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Alexander Lowen – Dall’analisi del carattere di Wilhelm Reich all’Analisi Bioenergetica –

Alexander Lowen (1910-2008) è stato uno dei più importanti esponenti della psicoterapia corporea del Novecento e il fondatore, insieme a John Pierrakos, dell’Analisi Bioenergetica. La sua opera nasce direttamente dall’incontro con Wilhelm Reich, del quale fu allievo e paziente, ma si sviluppò successivamente in una direzione autonoma, dando origine a uno degli approcci corporei più conosciuti e diffusi nel mondo.
° LE ORIGINI E LA FORMAZIONE
Alexander Lowen nacque a New York il 23 dicembre 1910 da una famiglia di immigrati ebrei provenienti dall’Europa orientale. Crebbe in un ambiente familiare che egli stesso avrebbe successivamente descritto come emotivamente difficile e segnato da tensioni. Queste esperienze contribuirono probabilmente alla sua futura sensibilità nei confronti del rapporto tra corpo, emozioni e carattere.
Da ragazzo sviluppò un forte interesse per l’attività fisica. Il movimento, lo sport e il rapporto con il proprio corpo rappresentarono per lui fin dall’inizio qualcosa di più di una semplice pratica salutistica. Lowen raccontò successivamente di avere sperimentato personalmente quanto il movimento corporeo potesse modificare lo stato emotivo e la percezione di sé.
La sua formazione iniziale non fu tuttavia psicologica. Studiò al City College di New York e successivamente conseguì una laurea in legge alla Brooklyn Law School. Per alcuni anni insegnò diritto e lavorò in ambito giuridico. Parallelamente continuò però a interessarsi al corpo, alla salute e alle concezioni che cercavano di comprendere l’essere umano nella sua totalità.
° L’INCONTRO CON WILHELM REICH
L’avvenimento decisivo della sua vita avvenne all’inizio degli anni Quaranta, quando Lowen entrò in contatto con Wilhelm Reich, che si era ormai stabilito negli Stati Uniti. Nel 1940 partecipò a un corso tenuto da Reich alla New School for Social Research di New York. L’incontro lo colpì profondamente. Reich proponeva qualcosa che Lowen non aveva trovato nelle concezioni psicologiche tradizionali: l’idea che mente e corpo non fossero due realtà separate e che il carattere di una persona fosse espresso non soltanto nei suoi pensieri e comportamenti, ma nella respirazione, nella postura, nelle tensioni muscolari e nell’intera organizzazione corporea. Lowen comprese immediatamente che ciò che Reich descriveva teoricamente corrispondeva a qualcosa che egli aveva intuito attraverso la propria esperienza fisica. Decise quindi di intraprendere un percorso terapeutico personale con Reich. Dal 1942 al 1945 fu suo paziente e successivamente ricevette una formazione nell’approccio reichiano.
L’esperienza terapeutica con Reich rappresentò per Lowen una vera svolta. Non si trattava più soltanto di parlare dei propri conflitti. Reich osservava il corpo, la respirazione, le tensioni muscolari, la qualità dello sguardo e il modo in cui l’organismo tratteneva l’emozione. Lowen sperimentò direttamente il lavoro sulla corazza muscolare e sulla respirazione e comprese quanto profondamente le difese psicologiche potessero essere inscritte nel corpo.
° DALLA CORAZZA CARATTERIALE ALLA CORAZZA MUSCOLARE
Uno degli insegnamenti fondamentali che Lowen ricevette da Reich fu il concetto di identità funzionale tra psiche e corpo. Per Reich la corazza caratteriale e quella muscolare rappresentavano due aspetti della stessa funzione difensiva. Una persona non reprime un’emozione soltanto attraverso un meccanismo psicologico: la trattiene contemporaneamente attraverso il corpo.
La paura può diventare respirazione bloccata. La rabbia può essere trattenuta nella mandibola, nelle spalle o nelle braccia. Il pianto può essere impedito irrigidendo il torace e la gola. La sessualità può essere controllata immobilizzando il bacino. Lowen fece propria questa intuizione e la mantenne come fondamento di tutto il proprio lavoro futuro. Ma progressivamente iniziò a svilupparla in una direzione personale.
° GLI STUDI DI MEDICINA
Lowen comprese che, per approfondire seriamente il rapporto tra psicologia e funzionamento corporeo, aveva bisogno di una formazione medica.
Nel 1947 si trasferì quindi in Europa e si iscrisse alla facoltà di medicina dell’Università di Ginevra, dove conseguì la laurea in medicina nel 1951.
Al ritorno negli Stati Uniti iniziò la propria attività clinica. In quegli anni il suo rapporto con Reich si era progressivamente allentato. Reich stava orientando sempre più la propria ricerca verso l’orgonomia, l’energia orgonica, l’accumulatore e le ricerche atmosferiche e cosmiche. Lowen rimase invece prevalentemente interessato alle implicazioni cliniche della scoperta reichiana della relazione tra carattere, corpo ed energia. Fu questa differenza di direzione a preparare la nascita della Bioenergetica.
° L’INCONTRO CON JOHN PIERRAKOS
Negli anni Cinquanta Lowen incontrò John C. Pierrakos, psichiatra anch’egli formatosi nell’ambito reichiano. I due cominciarono a lavorare insieme e a sviluppare una metodologia terapeutica che, pur mantenendo alcuni principi fondamentali di Reich, introduceva nuovi strumenti e una diversa concezione del lavoro corporeo. Nel 1956 Lowen e Pierrakos, insieme a William Walling, fondarono a New York l’International Institute for Bioenergetic Analysis.
Nasceva ufficialmente l’Analisi Bioenergetica.
° LA BIOENERGETICA
Il termine “bioenergetica” esprime già il nucleo della concezione di Lowen: l’essere umano è un organismo nel quale processi psicologici, corporei ed energetici costituiscono un’unica realtà funzionale.
Lowen riprende da Reich l’idea che l’energia vitale debba poter circolare liberamente attraverso l’organismo. Le tensioni muscolari croniche rappresentano modalità attraverso le quali questa energia e l’espressione emozionale vengono limitate. Ma Lowen sviluppa un metodo terapeutico più strutturato sul piano corporeo. Introduce posizioni, movimenti ed esercizi destinati ad aumentare la percezione del corpo, approfondire la respirazione, mobilizzare le tensioni croniche e permettere l’emergere dell’espressione emozionale.
Il corpo non viene utilizzato semplicemente come uno strumento aggiuntivo alla psicoterapia. Diventa una delle principali vie di accesso alla personalità.
° IL GROUNDING
Uno dei contributi più originali di Lowen è il concetto di grounding, generalmente tradotto come “radicamento”. Lowen osservò che molte persone sembravano vivere prevalentemente nella parte superiore del corpo, quasi separate dalle gambe e dal contatto con il terreno. Potevano essere estremamente sviluppate intellettualmente e tuttavia possedere una scarsa percezione della propria base corporea. Essere radicati significa sentire realmente i piedi, le gambe e il contatto con la terra, percependo il peso del proprio corpo e la propria posizione nello spazio. Ma il grounding non è soltanto una posizione fisica. Per Lowen significa essere presenti nella realtà, nel corpo e nella propria esperienza. Una persona radicata non vive soltanto attraverso il pensiero o l’immagine che possiede di sé, ma mantiene un contatto più profondo con le proprie sensazioni, emozioni e necessità corporee. È una delle differenze più evidenti rispetto al lavoro originario di Reich. Mentre Reich lavorava spesso con il paziente disteso, Lowen attribuì grande importanza alla posizione eretta, perché l’essere umano vive e affronta il mondo soprattutto stando sulle proprie gambe.
° RESPIRAZIONE, MOVIMENTO ED ESPRESSIONE
La respirazione rimane centrale nella Bioenergetica. Per Lowen una respirazione limitata riduce inevitabilmente la vitalità dell’organismo. Quando tratteniamo un’emozione tendiamo contemporaneamente a limitare il respiro.
La terapia cerca quindi di permettere una respirazione più libera e spontanea.
A questa vengono associati movimenti corporei che possono mobilizzare le tensioni muscolari profonde. Alcune posizioni producono vibrazioni involontarie nelle gambe e nel corpo. Lowen attribuiva grande importanza a queste vibrazioni perché le considerava espressione di una maggiore mobilità dell’organismo e di una diminuzione del controllo muscolare cronico. Il terapeuta può inoltre invitare il paziente a esprimere fisicamente emozioni trattenute: protendere le braccia, spingere, colpire un materasso, scalciare, emettere suoni, gridare o lasciare emergere il pianto. Tuttavia il significato del lavoro non consiste semplicemente nello “scaricare” emozioni. L’obiettivo è permettere alla persona di riconoscere ciò che sente, comprendere come lo trattiene nel corpo e recuperare progressivamente una maggiore libertà nell’espressione di sé.
° IL CORPO COME STORIA DELLA PERSONA
Uno degli aspetti più affascinanti della concezione di Lowen è l’idea che il corpo racconti la storia dell’individuo. Il modo in cui una persona sta in piedi, respira, tiene il capo, muove le spalle, utilizza le braccia, contrae l’addome o immobilizza il bacino non è casuale. Il corpo si è formato attraversando una storia.
Il bambino che deve continuamente trattenere il pianto impara a organizzare il corpo in modo da non piangere. Chi deve controllare la paura costruisce modalità corporee che permettono di non sentirla pienamente. Chi non può esprimere la rabbia deve impedire alle braccia, alla mandibola e alla voce di completarne il movimento. Con il tempo queste modalità diventano inconsce. La persona non pensa più: “sto trattenendo il respiro per non sentire”. Semplicemente respira così. La difesa diventa carattere e contemporaneamente struttura corporea.
È questa una delle grandi eredità che Lowen riceve direttamente da Reich.
° LE STRUTTURE CARATTERIALI
Lowen sviluppò ulteriormente la lettura corporea delle strutture caratteriali, descrivendo cinque grandi organizzazioni: schizoide, orale, psicopatica, masochista e rigida. Questi termini possono facilmente essere fraintesi se letti attraverso il significato diagnostico che possiedono nella psichiatria contemporanea. Lowen non intendeva semplicemente formulare diagnosi psichiatriche. Cercava di descrivere modalità profonde attraverso le quali l’individuo organizza il rapporto con il corpo, gli affetti, il bisogno, il potere, l’aggressività, la sessualità e le relazioni. Ogni struttura rappresenta una particolare soluzione difensiva sviluppata nel corso della crescita.
Nella realtà clinica nessuna persona corrisponde perfettamente a un solo tipo. Le strutture possono sovrapporsi e combinarsi e devono essere comprese all’interno della storia individuale.
° PIACERE, VITALITÀ E SALUTE
Per Lowen la salute non coincide semplicemente con l’assenza di sintomi.
Una persona può funzionare perfettamente nella società, lavorare, avere successo e apparire adattata e tuttavia essere profondamente separata dal proprio corpo e dalla propria capacità di provare piacere. Il piacere assume quindi un ruolo centrale. Come Reich, Lowen considera la capacità di provare piacere un indicatore fondamentale della vitalità dell’organismo. Quando il corpo è cronicamente contratto, anche la capacità di sentire diminuisce. La terapia non cerca dunque soltanto di eliminare l’angoscia o il sintomo. Cerca di restituire alla persona una maggiore capacità di sentire, respirare, muoversi, amare, entrare in relazione e provare piacere.
° IL RAPPORTO CON LA SESSUALITÀ
Anche sul tema della sessualità Lowen rimase profondamente influenzato da Reich, pur prendendone progressivamente le distanze. Reich aveva attribuito alla potenza orgastica un ruolo centrale nella regolazione energetica dell’organismo. Lowen mantenne l’importanza della sessualità ma inserì maggiormente l’esperienza sessuale nel problema complessivo della relazione, del sentimento, del piacere e della capacità di abbandono. Per Lowen la sessualità piena non è semplicemente una funzione genitale efficiente. Coinvolge l’intero corpo e presuppone la capacità di lasciarsi andare alle sensazioni senza perdere il contatto con se stessi.
° IL LINGUAGGIO DEL CORPO
Lowen possedeva una straordinaria capacità di osservazione corporea.
Guardava come una persona entrava nella stanza, come stava in piedi, come respirava e come distribuiva il peso sulle gambe. Osservava il rapporto tra parte superiore e inferiore del corpo, la mobilità del bacino, la posizione del capo, l’espressione degli occhi e la qualità generale della presenza corporea.
Ma il corpo, nella sua concezione, non doveva diventare una specie di codice rigido nel quale a ogni postura corrisponde automaticamente un significato psicologico. La lettura corporea acquistava senso soltanto all’interno della relazione terapeutica e della storia della persona.
° IL TRADIMENTO DEL CORPO
Nel 1967 Lowen pubblicò The Betrayal of the Body, tradotto in italiano come Il tradimento del corpo. Il titolo sintetizza uno dei nuclei fondamentali del suo pensiero. L’essere umano moderno ha progressivamente imparato a vivere attraverso l’Io, l’immagine, il controllo e il pensiero, separandosi dal proprio corpo.
Tradire il corpo significa perdere il contatto con ciò che realmente sentiamo.
Possiamo allora costruire un’immagine di noi stessi completamente differente dalla nostra esperienza profonda. Per Lowen la nevrosi nasce anche da questa frattura. La terapia cerca di ricostruire l’unità perduta tra ciò che pensiamo, ciò che sentiamo e ciò che il nostro corpo esprime.
° I GRANDI TEMI DELLA SUA OPERA
Nel corso di una lunghissima attività clinica e teorica Lowen affrontò numerosi aspetti della condizione umana: il piacere, l’amore, la sessualità, la depressione, il narcisismo, la paura della vita, il rapporto con il corpo e il progressivo impoverimento della vitalità nella società contemporanea. Tra i suoi libri più conosciuti figurano: Il Linguaggio del Corpo, Amore e Orgasmo, Il Piacere, Il Tradimento del Corpo, Bioenergetica, La Depressione e il Corpo, Il Narcisismo, Paura di Vivere, Arrendersi al Corpo e La Spiritualità del Corpo. Il suo stile è generalmente molto più accessibile di quello di Reich. Lowen utilizza frequentemente esempi clinici e descrizioni corporee concrete, cercando di rendere comprensibile il rapporto tra psicologia e corpo anche al lettore non specialista.
° LOWEN E REICH: CONTINUITÀ E DIFFERENZE
Il rapporto tra Lowen e Reich è fondamentale per comprendere la storia della psicoterapia corporea. Senza Reich non sarebbe esistita l’Analisi Bioenergetica.
Lowen eredita da Reich alcuni principi fondamentali: l’identità funzionale tra mente e corpo, il concetto di corazza muscolare, l’importanza della respirazione, il ruolo dell’energia nell’organismo, il rapporto tra repressione emozionale e tensione corporea e l’importanza della sessualità e del piacere. Ma Lowen sceglie una strada diversa quando Reich sviluppa l’orgonomia.
Non segue Reich nelle ricerche sui bioni, sull’accumulatore orgonico, sull’ORANUR, sul cloudbuster e sull’energia orgonica cosmica. Mantiene il centro del proprio interesse nell’ambito psicoterapeutico e sviluppa soprattutto il lavoro corporeo. Introduce inoltre il grounding, attribuisce maggiore importanza alla posizione eretta e alle gambe e costruisce una serie di esercizi corporei che non appartenevano al metodo originario di Reich. In questo senso Lowen può essere considerato contemporaneamente un continuatore e un innovatore della tradizione reichiana.
° LA SEPARAZIONE DA JOHN PIERRAKOS
Anche la collaborazione tra Lowen e Pierrakos ebbe successivamente termine.
Pierrakos sviluppò progressivamente interessi che andavano oltre la Bioenergetica classica, approfondendo la dimensione energetica e spirituale dell’essere umano. Dall’incontro con Eva Broch nacque successivamente il percorso che avrebbe condotto alla Core Energetics.
Lowen rimase invece maggiormente ancorato alla dimensione corporea e psicoterapeutica. Questa separazione è significativa perché mostra come dall’eredità di Reich siano nate nel corso del Novecento strade differenti: alcune più orientate verso la psicoterapia clinica, altre verso una concezione energetica e altre ancora verso l’integrazione tra psicologia, corpo e dimensione spirituale.
° GLI ULTIMI ANNI
Lowen continuò a lavorare, insegnare e scrivere per gran parte della propria vita. Anche in età molto avanzata attribuiva enorme importanza all’esercizio corporeo e alla capacità di mantenere il contatto con le proprie sensazioni.
Nella sua autobiografia Honoring the Body, pubblicata negli ultimi anni della sua vita, tornò sulla propria storia personale e professionale e sul significato che il corpo aveva assunto nel suo percorso. Morì il 28 ottobre 2008 a New Canaan, nel Connecticut, all’età di novantasette anni.
° L’EREDITÀ DI ALEXANDER LOWEN
L’importanza storica di Lowen consiste soprattutto nell’avere raccolto una parte fondamentale dell’eredità clinica di Reich e nell’averla trasformata in un sistema psicoterapeutico autonomo e trasmissibile. Con Reich il corpo era entrato radicalmente nella psicoterapia. Con Lowen questo ingresso diventò una vera scuola internazionale. L’Analisi Bioenergetica ha contribuito in maniera decisiva alla diffusione dell’idea che non possiamo comprendere completamente una persona ascoltando soltanto ciò che racconta. Dobbiamo osservare anche come respira, come sta in piedi, come guarda, come si muove, come trattiene il corpo e come entra fisicamente in relazione con il mondo. Ma forse il contributo più profondo di Lowen può essere espresso in maniera ancora più semplice.
Noi non abbiamo soltanto un corpo, noi siamo anche il nostro corpo.
La nostra storia è scritta nella postura, nella respirazione, nelle tensioni e nella capacità di lasciarci attraversare dalle emozioni. Il corpo porta i segni delle difese che abbiamo dovuto costruire ma conserva contemporaneamente la possibilità di recuperare una maggiore vitalità. Da Reich Lowen aveva imparato che la nevrosi non è soltanto un conflitto della mente. Attraverso la Bioenergetica dedicò il resto della propria vita a esplorare le conseguenze di questa intuizione.
E proprio qui si trova il suo posto fondamentale nella storia della psicoterapia corporea: nel tentativo di riportare l’essere umano dalla spiegazione di ciò che sente all’esperienza viva del proprio corpo.
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Il Grounding di Alexander Lowen: “ritrovare il contatto con la terra e con le proprie radici”
di Roberto Maria Sassone

Nel lavoro corporeo di Wilhelm Reich il paziente lavorava prevalentemente in posizione sdraiata, spesso con le gambe flesse e i piedi appoggiati sul lettino. Era una posizione che facilitava l’abbandono del controllo volontario e permetteva al terapeuta di intervenire sulla respirazione, sulla corazza muscolare e sull’emergere delle risposte vegetative ed emozionali. Nella successiva sistematizzazione della Vegetoterapia Carattero-Analitica, soprattutto attraverso Federico Navarro, verranno sviluppati specifici actings destinati a intervenire progressivamente sui diversi livelli della corazza.
La posizione sdraiata può inoltre favorire una dimensione regressiva perché, diminuendo la necessità di sostenersi fisicamente e di mantenere l’assetto abituale della posizione eretta, possono emergere vissuti profondi e talvolta molto antichi, collegati alle prime esperienze affettive e corporee della persona.
Alexander Lowen compie un ulteriore passo. Pur conservando l’eredità fondamentale di Reich, introduce sistematicamente nel lavoro terapeutico la posizione eretta. Il paziente viene invitato a stare in piedi, a sentire il peso del proprio corpo, il contatto dei piedi con il terreno e soprattutto il modo in cui sostiene se stesso.
Questo passaggio è molto più importante di quanto possa sembrare. Quando siamo sdraiati il lettino sostiene quasi completamente il nostro corpo, mentre quando siamo in piedi dobbiamo trovare continuamente un equilibrio tra gravità, tono muscolare, respirazione e movimento. Il modo in cui stiamo sulle nostre gambe diventa quindi una manifestazione immediata del nostro modo di stare nella vita.
È da questa intuizione che nasce uno dei concetti fondamentali della Bioenergetica di Lowen: il grounding, che possiamo tradurre con “radicamento”. Ma il grounding non consiste semplicemente nell’avere i piedi appoggiati a terra: essere grounded significa essere realmente presenti nel proprio corpo, nella propria realtà e nella propria vita.
La posizione eretta richiama inevitabilmente la realtà concreta. Non invita tanto a rivivere il passato quanto a prendere coscienza di come quel passato continui a manifestarsi nel corpo presente. La nostra storia, infatti, non è soltanto qualcosa che ricordiamo: è diventata postura, respirazione, tono muscolare e si manifesta nel modo in cui appoggiamo i piedi, flettiamo o irrigidiamo le ginocchia, tratteniamo il bacino, solleviamo il torace e, più in generale, nel modo in cui il nostro corpo si dispone di fronte alla vita.
Da questo punto di vista il grounding non nega affatto la storia personale, ma permette di incontrarla là dove continua a vivere: nel corpo di oggi. Il passato non è soltanto memoria; continua a manifestarsi nel nostro modo di respirare, muoverci, proteggerci, avvicinarci agli altri e reagire alle situazioni che incontriamo.
Nel tempo la parola grounding è stata utilizzata nei contesti più differenti e ha finito per assumere significati talmente vasti da rischiare di perdere la propria specificità. Per questo credo sia importante tornare all’intuizione originaria di Lowen: il grounding è innanzitutto recupero del contatto con se stessi attraverso il corpo. Non significa pensare di essere radicati, ma sentire concretamente il proprio corpo e riconoscersi nell’esperienza che stiamo vivendo.
Una delle caratteristiche più evidenti dell’essere umano contemporaneo è la tendenza a vivere prevalentemente nella mente. Pensiamo continuamente, anticipiamo, programmiamo, ricordiamo, fantastichiamo, interpretiamo ciò che accade e ci preoccupiamo di ciò che potrebbe accadere. Il pensiero è naturalmente una funzione straordinaria; il problema nasce quando perdiamo progressivamente il contatto con tutto ciò che non è pensiero.
Possiamo sapere moltissime cose su noi stessi e sentirci pochissimo. Possiamo conoscere perfettamente le ragioni della nostra ansia senza accorgerci che stiamo trattenendo il respiro, comprendere intellettualmente la nostra paura senza percepire che le gambe sono rigide oppure parlare a lungo delle nostre emozioni senza lasciarci realmente attraversare da esse. È come se la coscienza si fosse progressivamente ritirata verso la testa e il resto dell’organismo fosse diventato qualcosa che trasportiamo con noi invece di essere il luogo nel quale viviamo.
Il grounding rappresenta il movimento inverso: significa tornare ad abitare il corpo, riportando progressivamente l’attenzione e la sensibilità verso quelle parti di noi dalle quali ci siamo separati.
Lowen osservava frequentemente persone nelle quali l’energia e l’attenzione sembravano concentrate prevalentemente nella parte superiore del corpo. Torace, collo e testa potevano essere fortemente attivati mentre bacino, gambe e piedi apparivano relativamente poco sentiti. Per questo il lavoro bioenergetico attribuisce tanta importanza alle gambe, che non servono soltanto a mantenerci in piedi, ma ci permettono di avvicinarci e allontanarci, andare verso ciò che desideriamo, fuggire da ciò che ci minaccia e sostenere concretamente il nostro peso.
Una persona può possedere gambe muscolarmente molto forti ed essere tuttavia scarsamente grounded, perché la forza muscolare non coincide con il radicamento. Le ginocchia, per esempio, possono essere cronicamente bloccate e il corpo può apparire estremamente stabile, ma quella stabilità può essere ottenuta attraverso la rigidità e il controllo.
Il vero grounding richiede una stabilità capace di movimento. Le ginocchia possono flettersi, il peso può passare realmente attraverso le gambe, i piedi possono percepire il terreno e il corpo può oscillare senza vivere ogni oscillazione come una perdita di controllo. La stabilità non nasce allora dall’immobilità, ma dalla capacità di adattarsi continuamente mantenendo il contatto con la propria base.
Anche la respirazione è inseparabile dal grounding. È difficile essere profondamente radicati se respiriamo soltanto nella parte superiore del torace perché, quando la respirazione diventa più libera, il movimento respiratorio tende a coinvolgere progressivamente il diaframma, l’addome e il bacino e il corpo può essere percepito maggiormente nella sua unità.
Il grounding non consiste quindi semplicemente in un movimento dall’alto verso il basso, ma in un processo attraverso il quale le diverse parti dell’organismo tornano a comunicare tra loro. La testa non deve essere eliminata o contrapposta al corpo: deve tornare ad appartenere al corpo. Allo stesso modo il pensiero non deve essere combattuto, ma deve ritrovare il proprio posto senza sostituirsi continuamente all’esperienza.
C’è poi un significato del grounding che considero ancora più importante. Essere radicati significa essere in contatto con la realtà: con il proprio corpo e le proprie emozioni, con i propri limiti e le proprie possibilità, con la concretezza delle relazioni e soprattutto con ciò che stiamo realmente vivendo nel momento presente.
Una persona poco radicata può vivere prevalentemente nell’immagine che possiede di sé, nei propri progetti, nelle aspettative, nelle fantasie o nella necessità di corrispondere a ciò che pensa di dover essere. Il corpo, invece, possiede una qualità estremamente concreta: esiste sempre nel presente. Possiamo pensare al passato o immaginare il futuro, ma il corpo respira, sente e vive soltanto adesso.
Da questo punto di vista il grounding è anche una pratica di verità, perché ci riporta continuamente da ciò che immaginiamo di essere a ciò che realmente stiamo vivendo.
C’è un’altra dimensione che considero fondamentale. Quanto più una persona è radicata, tanto meno ha bisogno di sostenere continuamente un’immagine di sé. Una parte considerevole della nostra energia può essere utilizzata per mantenere una determinata identità: dobbiamo essere forti, competenti, amabili, spirituali, sicuri, indipendenti o comunque corrispondere all’immagine che abbiamo costruito di noi stessi.
Il corpo, invece, ci riporta continuamente all’esperienza reale. Conosce la tensione e la distensione, l’apertura e la chiusura, il piacere e il dolore, la paura e la sicurezza, il movimento verso qualcosa e il bisogno di allontanarsene. Quando torniamo profondamente nel corpo possiamo, almeno per alcuni momenti, smettere di sostenere l’immagine e semplicemente essere. Per questo il grounding non è soltanto un lavoro sulle gambe, ma un progressivo ritorno alla propria realtà.
Esiste poi un aspetto del grounding che sento particolarmente importante e che vorrei portare un poco oltre la formulazione strettamente tecnica della Bioenergetica. Sotto i nostri piedi non c’è semplicemente un pavimento: c’è la Terra. Può sembrare un’affermazione ovvia, eppure normalmente viviamo come se ce ne fossimo dimenticati. Camminiamo sull’asfalto, sui pavimenti delle nostre case e sulle strade delle città e raramente percepiamo che tutto ciò poggia su qualcosa di immensamente più grande di noi.
Il grounding può diventare allora anche il recupero di una relazione elementare: sentire che apparteniamo alla Terra. Non siamo sospesi nello spazio e non dobbiamo sostenerci completamente da soli; esiste qualcosa sotto di noi che sostiene continuamente il nostro peso. Quando permettiamo realmente al corpo di percepirlo può emergere una sensazione molto profonda di affidamento, non semplicemente pensato ma corporeo: possiamo lasciare andare almeno una parte del nostro peso, diminuire il bisogno di controllare tutto e sentire concretamente che qualcosa ci sostiene.
È qui che, nella mia esperienza, il significato del grounding si amplia ulteriormente. Il contatto con la Terra può diventare progressivamente una metafora vissuta, e non semplicemente pensata, della fiducia nella vita.
Avere fiducia nella vita non significa credere ingenuamente che essa sarà sempre benevola o che nulla di doloroso potrà accaderci. La vita comprende anche perdita, dolore, separazione, malattia, trasformazione e morte. La fiducia di cui parlo è qualcosa di più profondo: significa poter rimanere presenti anche quando non possiamo controllare ciò che accade.
Il grounding diventa allora la capacità di non fuggire immediatamente nella mente quando la realtà ci inquieta, ma di rimanere nel corpo, sentire i piedi, respirare, percepire ciò che sta accadendo e, a partire da quella presenza, rispondere alla vita. La fiducia non nasce quindi dall’illusione di essere protetti da ogni evento doloroso, ma dalla possibilità di attraversare ciò che accade senza perdere completamente il contatto con noi stessi.
Proprio per questo considero il grounding fondamentale anche in qualsiasi autentico percorso interiore. La spiritualità può diventare facilmente una via di fuga dal corpo: possiamo cercare stati elevati di coscienza, esperienze luminose e dimensioni sottili o trascendenti e contemporaneamente essere incapaci di abitare pienamente le nostre emozioni, le nostre relazioni, la sessualità e la realtà quotidiana.
Un albero può crescere verso il cielo soltanto perché le sue radici affondano nella terra. È una metafora semplice, ma contiene qualcosa di essenziale: più un percorso interiore tende verso l’alto, più ha bisogno di profondità verso il basso. La vera verticalità possiede entrambe le direzioni, verso il cielo e verso la Terra.
La coscienza può aprirsi a dimensioni più vaste senza per questo abbandonare il corpo. Al contrario, ciò che viene incontrato interiormente deve progressivamente poter penetrare nella vita concreta, nelle emozioni, nelle relazioni e nel modo stesso in cui abitiamo il nostro corpo. Una spiritualità che ci porta lontano dalla nostra realtà corporea, dalle nostre ferite, dai nostri conflitti e dalle nostre relazioni rischia di diventare un’altra forma, magari molto raffinata, di separazione da noi stessi.
Da questo punto di vista il grounding rappresenta per me molto più di una tecnica bioenergetica: è una condizione fondamentale dell’incarnazione, perché significa permettere alla coscienza di essere presente nella concretezza del corpo e della vita.
Alla fine il grounding potrebbe essere espresso con una formula molto semplice: essere qui. Significa essere nel corpo, sentire la Terra, non fuggire continuamente nel pensiero, non vivere soltanto nel passato o nel futuro e non dover sostenere incessantemente un’immagine di noi stessi. Significa sentire il peso del corpo che scende attraverso le gambe e incontra il terreno, respirare, lasciarsi sostenere e, a partire da questa presenza, incontrare la vita.
Ed è proprio qui che il grounding può incontrare, pur provenendo da una storia e da un linguaggio differenti, uno dei temi centrali della mindfulness e di molte tradizioni contemplative orientali: la presenza. Essere presenti significa tornare continuamente all’esperienza che sta accadendo, invece di essere trascinati inconsapevolmente nel flusso dei pensieri, dei ricordi e delle anticipazioni. Nel grounding questa presenza possiede una radice profondamente corporea: il presente non viene soltanto osservato dalla mente, ma sentito attraverso il respiro, i piedi, le gambe e l’intero organismo. Il corpo diventa così una delle porte più immediate attraverso cui possiamo ritornare al qui e ora.
Da questo punto di vista grounding e mindfulness, pur non essendo la stessa cosa, possono profondamente incontrarsi. Entrambi ci richiamano dalla dispersione alla presenza, dall’automatismo alla consapevolezza e dalla continua identificazione con il pensiero all’esperienza diretta di ciò che stiamo vivendo. Il grounding aggiunge a questo ritorno una dimensione particolarmente concreta: essere presenti significa anche essere incarnati, sentire di avere un corpo, un peso, un respiro e un contatto reale con la Terra.
Essere radicati non significa diventare immobili. Le radici non impediscono all’albero di muoversi, ma gli permettono di farlo senza essere portato via dal vento. È forse questa l’immagine che più corrisponde al significato profondo che attribuisco al grounding: avere radici abbastanza profonde da poterci aprire pienamente alla vita senza perdere noi stessi.
Di seguito una lezione introduttiva, dove Luciano Marchino racconta lo sviluppo dell’approccio somatico in psicologia, da Freud a Reich e da Reich alla bioenergetica di Alexander Lowen.
→ ACCEDI AL VIDEO n.1 DI LUCIANO MARCHINO – DA FREUD A REICH E DA REICH A LOWEN
→ ACCEDI AL VIDEO n.2 DI LUCIANO MARCHINO -DA FREUD A REICH E DA REICH A LOWEN