concetto di libido per indicare l’energia delle pulsioni sessuali. Progressivamente, però, nella psicoanalisi la libido assunse sempre più il significato di una grandezza prevalentemente psicologica. Reich prese invece molto sul serio il termine “energia”. Se la libido è realmente un’energia, si domandò, deve manifestarsi anche attraverso processi corporei osservabili. Non può essere soltanto una metafora utilizzata per descrivere fenomeni psicologici. Da questa domanda nasce progressivamente la ricerca che condurrà Reich dalla psicoanalisi alla biologia.
° LA FUNZIONE DELL’ORGASMO
La sessualità assume nella ricerca reichiana un significato molto più ampio rispetto al semplice comportamento sessuale. Studiando i propri pazienti Reich osservò che la capacità di provare piacere e di abbandonarsi pienamente all’esperienza orgasmica era strettamente collegata all’organizzazione complessiva della personalità. Elaborò così il concetto di potenza orgastica. Per Reich la potenza orgastica non coincide semplicemente con la capacità fisiologica di avere un orgasmo, ma indica la capacità dell’intero organismo di abbandonarsi involontariamente alla pulsazione dell’eccitazione e della scarica senza che le difese caratteriali e muscolari interrompano il processo.
L’orgasmo diventa quindi l’espressione di una funzione biologica fondamentale che Reich descrive attraverso una sequenza: tensione → carica → scarica → distensione. L’organismo entra in tensione, accumula una carica, la scarica e ritorna a uno stato di distensione. Questa formula non riguarda soltanto l’atto sessuale. Reich comincia progressivamente a riconoscervi una modalità fondamentale del funzionamento vivente, un processo di pulsazione che ritroverà successivamente a livelli sempre più profondi della sua ricerca.
° LA CORAZZA E IL BLOCCO DELL’ENERGIA
Parallelamente Reich sviluppa il concetto di corazza caratteriale. L’individuo costruisce nel corso della propria storia una serie di difese per proteggersi da emozioni, paure, desideri e conflitti che non riesce a sostenere. Ma queste difese non rimangono soltanto nella mente: diventano corpo. Una mandibola cronicamente contratta, un torace rigido, una respirazione superficiale, un addome costantemente teso o un bacino immobilizzato possono diventare espressioni corporee di modalità difensive consolidate.
Nasce così il concetto di corazza muscolare. Corazza caratteriale e corazza muscolare non sono per Reich due fenomeni differenti, ma due manifestazioni della stessa funzione: una sul piano psicologico e una sul piano corporeo. Quando comincia a lavorare direttamente sul corpo e sulla respirazione, Reich osserva nei pazienti fenomeni involontari come tremori, movimenti spontanei, sensazioni di calore e freddo, formicolii, onde corporee, modificazioni respiratorie ed emozioni improvvise. Definisce questi fenomeni correnti vegetative. È a questo punto che emerge una domanda destinata a modificare radicalmente la sua ricerca: che cosa si muove nell’organismo?
° DALLA PSICOLOGIA ALLA BIOLOGIA
Reich comincia progressivamente a pensare che ciò che osserva non possa essere spiegato esclusivamente attraverso categorie psicologiche. Il piacere è associato all’espansione dell’organismo verso il mondo, mentre l’angoscia è collegata a un movimento di contrazione e ritiro. Espansione e contrazione diventano così due funzioni fondamentali della vita. Reich cerca allora di comprendere se dietro questi fenomeni esista un processo energetico biologicamente osservabile. È questo passaggio che lo conduce negli anni Trenta agli esperimenti di laboratorio.
° I BIONI
Durante il periodo trascorso in Norvegia Reich intraprende una serie di esperimenti microscopici su materiali organici e inorganici. Sottopone differenti sostanze a processi di riscaldamento, disgregazione e immersione in soluzioni nutritive e osserva al microscopio la comparsa di minuscole strutture vescicolari, che chiama bioni. Secondo Reich i bioni non sono semplicemente microrganismi, ma rappresentano forme elementari di organizzazione della materia, strutture poste in qualche modo al confine tra materia non vivente e materia vivente.
Da queste osservazioni Reich sviluppa un’ipotesi estremamente audace: nella materia potrebbe esistere una tendenza energetica verso l’organizzazione. La vita non sarebbe quindi un fenomeno completamente separato dalla materia, ma l’espressione di processi energetici già presenti a livelli più elementari. Questa ipotesi diventerà uno dei passaggi decisivi che lo condurranno verso la formulazione del concetto di energia orgonica.
° I BIONI SAPA
Una particolare serie di esperimenti riguardò la sabbia. Reich sottopose sabbia marina a temperature estremamente elevate e successivamente trattò il materiale attraverso le procedure utilizzate nei suoi esperimenti sui bioni. Ottenne strutture che chiamò SAPA-bioni, dal termine inglese Sand Packet. Reich riferì di avere osservato intorno a queste colture particolari fenomeni luminosi e una forte colorazione blu. Descrisse inoltre irritazioni agli occhi e alla pelle e altri effetti che interpretò come manifestazioni di una radiazione biologicamente attiva.
Cominciò allora a ipotizzare che ciò che osservava non appartenesse soltanto alle strutture biologiche, ma fosse espressione di una forma di energia più fondamentale. Progressivamente chiamò questa energia orgone. È importante distinguere l’osservazione dall’interpretazione: gli esperimenti sui bioni appartengono alla storia documentata della ricerca reichiana, mentre l’interpretazione secondo la quale essi dimostrerebbero l’esistenza dell’energia orgonica non è stata accettata dalla biologia e dalla fisica contemporanee.
° L’ENERGIA ORGONICA
Per Reich l’orgone sarebbe un’energia primordiale presente negli organismi viventi, nell’atmosfera e nel cosmo. Reich coniò il termine “orgone” richiamandosi soprattutto alle parole “orgasmo” e “organismo”, a indicare la continuità tra l’energia studiata nella funzione orgasmica, il funzionamento dell’organismo vivente e quella che riteneva essere una più universale energia della natura.
L’energia sessuale diventerebbe quindi una manifestazione biologica particolare di un principio energetico molto più vasto. Questo rappresenta uno dei passaggi più radicali della sua ricerca: Reich parte dalla libido, la cerca nel corpo, la osserva nella pulsazione biologica, studia successivamente strutture microscopiche che ritiene espressione di processi energetici elementari e infine arriva all’ipotesi che il principio osservato nell’organismo appartenga alla natura stessa. L’orgone, nella concezione reichiana, non è quindi semplicemente sinonimo di energia sessuale. È un principio energetico universale del quale i processi vitali e sessuali costituirebbero particolari manifestazioni. Reich lo considera libero da massa, presente ovunque e capace di concentrarsi e di manifestarsi attraverso differenti fenomeni biologici e atmosferici. È a questo punto che nasce propriamente l’orgonomia.
° L’ORGONOMIA
Reich utilizzò il termine orgonomia per indicare la disciplina che avrebbe dovuto studiare le leggi e le manifestazioni dell’energia orgonica. L’orgonomia non riguarda quindi soltanto la psicoterapia, ma comprende diversi livelli della realtà: psicologico, biologico, medico, fisico e atmosferico. Nella prospettiva reichiana questi livelli non sono separati, ma rappresentano differenti manifestazioni di principi funzionali comuni.
Questa concezione permette di comprendere perché Reich non percepisse una rottura tra il proprio lavoro psicoterapeutico e le successive ricerche sull’atmosfera. Dal suo punto di vista stava continuando a studiare, a scale differenti, la stessa funzione energetica fondamentale.
° L’ACCUMULATORE ORGONICO
Se l’orgone è presente nell’atmosfera, Reich si domanda se sia possibile concentrarlo. Nasce così l’accumulatore orgonico, un dispositivo costituito da strati alternati di materiali organici e metallici. Secondo Reich i materiali organici assorbivano e trattenevano l’energia orgonica, mentre quelli metallici la attiravano e la riflettevano. La combinazione ripetuta dei due materiali avrebbe prodotto una concentrazione progressivamente maggiore dell’energia verso l’interno.
Gli accumulatori potevano avere differenti dimensioni. Il più conosciuto aveva la forma di una cabina all’interno della quale una persona poteva sedersi. Reich tentò di verificare sperimentalmente gli effetti dell’accumulatore attraverso differenti misurazioni e riferì differenze di temperatura tra l’interno dell’accumulatore e l’ambiente circostante, variazioni nella velocità di scarica dell’elettroscopio e successivamente particolari comportamenti dei contatori Geiger-Müller.
° L’INCONTRO CON EINSTEIN
Nel 1941 Reich incontrò Albert Einstein a Princeton e gli presentò le proprie ricerche, soffermandosi soprattutto sulle differenze di temperatura rilevate in relazione all’accumulatore. Einstein accettò di esaminare personalmente un dispositivo sperimentale e osservò una differenza di temperatura che inizialmente considerò meritevole di attenzione. Successivamente un suo assistente propose una spiegazione del fenomeno basata sulla convezione termica dell’ambiente.
Reich non ritenne soddisfacente questa interpretazione e sostenne che il fenomeno non fosse stato investigato abbastanza a lungo. Il confronto tra i due terminò senza un accordo. L’episodio rimane tuttavia significativo perché mostra quanto Reich fosse convinto di trovarsi davanti a un fenomeno fisico reale e misurabile e quanto desiderasse confrontare le proprie osservazioni con uno dei maggiori fisici del suo tempo.
° L’ORGONOTERAPIA
Con il termine orgonoterapia bisogna distinguere due aspetti differenti. L’orgonoterapia psichiatrica rappresenta l’evoluzione della vegetoterapia carattero-analitica. Il terapeuta lavora sulle difese caratteriali, sulla corazza muscolare, sulla respirazione, sulle emozioni e sulla capacità dell’organismo di recuperare una pulsazione più libera. In questo senso l’orgonoterapia rimane profondamente collegata al precedente percorso psicoterapeutico di Reich.
Un secondo ambito riguarda invece l’utilizzo dell’accumulatore orgonico. Reich ipotizzava che un organismo indebolito potesse beneficiare di una maggiore concentrazione dell’energia presente nell’ambiente. L’accumulatore venne quindi utilizzato sperimentalmente in differenti condizioni cliniche e Reich e alcuni medici che lavoravano con lui pubblicarono osservazioni relative a questi trattamenti. Tali osservazioni fanno parte della storia clinica dell’orgonomia, ma non costituiscono una dimostrazione dell’efficacia terapeutica dell’accumulatore secondo gli attuali criteri della ricerca clinica.
° L’ESPERIMENTO ORANUR
Negli anni Cinquanta la ricerca di Reich compie un ulteriore passaggio. Reich si domanda che cosa accadrebbe mettendo in relazione l’energia orgonica concentrata con piccole quantità di materiale radioattivo. Nasce l’ORANUR Experiment, abbreviazione di Orgone Energy Against Nuclear Radiation, condotto a Orgonon, il centro di ricerca creato da Reich nel Maine.
Reich colloca piccole quantità di materiale radioattivo in condizioni di forte concentrazione orgonica. Ciò che osserva lo sorprende e lo preoccupa. I contatori Geiger registrano comportamenti che egli considera anomali e diverse persone presenti nell’area riferiscono malesseri e disturbi fisici. Reich interpreta questi fenomeni ipotizzando che l’energia orgonica possa essere alterata dall’interazione con la radioattività. Nasce così il concetto di DOR.
° DOR – DEADLY ORGONE RADIATION
DOR significa Deadly Orgone Radiation. Secondo Reich l’energia orgonica, normalmente associata ai processi vitali e alla pulsazione, in determinate condizioni potrebbe diventare stagnante e assumere caratteristiche nocive. Reich comincia a collegare questa condizione non soltanto agli organismi, ma anche all’atmosfera. Descrive atmosfere stagnanti, pesanti, secche e prive di vitalità che interpreta come manifestazioni di una concentrazione di DOR.
Ancora una volta Reich trasferisce un principio osservato nell’organismo a un livello più vasto. Come un organismo può perdere la propria pulsazione, irrigidirsi e ammalarsi, così secondo lui anche l’atmosfera può entrare in una condizione di stagnazione energetica. È all’interno di questa concezione che bisogna comprendere uno dei suoi strumenti più conosciuti e controversi: il cloudbuster.
° IL CLOUDBUSTER
Presentare il cloudbuster semplicemente come una “macchina per far piovere” significa perdere la logica con la quale Reich lo costruì. Il dispositivo era formato da una serie di lunghi tubi metallici cavi orientabili verso differenti zone del cielo e collegati attraverso condutture a una grande massa d’acqua. Per Reich l’acqua possedeva una forte capacità di attrarre e assorbire energia orgonica.
Il cloudbuster non doveva quindi proiettare qualcosa nell’atmosfera. Doveva fare esattamente il contrario: doveva drenare. Orientando i tubi verso una determinata regione atmosferica e collegandoli all’acqua, Reich riteneva possibile modificare localmente la concentrazione e il movimento dell’energia orgonica. Il principio fondamentale poteva essere rappresentato come: atmosfera → tubi metallici → acqua. Reich osservava successivamente ciò che accadeva alle nuvole, al vento, all’umidità e alle condizioni atmosferiche.
° LE OPERAZIONI SULL’ATMOSFERA
Reich riferì di essere riuscito attraverso il cloudbuster a intervenire in differenti condizioni atmosferiche, non soltanto per favorire la formazione delle piogge, ma anche per dissolvere nuvole, modificare condizioni di stagnazione atmosferica, sollevare nebbie e contrastare situazioni di siccità. Nella sua interpretazione non si trattava di “comandare il tempo”, ma di intervenire sull’equilibrio energetico dell’atmosfera, ristabilendone la capacità di movimento e pulsazione.
° L’ESPERIMENTO DEL MAINE E LE SUCCESSIVE RICERCHE
Uno degli episodi più conosciuti avvenne nel Maine nel 1953. La regione attraversava un periodo di forte siccità che minacciava alcune coltivazioni. Reich effettuò una serie di operazioni con il cloudbuster e nelle ore e nei giorni successivi si verificarono precipitazioni. Il raccolto di mirtilli interessato dalla siccità fu salvato e l’episodio venne riportato dalla stampa locale. Reich interpretò quanto accaduto come una conferma della possibilità di intervenire sulle condizioni energetiche dell’atmosfera attraverso il cloudbuster.
Le sperimentazioni non terminarono però con la morte di Reich. Nei decenni successivi alcuni ricercatori legati all’orgonomia hanno ripreso il cloudbusting conducendo operazioni in differenti aree geografiche e raccogliendo dati meteorologici prima, durante e dopo gli interventi. Tra questi va ricordato James DeMeo, ricercatore statunitense che ha dedicato una parte importante del proprio lavoro allo studio sperimentale delle ipotesi di Reich. DeMeo ha condotto operazioni di cloudbusting in diverse regioni caratterizzate da siccità, tra cui l’ovest degli Stati Uniti, l’Arizona e Israele, riportando in alcuni casi considerevoli aumenti delle precipitazioni successivamente agli interventi.
Particolarmente interessante è il tentativo di accompagnare queste operazioni con la raccolta di dati meteorologici, confrontando le precipitazioni osservate con le condizioni precedenti e con le medie climatiche delle regioni interessate. Queste ricerche mostrano che il cloudbuster non appartiene soltanto a un episodio isolato della vita di Reich: il suo metodo è stato ripreso successivamente e sono state raccolte osservazioni e serie di dati che i ricercatori coinvolti hanno interpretato come conferme della sua efficacia. Questi risultati non hanno tuttavia ottenuto un riconoscimento condiviso dalla meteorologia e dalla fisica atmosferica e rimane quindi aperta la necessità di verifiche indipendenti e ulteriori repliche. Il cloudbuster può essere considerato, senza liquidarlo preventivamente e senza trasformarlo in una certezza scientifica acquisita, un’ipotesi sperimentale controversa sulla quale esistono esperienze e dati che meritano di essere conosciuti e studiati con strumenti scientifici rigorosi.
° COSMIC ORGONE ENGINEERING
Negli ultimi anni Reich estese ulteriormente queste ricerche utilizzando l’espressione Cosmic Orgone Engineering, spesso abbreviata in CORE. La sua visione era ormai diventata cosmologica. L’energia che aveva inizialmente cercato nella sessualità umana e successivamente nel corpo vivente era diventata, nella sua concezione, un principio presente nell’atmosfera e nello spazio cosmico. È probabilmente il punto più controverso della sua opera, ma è anche quello che permette di vedere fino a dove Reich portò il principio che aveva guidato tutta la sua ricerca. Organismo e ambiente non erano più considerati sistemi radicalmente separati, ma differenti espressioni di processi energetici appartenenti alla natura.
° L’IDENTITÀ FUNZIONALE
Uno dei concetti fondamentali per comprendere l’intero percorso è quello di identità funzionale. Due fenomeni possono apparire completamente differenti e tuttavia esprimere una funzione profonda comune. Psiche e corpo, per esempio, non sono per Reich due realtà separate che successivamente interagiscono: il carattere e la corazza muscolare rappresentano due espressioni differenti della stessa funzione. Progressivamente Reich applica questo modo di pensare a livelli sempre più vasti. L’espansione e la contrazione dell’organismo, la pulsazione biologica e determinati processi osservati nella natura vengono interpretati come manifestazioni differenti di principi funzionali comuni. È questa concezione che rende comprensibile il passaggio apparentemente incredibile dallo studio dell’orgasmo allo studio dell’atmosfera.
° UN UNICO PERCORSO DI RICERCA
Osservata superficialmente, la ricerca di Reich sembra frammentarsi in periodi completamente differenti: prima lo psicoanalista, poi il terapeuta del corpo, quindi il biologo e infine il ricercatore dell’energia orgonica e dell’atmosfera. Vista dall’interno della sua ricerca emerge però una continuità molto più forte. Reich parte da una domanda fondamentale: che cosa muove realmente l’essere vivente? Inizialmente incontra la libido. Poi osserva il movimento dell’energia nel corpo e scopre la corazza che ne limita la pulsazione. Studia la funzione dell’orgasmo come processo di tensione, carica, scarica e distensione. Cerca successivamente nel laboratorio una base biologica di ciò che ha osservato clinicamente, incontra i bioni e formula l’ipotesi dell’energia orgonica. Costruisce l’accumulatore, studia l’interazione con la radioattività, elabora il concetto di DOR e infine tenta di intervenire sui processi energetici dell’atmosfera attraverso il cloudbuster.
Si può discutere e mettere in dubbio ogni passaggio sperimentale dell’ultimo Reich. Molte delle sue conclusioni non sono riconosciute dalla scienza contemporanea e non devono essere presentate come fatti definitivamente dimostrati. Ma liquidare l’intero percorso come il prodotto improvviso di una mente diventata irrazionale impedisce di comprenderne la profonda coerenza interna. Reich cercò per tutta la vita di attraversare le separazioni: tra mente e corpo, tra emozione e fisiologia, tra sessualità e personalità, tra organismo e ambiente, tra vita e natura. L’orgonomia rappresenta il tentativo più radicale, discusso e controverso di portare questa ricerca fino alle sue ultime conseguenze. Reich credette infine di avere individuato dietro fenomeni apparentemente differenti un principio energetico comune e lo chiamò orgone. Che l’energia orgonica esista realmente nei termini descritti da Reich rimane una questione non riconosciuta come dimostrata dalla scienza contemporanea. Ma per comprendere il significato dell’orgonomia bisogna forse tornare alla domanda dalla quale tutto era cominciato: che cos’è quella forza che percepiamo nel desiderio, nell’emozione, nel movimento involontario del corpo, nella sessualità, nella respirazione e nella pulsazione stessa della vita?
Wilhelm Reich dedicò gran parte della propria esistenza a questa domanda. L’orgone fu la risposta alla quale arrivò.
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Dio ed Energia: un’unica realtà
Reich usa entrambi i termini, Dio ed Energia, come equivalenti. La lezione che ci dà è che questi, di cui parla, non sono concetti, ma esperienze corporee…
La nostra attuale società è intrisa di […] messaggi fuorvianti che legittimano una sessualità meccanica, senza sentimento di unione, in cui il piacere fine a se stesso viene perseguito al di fuori della relazione di complicità, di sentimento, di gioco e di ascolto dell’altro. Anche questa è una negazione del piacere gioioso contrabbandata per liberalità, permissività, emancipazione. Gli uomini crescono con il mito della prestazione potente e duratura, le donne si sentono libere perché possono avere numerosi partner. La quantità sostituisce la qualità. La ginnastica sessuale sostituisce l’incontro di Unione.
Si formano strutture caratteriali in cui lo sforzo si collega al piacere, il risultato si sostituisce alla gioia del processo; questo atteggiamento viene agito in ogni atto della propria vita, nel lavoro, nelle relazioni, nelle vacanze, nei progetti.
La società non può che essere modellata su questo irrigidimento della pulsazione vitale. Uomini lontani da se stessi costruiscono strutture di potere e di sudditanza. Il denaro diventa possibilità illusoria di realizzare attraverso il possesso quella gioia da cui gli individui sono ormai esclusi. La natura viene vissuta come oggetto perché lo stesso corpo di ognuno è vissuto come oggetto.
Reich sapeva che un cambiamento sociale non potesse essere più ascritto alla politica, ma soltanto a una rivoluzione della coscienza. La speranza sono i bambini del futuro, bambini cresciuti nell’innocenza della Vita, liberi di sentire le loro pulsazioni vitali, di esplorarsi e di esplorare. Questo non può avvenire in una generazione, ma solo in un processo graduale sostenuto da persone consapevoli del pericolo della peste emozionale, anche se con strutture caratteriali non completamente risolte e funzionali, ma sufficientemente capaci di sentire la Vita in sé e di conseguenza saperla riconoscere e amare fuori di sé.
Reich dice in una frase bellissima che noi siamo singole eruzioni, nel singolo organismo vivente, dell’oceano di energia primordiale. Non poteva esprimere più chiaramente sia la nostra natura divina sia la naturalezza del Divino che si manifesta in noi. Qualcuno potrebbe argomentare che Reich parla di Energia Primordiale e non di Dio. Ma davvero siamo così ingenui da ritenere che conosciamo la differenza tra Dio e l’Energia Primordiale? Sono concetti molto più grandi di noi e certamente non sappiamo che cosa siano davvero Dio e l’Energia. Alcune persone che si fanno passare per dotte affermano che se parli di Dio sei spirituale e se parli di Energia sei materiale! Tutto ciò mi appare di una stupidità inaudita. A stento abbiamo la percezione di noi stessi, a stento comprendiamo i movimenti basilari della vita nel nostro corpo. Dobbiamo cercare di ancorarci al nostro sentire più essenziale, sviluppare la coscienza semplice del flusso vitale in noi, recuperare la nostra umanità perduta; solo allora comincia a manifestarsi una percezione più vasta, più oceanica, che ci fa intuire il significato di parole come Dio ed Energia, in quanto il nostro corpo diventa un ponte per l’Assoluto.
In realtà Reich usa entrambi i termini, Dio ed Energia, come equivalenti, e mi sembra che in questo ci sia una comprensione profonda che spezza la dualità. La lezione che ci dà è che questi, di cui parla, non sono concetti, ma esperienze corporee, facendosi in tal modo portavoce (anche lui) di quella massima che dice che l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Dio-Energia è nell’uomo; anzi, l’uomo è una particella di Dio-Energia. Così facendo si sana il conflitto tra spirito e materia appartenente a una cultura separativa che è la conseguenza della corazza percettiva, emotiva e mentale che offusca il nostro sguardo.
Il dramma della peste emozionale è che l’individuo corazzato sente l’energia della sua forza vitale, ma se ne sente separato, mentre l’individuo genitale se ne sente pervaso e si percepisce immerso in essa. L’uomo integrale ritrova come realtà intrinseca il paradiso terrestre perduto, realtà connaturata a ciò che è veramente. Così facendo realizza che il regno dei cieli è in noi. Questa è l’autentica spiritualità, quella che chiamo spiritualità naturale.
Roberto Sassone
Estratto dal libro “Wilhelm Reich”, Anima Edizioni.