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“I SETTE SEGMENTI DELLA CORAZZA SECONDO WILHELM REICH”
di Roberto Maria Sassone

Dagli occhi al bacino: corpo, emozione e linguaggio espressivo dell’organismo
Una delle intuizioni più importanti di Wilhelm Reich riguarda il modo in cui la storia psicologica dell’individuo si inscrive nel corpo. Il carattere non è, per Reich, qualcosa che appartiene soltanto alla mente. Le modalità attraverso le quali una persona trattiene un’emozione, controlla un impulso, evita il contatto, reprime il pianto, la rabbia, il desiderio o la paura finiscono progressivamente per organizzarsi anche nella postura, nella respirazione, nello sguardo e nelle tensioni muscolari croniche.
Reich definì “corazza caratteriale” l’insieme delle difese psicologiche diventate relativamente stabili nella personalità e “corazza muscolare” la loro espressione corporea. Le due corazze non sono però, nella sua concezione, due fenomeni separati. Sono funzionalmente identiche: ciò che sul piano psicologico appare come difesa, sul piano corporeo può apparire come immobilizzazione, rigidità o alterazione dell’espressione.
Proseguendo il lavoro clinico Reich si accorse inoltre che queste tensioni non seguivano semplicemente il decorso anatomico di un singolo muscolo o di un nervo. Sembravano organizzarsi in vere e proprie fasce trasversali del corpo. Arrivò così a descrivere sette grandi segmenti della corazza: oculare, orale, cervicale, toracico, diaframmatico, addominale e pelvico. Ciascuno possiede una relativa autonomia, ma nessuno funziona realmente isolato dagli altri. Un’emozione completa coinvolge generalmente più segmenti contemporaneamente.
È importante precisare subito che questi sette segmenti non devono essere interpretati come sette contenitori nei quali sarebbero depositate sette emozioni specifiche. Non significa, per esempio, che “negli occhi c’è la paura” o “nel bacino c’è la sessualità” secondo uno schema rigido. Reich osservava piuttosto il modo in cui ogni regione partecipa a determinate funzioni espressive dell’organismo. Il significato di una tensione dipende sempre dall’insieme della struttura della persona, dalla sua storia e dal rapporto funzionale con gli altri segmenti.
° LA CORAZZA COME ORGANIZZAZIONE SEGMENTARIA
Reich descrisse i segmenti come anelli che circondano il corpo trasversalmente, anteriormente, lateralmente e posteriormente. Utilizzò l’immagine degli organismi segmentati primitivi, come il verme, nei quali l’onda di contrazione ed espansione attraversa longitudinalmente il corpo passando attraverso segmenti successivi. Nell’essere umano corazzato, secondo Reich, gli anelli di tensione trasversale interferiscono con questo movimento longitudinale dell’eccitazione e con la capacità dell’organismo di funzionare come una totalità pulsante.
Per questo il lavoro terapeutico non consiste semplicemente nel rilassare dei muscoli. Reich cerca di restituire mobilità a una funzione espressiva. Un muscolo può anche apparire relativamente morbido e tuttavia la persona può essere incapace di utilizzare quella regione nell’espressione di un’emozione. Viceversa, una forte tensione muscolare può rappresentare soltanto una parte di una difesa molto più complessa.
Il corpo reichiano è quindi soprattutto un corpo espressivo. Reich osserva come una persona guarda, respira, trattiene il capo, muove le braccia, apre la bocca, piange, grida, inspira, espira, protende le mani, contrae l’addome e muove il bacino. Il suo interesse non è semplicemente anatomico: cerca di comprendere in che modo l’organismo interrompe una funzione che originariamente tenderebbe a svolgersi spontaneamente.
° IL SEGMENTO OCULARE
Il primo segmento è quello oculare e comprende, nella descrizione di Reich, la fronte, gli occhi, le palpebre, la muscolatura dei globi oculari e la regione degli zigomi. Reich osservava inoltre la mobilità della fronte, la capacità di aprire e chiudere liberamente gli occhi, la qualità dello sguardo e la possibilità di piangere.
Il segmento oculare occupa una posizione particolarmente importante perché attraverso gli occhi entriamo in contatto con il mondo. Guardare non significa soltanto registrare visivamente un oggetto. Lo sguardo partecipa al contatto emotivo: possiamo cercare qualcuno, evitarlo, controllarlo, temerlo, desiderarlo, accoglierlo o sottrarci alla sua presenza.
È per questo che gli occhi interessarono profondamente Reich. Egli osservò persone che guardavano senza realmente vedere, occhi fissi, sguardi vuoti, sguardi costantemente allarmati, palpebre immobilizzate, fronti rigide e visi nei quali la regione superiore appariva quasi separata dal resto dell’espressione. Nei casi più gravi, soprattutto nelle condizioni psicotiche, attribuì al blocco oculare un’importanza centrale nella perdita di contatto con la realtà. La tradizione orgonomica successiva ha continuato ad attribuire grande importanza alla qualità del contatto visivo e alla motilità degli occhi.
Ma il segmento oculare riguarda anche la paura. Per avere paura dobbiamo poter spalancare gli occhi, orientare lo sguardo e percepire ciò che accade. Una persona può invece imparare molto precocemente a non vedere ciò che è troppo doloroso, minaccioso o emotivamente insostenibile. Naturalmente “non vedere” non significa necessariamente diventare ciechi: può significare irrigidire lo sguardo, fissare un punto, perdere la vivacità della percezione o separarsi emotivamente da ciò che si sta guardando.
Gli occhi sono inoltre strettamente collegati al pianto. Reich osservava che molte persone avevano perso la possibilità di lasciare scorrere liberamente le lacrime. Non basta che la bocca assuma l’espressione del pianto: se gli occhi rimangono rigidi e il segmento oculare non partecipa, il pianto può rimanere incompleto. Per Reich l’emozione autentica coinvolge l’organismo nella sua totalità.
Il lavoro sul segmento oculare serviva quindi a recuperare la capacità di guardare, orientarsi, esprimere paura, sorpresa, tristezza, rabbia e contatto. Reich utilizzava movimenti degli occhi, cambiamenti dello sguardo, espressioni facciali e l’apertura ampia delle palpebre. Non era una ginnastica oculare: l’obiettivo era rimettere in movimento una funzione espressiva.
Il significato profondo del segmento oculare può essere sintetizzato così: è il segmento del contatto percettivo con il mondo. È il luogo nel quale possiamo permetterci di vedere ciò che c’è oppure difenderci dal vedere e dall’essere visti.
° IL SEGMENTO ORALE
Il secondo segmento comprende essenzialmente la bocca, le labbra, il mento, la mandibola e la regione connessa alla funzione orale. Reich presta particolare attenzione alla capacità di aprire la bocca, mordere, succhiare, gridare, piangere, fare smorfie e lasciare emergere liberamente l’espressione.
La bocca è una delle prime grandi regioni attraverso le quali il bambino entra in relazione con il mondo. Nutrirsi, succhiare, mordere, chiamare, piangere e successivamente parlare sono funzioni profondamente corporee e relazionali. Per questo una mandibola cronicamente serrata non è soltanto una tensione muscolare. Può partecipare al trattenimento di un pianto, di un grido, di un bisogno, di una protesta o di un impulso aggressivo.
Si pensi a espressioni quotidiane come “stringere i denti”, “mordersi le labbra”, “ingoiare le parole”. Il linguaggio comune ha conservato una straordinaria intuizione del rapporto fra tensione orale e controllo dell’emozione.
Reich osservò che il segmento orale può trattenere funzioni apparentemente opposte. Una bocca può essere bloccata tanto nel bisogno di ricevere quanto nella capacità di mordere. Il bambino succhia per nutrirsi e morde per affermare una forza aggressiva naturale. Entrambe le funzioni appartengono alla vitalità dell’organismo. Nella corazza orale possiamo quindi incontrare mandibole rigide, labbra trattenute, difficoltà a gridare pienamente, pianto senza apertura della bocca, incapacità di mordere con decisione oppure un’attività verbale continua che, paradossalmente, può anch’essa funzionare come difesa dal contatto più profondo. Un aspetto importante è che il segmento orale non funziona indipendentemente dagli occhi. Reich sottolineava, per esempio, che liberare l’impulso a piangere nella zona orale non porta necessariamente a un vero pianto se il segmento oculare rimane immobilizzato. È una dimostrazione molto bella del principio secondo cui un’emozione non appartiene mai completamente a un solo segmento.
° IL SEGMENTO CERVICALE
Il terzo segmento comprende la muscolatura profonda del collo, il platisma, gli sternocleidomastoidei e, funzionalmente, anche la lingua e la muscolatura della gola.
Il collo costituisce un passaggio fondamentale tra la testa e il tronco. Attraverso la gola passano la respirazione, la voce, il pianto, il grido e la deglutizione. Per questo Reich vi riconobbe una delle principali regioni attraverso le quali l’emozione può essere letteralmente “ingoita”.
Una persona può sentire salire un pianto e bloccarlo stringendo la gola. Può provare rabbia e sentirsi come se avesse un nodo. Può voler gridare e trasformare il grido in una voce controllata. Il movimento della laringe e il modo di tenere il collo diventano allora parte integrante della difesa.
Reich osservava anche il collo cronicamente rigido, il capo trattenuto e le spalle sollevate. La rigidità cervicale può conferire alla persona un atteggiamento di costante vigilanza: come se fosse continuamente pronta a intercettare un pericolo. La tradizione orgonomica ha descritto pazienti incapaci persino di lasciare semplicemente cadere il peso della testa e affidarlo alla gravità.
Nel linguaggio caratteriale il collo rigido può inoltre partecipare all’atteggiamento dell’ostinazione: “tenere duro”, “non piegarsi”, mantenere il controllo. Reich, tuttavia, non riduceva mai il dato corporeo a un’etichetta psicologica. Quello che lo interessava era recuperare il movimento espressivo trattenuto.
Nel segmento cervicale assume una particolare importanza anche il riflesso del vomito. Reich osservava che il movimento opposto al “mandare giù” poteva mobilizzare la gola e coinvolgere profondamente anche il diaframma. Questo mostra ancora una volta che i segmenti sono relativamente autonomi ma continuamente interconnessi.
° IL SEGMENTO TORACICO
Il quarto segmento comprende il torace nel suo insieme: muscoli intercostali, pettorali, muscoli delle spalle, deltoidi e muscolatura fra le scapole. Reich collega funzionalmente al segmento toracico anche le braccia e le mani, che considera in un certo senso prolungamenti espressivi del petto. Questo segmento ha un’importanza enorme perché coinvolge direttamente la respirazione.
Una delle modalità fondamentali attraverso cui reprimiamo l’emozione è trattenere il respiro. Basta osservare cosa accade spontaneamente quando cerchiamo di non piangere o di non sentire paura: il torace tende a immobilizzarsi. Possiamo rimanere in una posizione di inspirazione cronica, mantenendo il petto sollevato e riducendo soprattutto la possibilità di una espirazione piena.
Reich vedeva nel torace cronicamente espanso una delle grandi espressioni corporee del controllo. Il petto rigido può comunicare forza, dominio, dignità, autocontrollo e distanza. Ma proprio quella “forza” può essere costruita sul blocco della vulnerabilità e della spontaneità.
Nel torace Reich collocava alcune delle emozioni più profonde dell’essere umano: il pianto pieno, il singhiozzo, la rabbia intensa e soprattutto il profondo desiderio affettivo di entrare in contatto con l’altro.
Qui le braccia diventano fondamentali. Le braccia possono abbracciare, respingere, colpire, protendersi, chiedere, prendere e lasciare andare. Una persona può possedere una perfetta capacità meccanica di muoverle ma diventare improvvisamente inibita quando il gesto assume un significato emozionale. Può sollevare le braccia senza problemi ma non riuscire realmente ad aprirle per chiedere un abbraccio.
È uno degli aspetti più profondi della concezione reichiana: la libertà del movimento non coincide necessariamente con la libertà dell’espressione.
Il segmento toracico rappresenta quindi un crocevia fondamentale tra respirazione, affettività e capacità di protendersi verso il mondo. Quando è libero il petto partecipa al fluire dell’emozione. Quando è rigidamente corazzato può comunicare freddezza, distanza e inaccessibilità.
° IL SEGMENTO DIAFRAMMATICO
Con il quinto segmento entriamo in una regione decisiva. Reich descrive un anello che comprende il diaframma, l’epigastrio, la parte inferiore dello sterno, le ultime coste e posteriormente la regione delle vertebre toraciche inferiori. Nella sua concezione funzionale include inoltre lo stomaco e la regione del plesso solare.
Il diaframma è il grande muscolo respiratorio che separa torace e addome. La sua libertà di movimento è indispensabile a una respirazione spontanea e profonda. Dal punto di vista reichiano assume però un significato ancora più importante: può diventare una vera e propria barriera fra la parte superiore e quella inferiore dell’organismo.
Una persona può avere imparato a respirare profondamente con il torace e tuttavia mantenere il diaframma relativamente immobile. Per Reich la respirazione volontariamente profonda non coincide quindi necessariamente con la liberazione della respirazione. Il punto decisivo è la spontaneità della pulsazione diaframmatica.
Il diaframma rappresenta uno dei luoghi nei quali l’organismo può arrestare l’onda dell’eccitazione prima che raggiunga l’addome e il bacino. Ecco perché Reich attribuisce a questo segmento un ruolo centrale nel passaggio verso il riflesso dell’orgasmo.
Quando il diaframma comincia realmente a muoversi, soprattutto nell’espirazione, il tronco tende a partecipare a un movimento più complessivo. L’organismo non respira più semplicemente “dentro il petto”: tutto il corpo comincia progressivamente a essere coinvolto.
È interessante che Reich colleghi il diaframma anche al riflesso del vomito. Vomitare implica una potente inversione della peristalsi e una partecipazione dell’intero tronco. Egli vedeva nel recupero di questa possibilità non tanto l’obiettivo di provocare il vomito, quanto l’espressione della capacità dell’organismo di lasciarsi attraversare da un movimento involontario molto profondo.
In questo segmento comincia inoltre a diventare sempre più difficile tradurre l’espressione corporea in categorie psicologiche semplici. Reich stesso sottolinea che, scendendo verso il diaframma e i segmenti inferiori, si entra in funzioni sempre più primitive dell’organismo, meno facilmente traducibili nel linguaggio mentale.
° IL SEGMENTO ADDOMINALE
Il sesto segmento comprende prevalentemente il retto dell’addome, i muscoli trasversi e lateralmente la parete addominale, mentre posteriormente coinvolge la muscolatura della parte inferiore della schiena. Reich descriveva queste tensioni come fasce muscolari che potevano diventare particolarmente dure e dolorose.
L’addome è una regione molto importante perché si trova direttamente tra diaframma e bacino. Una volta che l’eccitazione riesce ad attraversare il diaframma, può incontrare qui un ulteriore arresto.
È facile percepire intuitivamente la funzione dell’addome se proviamo a ricordare cosa facciamo spontaneamente quando riceviamo un colpo o quando anticipiamo una minaccia: “induriamo la pancia”. L’addome si contrae per proteggere la parte più vulnerabile del corpo. Questa funzione protettiva, perfettamente naturale quando è temporanea, può diventare una modalità cronica.
Un ventre costantemente trattenuto può allora funzionare come difesa non soltanto contro l’impatto esterno, ma contro sensazioni interne troppo intense.
Reich attribuiva a questo segmento una funzione essenzialmente di passaggio dell’onda vegetativa verso il bacino. Per questo osservava come l’addome reagisse nel momento in cui la respirazione e il diaframma diventavano più liberi.
Il segmento addominale appare meno ricco di significati psicologici immediatamente traducibili rispetto agli occhi, alla bocca o al petto. E proprio questo è interessante. Scendendo nel corpo, Reich si allontana sempre più dal linguaggio simbolico e incontra funzioni biologiche elementari: contrarsi, espandersi, trattenere, lasciar passare.
° IL SEGMENTO PELVICO
Il settimo e ultimo segmento è quello pelvico. Comprende la muscolatura del bacino, i glutei, gli adduttori delle cosce, la muscolatura della parte bassa dell’addome e gli sfinteri. Reich osservava soprattutto la posizione complessiva del bacino, la sua mobilità e la capacità di partecipare spontaneamente ai movimenti del corpo.
Il bacino occupa naturalmente una posizione centrale nella teoria reichiana perché è direttamente collegato alla funzione sessuale e alla potenza orgastica.
Ma anche qui è facile banalizzare Reich: liberare il bacino non significa semplicemente aumentare la sessualità o imparare a muoverlo. Una persona può eseguire movimenti pelvici volontari molto ampi e tuttavia mantenere una profonda corazza. Ciò che interessa Reich è la possibilità che il bacino partecipi spontaneamente all’onda complessiva dell’organismo. Nel bacino corazzato egli osservava frequentemente retrazione, glutei contratti, adduttori tesi e una generale immobilità della regione. Il bacino può apparire quasi “ritirato” rispetto al resto del corpo. In questa regione piacere, paura e aggressività possono essere profondamente intrecciati. Per Reich, quando il movimento verso il piacere viene cronicamente inibito, l’eccitazione può trasformarsi in tensione e rabbia. Per questo il lavoro sul bacino non consiste semplicemente nel “liberare la sessualità”: occorre attraversare anche le difese e le emozioni che impediscono l’abbandono.
Il punto di arrivo della ricerca clinica reichiana è il cosiddetto riflesso dell’orgasmo. Quando i diversi segmenti cessano progressivamente di interrompere il movimento dell’eccitazione, il corpo può essere attraversato da un’onda involontaria che coinvolge testa, tronco e bacino. Non è una tecnica né un esercizio da produrre volontariamente. È, nella concezione di Reich, l’espressione di un organismo capace di abbandonarsi alla propria pulsazione.
° PERCHÉ REICH COMINCIAVA DAGLI OCCHI
L’ordine dei sette segmenti non è casuale. Reich riteneva generalmente necessario procedere dall’alto verso il basso, partendo dalle regioni più lontane dal bacino. Il lavoro cominciava quindi dal volto e soprattutto dagli occhi.
Il motivo è profondamente funzionale. Cercare di mobilizzare direttamente il bacino mentre occhi, mandibola, collo, torace e diaframma rimangono fortemente corazzati rischierebbe di produrre una eccitazione che l’organismo non è ancora in grado di integrare.
L’energia mobilizzata incontra infatti le corazze superiori e può trasformarsi nuovamente in ansia o tensione.
Ma Reich stesso precisa che non si procede meccanicamente come se dovessimo aprire sette porte una dopo l’altra. L’organismo è un sistema unitario. Liberare un segmento modifica anche quelli vicini e può far emergere immediatamente nuove difese altrove.
Per questo una autentica terapia reichiana non dovrebbe mai diventare una tecnica standardizzata del tipo: prima gli occhi, poi la bocca, poi il collo e così via. L’ordine fornisce una direzione funzionale, ma il terapeuta deve continuamente osservare l’organismo reale che ha davanti.
° SEGMENTI E CARATTERE NON SONO LA STESSA COSA
Un’altra distinzione è essenziale : i sette segmenti non sono sette caratteri.
Una persona non è “oculare”, “diaframmatica” o “pelvica” nello stesso senso in cui si può parlare di una struttura caratteriale. Ogni individuo possiede un’organizzazione particolare della corazza nella quale alcuni segmenti possono essere più rigidi, altri più mobili, alcuni iperattivi e altri relativamente poco espressivi. La struttura caratteriale emerge dal modo complessivo in cui tutte queste funzioni vengono organizzate. Le successive scuole reichiane e neo-reichiane hanno ulteriormente elaborato il significato psicologico e evolutivo dei differenti segmenti. Queste elaborazioni possono essere molto interessanti, ma è importante distinguerle dalle osservazioni originarie di Reich.
° IL CORPO NON “CONTIENTE” LE EMOZIONI: LE ESPRIME E LE TRATTIENE
Forse il modo più semplice per fraintendere Reich è dire che “il corpo conserva le emozioni nei muscoli”. È una formulazione suggestiva ma troppo statica.
Per Reich il problema non è che una certa quantità di rabbia sia depositata nel trapezio o che una tristezza sia immagazzinata nel torace come qualcosa chiuso in un contenitore. La corazza è una funzione continuamente attiva. Noi continuiamo a non piangere, a trattenere il respiro, a stringere la mandibola, a non guardare, e a trattenere il bacino. La corazza è quindi soprattutto un verbo trasformato in anatomia: trattenere.
Ed è proprio perché continuiamo a produrre inconsapevolmente quella contrazione che essa finisce per apparirci come una parte naturale del nostro corpo e del nostro carattere.
° DALLA CORAZZA ALLA PULSAZIONE
Il vero obiettivo di Reich non era costruire un corpo completamente rilassato.
Un organismo sano non è rilassato permanentemente. Sa contrarsi quando è necessario e successivamente sa espandersi di nuovo. La salute è pulsazione.
Una persona deve poter avere paura e contrarsi davanti a un pericolo. Deve poter diventare aggressiva quando deve difendersi. Deve poter trattenere temporaneamente un impulso quando la situazione lo richiede. Il problema nasce quando la contrazione non termina più. Una difesa nata per affrontare una determinata situazione diventa cronica e continua ad agire anche quando quella situazione non esiste più. È allora che una risposta funzionale si trasforma in corazza. La trasformazione reichiana non consiste quindi nell’eliminazione delle difese, ma nel recupero della loro mobilità. Contrarsi e poi espandersi. Trattenere e poi lasciare andare. Proteggersi e poi poter tornare al contatto.
Respirare, guardare, piangere, arrabbiarsi, desiderare, protendersi, ritirarsi, amare.
I sette segmenti diventano così una mappa non di ciò che dobbiamo “sbloccare”, ma dei differenti luoghi attraverso i quali l’organismo può perdere o recuperare la propria capacità di pulsazione.
° DAGLI OCCHI AL BACINO: UN SOLO ORGANISMO
Alla fine, la grande intuizione di Reich non consiste semplicemente nell’avere individuato sette fasce muscolari. Consiste nell’avere visto che uno sguardo e un bacino appartengono allo stesso organismo. Gli occhi con cui guardiamo una persona, la bocca con cui la chiamiamo, la gola nella quale tratteniamo il pianto, il petto con cui sentiamo il desiderio di avvicinarci, il diaframma attraverso cui lasciamo passare l’eccitazione, l’addome che può aprirsi o proteggersi e il bacino che partecipa al piacere non sono parti indipendenti. Sono differenti momenti di un unico movimento. Quando abbiamo paura, tutto il corpo ha paura.
Quando desideriamo profondamente qualcuno, tutto l’organismo tende verso di lui. Quando piangiamo realmente, non piangono soltanto gli occhi.
Quando ci abbandoniamo realmente al piacere, non è soltanto il bacino a partecipare. Questa è forse la chiave più profonda dei sette segmenti reichiani: comprendere che l’essere umano possiede un linguaggio corporeo unitario che precede le nostre spiegazioni razionali. La corazza interrompe quel linguaggio.
Il lavoro terapeutico cerca di renderlo nuovamente possibile.
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Reich esoterico – Video di approfondimento –
Nei video raccolti in questa sezione propongo una lettura de L’assassinio di Cristo di Wilhelm Reich da una prospettiva psicologica, simbolica e spirituale. Attraverso riflessioni e approfondimenti, cerco di mettere in luce il significato più profondo di quest’opera straordinaria, mostrando come il “Cristo” di cui parla Reich rappresenti l’essere umano autentico, mentre il suo “assassinio” continui a ripetersi ogni volta che la vita, la verità e l’amore vengono soffocati dalle difese dell’ego e dalla corazza caratteriale. Uso l’espressione “Reich esoterico” in senso volutamente provocatorio. Non intendo riferirmi a un Reich occultista o iniziatico, ma a quel Reich che, soprattutto negli ultimi anni, amplia la propria ricerca oltre la psicoterapia e la biologia, arrivando a formulare una visione più vasta dell’essere umano, dell’energia, della natura e del cosmo. È il Reich che cerca principi universali capaci di collegare organismo, vita, ambiente e dimensione cosmica. In questo senso “esoterico” indica il Reich più radicale, visionario e cosmologico. Mi auguro che questi video possano offrire una chiave di lettura utile per comprendere più profondamente il pensiero di Reich e il mio percorso della Matrice – La Via della Trasformazione.

➤ Video completi: https://www.youtube.com/watch?v=A7z_UtJqnXw&list=PLH-LblymtPa27YROPj2kUARas4PKzdl38