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JOHN PIERRAKOS
Da Wilhelm Reich alla Bioenergetica e alla Core Energetica

John C. Pierrakos (1921-2001) è stato uno psichiatra e psicoterapeuta americano di origine greca e una delle figure più significative nello sviluppo della psicoterapia corporea successiva a Wilhelm Reich. Allievo e collaboratore di Reich, fu insieme ad Alexander Lowen uno dei fondatori dell’Analisi Bioenergetica. Successivamente sviluppò una propria concezione dell’essere umano nella quale corpo, emozioni, energia, coscienza e dimensione spirituale venivano considerati aspetti differenti di un unico processo evolutivo. Da questa ricerca nacque la Core Energetica.
◦ LE ORIGINI E LA FORMAZIONE
John Pierrakos nacque l’8 febbraio 1921 a Neon Oitylon, un piccolo paese della Grecia. Nel 1939, ancora giovanissimo, emigrò negli Stati Uniti e si stabilì a New York. Qui intraprese gli studi di medicina e successivamente si specializzò in psichiatria. La sua formazione medica e psichiatrica gli fornì una solida base clinica, ma Pierrakos mostrò presto interesse per una concezione dell’essere umano che non riducesse la sofferenza psicologica a un insieme di sintomi o di processi mentali. L’incontro che avrebbe cambiato definitivamente la direzione della sua ricerca fu quello con Wilhelm Reich.
◦ L’INCONTRO CON WILHELM REICH
Tra la fine degli anni Quaranta e gli anni Cinquanta Pierrakos entrò nell’ambiente reichiano e divenne paziente, allievo e collaboratore di Reich. Da Reich apprese soprattutto una concezione destinata a rimanere alla base di tutta la sua opera: mente e corpo non sono due realtà indipendenti. Il conflitto psicologico si manifesta contemporaneamente nell’organizzazione corporea, nella respirazione, nelle tensioni muscolari, nell’espressione e nel movimento dell’energia vitale. Il concetto reichiano di corazza caratteriale e muscolare divenne quindi fondamentale per Pierrakos. Le difese attraverso le quali l’individuo cerca di proteggersi dal dolore non rimangono confinate alla mente, ma vengono progressivamente incorporate. Diventano postura, rigidità, alterazione della respirazione e limitazione della capacità di sentire e di esprimersi. Pierrakos accolse inoltre profondamente la concezione energetica di Reich. L’essere umano non era per lui soltanto un organismo anatomico e psicologico, ma un sistema vivente attraversato da processi energetici. Quando questi processi possono fluire liberamente si manifestano vitalità, piacere, creatività e capacità di relazione. Quando vengono cronicamente ostacolati dalle difese si formano blocchi che interessano contemporaneamente corpo e personalità.
◦ L’INCONTRO CON ALEXANDER LOWEN
Dopo l’esperienza con Reich, Pierrakos iniziò a collaborare con Alexander Lowen, anch’egli allievo di Reich. I due condividevano l’interesse per la dimensione clinica della scoperta reichiana e cominciarono a sviluppare un metodo che conservava l’importanza della corazza, della respirazione e dell’energia, introducendo però un lavoro corporeo più strutturato. A metà degli anni Cinquanta fondarono insieme l’Institute for Bioenergetic Analysis. Nasceva così l’Analisi Bioenergetica. Lowen e Pierrakos svilupparono il concetto di grounding, il radicamento. La persona non doveva soltanto liberare la respirazione o sciogliere le tensioni mentre era distesa, ma imparare a sentire il proprio corpo nella posizione eretta, percepire le gambe, i piedi e il contatto con il terreno. Il grounding possedeva contemporaneamente un significato corporeo e psicologico: essere radicati significava essere maggiormente presenti nel proprio corpo, nella realtà e nella propria esperienza. Attraverso esercizi, posizioni corporee, respirazione, movimento ed espressione emozionale, la Bioenergetica cercava di mobilizzare le tensioni croniche e permettere alla persona di recuperare un rapporto più vivo con le proprie emozioni.
◦ LA STRADA SI SEPARA DA QUELLA DI LOWEN
Nonostante la profonda collaborazione, progressivamente gli interessi di Pierrakos e Lowen cominciarono a divergere. Lowen rimase prevalentemente concentrato sulla psicoterapia, sul corpo, sulle strutture caratteriali, sul grounding e sul recupero della vitalità e del piacere. Pierrakos sentiva invece che mancava ancora qualcosa. Liberare l’energia e permettere l’espressione delle emozioni non gli sembrava sufficiente a spiegare la complessità dell’essere umano. Cominciò a interrogarsi sempre più profondamente sulla natura della coscienza, sul significato dell’esistenza e sulla possibilità che nell’uomo fosse presente un nucleo più profondo rispetto alla personalità costruita. È qui che il percorso di Pierrakos comincia a oltrepassare i confini della psicoterapia corporea classica.
◦ IL CAMPO ENERGETICO UMANO
Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta Pierrakos approfondì lo studio di ciò che definiva campo energetico umano. Riteneva che l’organismo fosse circondato e attraversato da un campo energetico e cercò di studiarne le modificazioni in relazione agli stati psicologici ed emozionali. Utilizzò particolari filtri ottici e sperimentò anche strumenti come fotomoltiplicatori in camera oscura, tentando di mettere in relazione ciò che riteneva di osservare nel campo energetico con le dinamiche caratteriali della persona. Pierrakos parlò apertamente di aura e chakra e cercò di collegare queste concezioni, provenienti anche dalle tradizioni orientali, alla propria esperienza clinica e alla tradizione energetica reichiana. Questa parte della sua ricerca rimane al di fuori delle conoscenze scientifiche consolidate e le interpretazioni di Pierrakos sul campo energetico umano e sui chakra non sono riconosciute come dimostrate dalla medicina o dalla fisica contemporanee. Storicamente, tuttavia, rappresentano un passaggio essenziale per comprendere l’evoluzione del suo pensiero. Tra le persone influenzate dal suo lavoro sui campi energetici vi fu anche Barbara Brennan, che avrebbe successivamente sviluppato una propria concezione del campo energetico umano.
◦ L’INCONTRO CON EVA
L’avvenimento decisivo nella seconda parte della vita di Pierrakos fu l’incontro, nel 1964, con Eva Broch, successivamente conosciuta come Eva Pierrakos. Eva aveva sviluppato un percorso spirituale chiamato Pathwork, fondato su una serie di insegnamenti conosciuti come Lezioni della Guida. Al centro di questi insegnamenti vi era una concezione dell’essere umano articolata intorno alla trasformazione delle difese, al confronto con le parti oscure della personalità e alla progressiva manifestazione di un nucleo spirituale più profondo. L’incontro con Eva permise a Pierrakos di trovare una cornice spirituale per qualcosa che egli sentiva da tempo emergere dalla propria ricerca. Corpo, energia e psicologia non erano più sufficienti. Occorreva includere la coscienza.
◦ MASCHERA, SÉ INFERIORE E SÉ SUPERIORE
Attraverso il Pathwork Pierrakos elaborò una concezione dell’essere umano articolata in differenti livelli. La Maschera rappresenta l’immagine costruita attraverso la quale cerchiamo di presentarci agli altri e a noi stessi. È la personalità adattata, ciò che pensiamo di dover essere per ricevere amore, sicurezza e riconoscimento. Sotto la Maschera si trova quello che Pierrakos definisce, seguendo il linguaggio del Pathwork, Sé Inferiore. Qui incontriamo rabbia, paura, odio, egoismo, distruttività, volontà di potere e tutte quelle parti che preferiremmo non riconoscere. Ma l’obiettivo non è reprimere il Sé Inferiore. Questa è una delle intuizioni più interessanti della Core Energetica. Ciò che è oscuro deve essere riconosciuto, attraversato e trasformato. Se viene semplicemente represso, continua ad agire inconsciamente dietro la Maschera. Ancora più profondamente si trova il Sé Superiore, il Core, il nucleo. È la dimensione più autentica dell’essere umano, che Pierrakos associa all’amore, alla creatività, alla verità e alla capacità di entrare realmente in relazione con la vita.
◦ LA NASCITA DELLA CORE ENERGETICA
Dall’incontro tra il lavoro corporeo derivato da Reich e dalla Bioenergetica e la concezione spirituale del Pathwork nasce progressivamente la Core Energetica. Il termine Core significa nucleo. Pierrakos ritiene che sotto le difese caratteriali, sotto la corazza e persino sotto le componenti distruttive della personalità esista nell’essere umano un centro profondo caratterizzato da vitalità, creatività e capacità di amare. La terapia non consiste quindi semplicemente nel correggere un comportamento patologico. Il processo deve attraversare le difese fino a permettere alla persona di entrare in contatto con questo nucleo. È un cambiamento radicale di prospettiva. La domanda non è più soltanto: “Che cosa non funziona in questa persona?” Diventa: “Che cosa impedisce alla sua natura più profonda di manifestarsi?”
◦ IL CORPO COME VIA VERSO IL NUCLEO
Pierrakos non abbandona mai il corpo. Ed è proprio questo che rende particolarmente originale la Core Energetica. La dimensione spirituale non viene cercata fuggendo dal corpo, ma attraversandolo. Le tensioni muscolari, le emozioni, la rabbia, la paura, la sessualità, il piacere, il dolore e le relazioni diventano parti del processo attraverso il quale la persona può avvicinarsi al proprio nucleo. In questo senso Pierrakos mantiene una profonda fedeltà alla rivoluzione reichiana. Non esiste una spiritualità autentica che possa semplicemente ignorare la struttura caratteriale. La persona può parlare di amore, coscienza e trascendenza e contemporaneamente essere profondamente bloccata nella paura, nel narcisismo, nella rabbia repressa o nel bisogno di controllo. La trasformazione deve quindi attraversare la realtà concreta della persona.
◦ LE QUATTRO FASI DEL PROCESSO
Pierrakos descrisse il processo della Core Energetica attraverso quattro grandi fasi. La prima è la penetrazione della Maschera. La persona comincia a riconoscere l’immagine idealizzata attraverso la quale cerca di ottenere amore, approvazione e sicurezza. La seconda consiste nel confronto con il Sé Inferiore. Emergono allora gli aspetti negati della personalità: aggressività, paura, odio, invidia, bisogno di controllo e distruttività. La terza fase riguarda la trasformazione e l’integrazione di queste energie. L’energia imprigionata nella difesa non viene eliminata, ma progressivamente restituita alla vitalità dell’organismo. La quarta fase è l’espressione del Core, il nucleo profondo. La persona può allora utilizzare la propria energia in modo più creativo, amorevole e responsabile, orientandola verso quella che Pierrakos definiva anche la propria life task, il compito della propria vita.
◦ ENERGIA E COSCIENZA
Uno dei punti più interessanti del pensiero di Pierrakos è il rapporto tra energia e coscienza. L’energia non viene considerata come qualcosa di puramente meccanico. È continuamente modellata dall’organizzazione della coscienza e, nello stesso tempo, gli stati energetici influenzano la coscienza. Una difesa psicologica modifica il corpo e il flusso energetico. La modificazione del corpo influenza a sua volta ciò che possiamo sentire. Corpo, emozione, mente, volontà e dimensione spirituale formano quindi un sistema unitario. Qui Pierrakos porta l’intuizione reichiana dell’identità funzionale verso una prospettiva ancora più ampia. Reich aveva superato la separazione tra psiche e corpo. Pierrakos tenta di superare anche la separazione tra psiche, corpo e spirito.
◦ IL CUORE
Nella Core Energetica il cuore assume progressivamente un’importanza centrale. Per Pierrakos l’essenza profonda dell’essere umano tende naturalmente verso l’amore, il contatto, la creatività e l’unione con la vita. Ma intorno al cuore costruiamo difese. La paura di essere feriti produce protezione. La protezione diventa corazza. La corazza limita il contatto. E progressivamente possiamo dimenticare ciò che stavamo cercando di proteggere. Il lavoro terapeutico diventa allora un percorso attraverso gli strati che circondano il nucleo. Non si tratta di imporre alla persona di essere amorevole. Si tratta di attraversare ciò che impedisce all’amore di manifestarsi.
◦ IL MALE E LA DISTRUTTIVITÀ
Pierrakos non propone quindi una concezione ingenuamente positiva dell’essere umano. La Core Energetica attribuisce grande importanza al confronto con la negatività. L’odio deve poter essere riconosciuto. La rabbia deve essere sentita. La volontà di distruggere, dominare o ferire deve poter entrare nella coscienza. Ciò non significa agirla. Significa smettere di nasconderla dietro la Maschera. Soltanto ciò che viene riconosciuto può essere trasformato. Da questo punto di vista la Core Energetica mantiene un elemento profondamente reichiano: la trasformazione non nasce dalla repressione. Nasce dall’aumento della coscienza.
◦ DALLA PSICOTERAPIA AL PROCESSO EVOLUTIVO
Pierrakos arrivò progressivamente a non considerare più la Core Energetica soltanto come una psicoterapia. La definì un processo evolutivo. L’obiettivo non era semplicemente permettere alla persona di adattarsi meglio alla società o ridurre i sintomi, ma accompagnarla verso una progressiva integrazione di corpo, emozioni, mente, volontà e spirito. La crescita individuale veniva inserita in una concezione più vasta dell’evoluzione. Pierrakos riteneva che la vita stessa tendesse verso una maggiore coscienza e che nell’organismo fosse presente una spinta creativa verso la realizzazione. In questo senso la sua concezione assume progressivamente una dimensione esplicitamente transpersonale.
◦ L’EREDITÀ DI REICH
Nonostante la distanza che separa la Core Energetica dall’orgonomia originaria, Reich rimane alla base dell’intero percorso. Da Reich provengono il concetto di corazza, la centralità del corpo, l’importanza della respirazione, la concezione energetica dell’organismo e soprattutto l’idea che la salute coincida con una maggiore capacità di pulsazione e di movimento. Pierrakos conserva questa eredità, ma la conduce in una direzione differente. Con Reich il problema era liberare l’organismo dalla corazza affinché l’energia potesse fluire. Con Pierrakos emerge una domanda ulteriore: verso che cosa tende quell’energia quando viene liberata? La risposta di Pierrakos sarà progressivamente: verso la manifestazione del nucleo più profondo dell’essere.
◦ PIERRAKOS E LOWEN
La differenza tra Lowen e Pierrakos diventa allora particolarmente chiara. Entrambi partono da Reich. Entrambi lavorano sul corpo. Entrambi considerano fondamentale l’energia. Entrambi sviluppano la Bioenergetica. Ma successivamente Lowen rimane prevalentemente all’interno di una concezione psicocorporea, mentre Pierrakos apre esplicitamente il lavoro alla dimensione spirituale e transpersonale. Per Lowen il problema centrale rimane il recupero della vitalità, del piacere, del grounding e dell’unità psicocorporea. Per Pierrakos tutto questo diventa parte di un processo ancora più vasto: permettere all’essere umano di entrare in contatto con il proprio Core.
◦ GLI ULTIMI ANNI E L’ITALIA
Pierrakos dedicò gli ultimi decenni della propria vita alla diffusione della Core Energetica attraverso seminari e percorsi di formazione negli Stati Uniti, in Europa e in altri paesi. Il suo rapporto con l’Italia fu particolarmente significativo. Negli anni Novanta partecipò personalmente alla nascita dell’Istituto Italiano di Core Energetica, fondato nel 1996, e insegnò nel primo training italiano. Continuò a insegnare e sviluppare il proprio lavoro fino agli ultimi anni. Morì a New York il 1º febbraio 2001, pochi giorni prima di compiere ottant’anni.
◦ L’EREDITÀ DI JOHN PIERRAKOS
John Pierrakos occupa un posto particolare nella storia della psicoterapia corporea perché rappresenta uno dei punti nei quali la linea iniziata da Reich incontra esplicitamente la psicologia transpersonale e la ricerca spirituale. Freud aveva portato alla luce l’inconscio. Reich aveva mostrato che l’inconscio diventa corpo. Lowen aveva sviluppato una metodologia sistematica per lavorare attraverso il corpo. Pierrakos compie un altro passaggio: si domanda se, attraversando il corpo, le emozioni e le difese caratteriali, sia possibile incontrare qualcosa di ancora più profondo. La sua risposta è il Core. Un nucleo che può emergere proprio attraversando la Maschera, riconoscendo il Sé Inferiore e trasformando progressivamente l’energia imprigionata nelle difese. È probabilmente questo il contributo più originale di Pierrakos alla grande corrente nata da Wilhelm Reich: avere cercato di costruire un ponte tra psicoterapia corporea e spiritualità senza separare la coscienza dal corpo. Il corpo non è qualcosa che bisogna trascendere per raggiungere lo spirito. È una delle vie attraverso cui la trasformazione deve passare. E forse proprio qui si trova il nucleo più profondo della sua ricerca: non liberarsi del corpo per raggiungere una dimensione superiore, ma permettere alla coscienza di penetrare sempre più profondamente nella vita concreta dell’essere umano.
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ELSWORTH F. BAKER: L’EREDITÀ CLINICA DI WILHELM REICH

Vita, formazione, pensiero e contributo al movimento reichiano
Vita, formazione, pensiero e contributo al movimento reichiano
Elsworth F. Baker (1903-1985) è stato uno psichiatra e psicoterapeuta statunitense, allievo, paziente e collaboratore diretto di Wilhelm Reich. La sua figura occupa un posto particolare nella storia del movimento reichiano perché, dopo la morte di Reich nel 1957, Baker fu tra coloro che maggiormente si impegnarono affinché il patrimonio clinico e teorico reichiano non andasse disperso.
Nato nel 1903 in South Dakota, trascorse parte dell’infanzia e della giovinezza in Canada. Dimostrò molto presto notevoli capacità scolastiche: terminò gli studi superiori giovanissimo e, dopo un periodo trascorso lavorando nella fattoria familiare, frequentò il Regina College. Prima di intraprendere definitivamente gli studi medici ebbe anche un’esperienza come insegnante. La sua formazione proseguì quindi nell’ambito della medicina e successivamente della psichiatria.
L’incontro decisivo della sua vita professionale avvenne negli Stati Uniti negli anni Quaranta. Baker conobbe personalmente Wilhelm Reich nel gennaio del 1946 e da quel momento iniziò un rapporto destinato a durare undici anni, fino agli ultimi mesi della vita di Reich. Non si trattò soltanto di una relazione tra maestro e allievo. Baker fu paziente di Reich, si formò direttamente con lui nella terapia orgonica e divenne progressivamente uno dei collaboratori ai quali Reich attribuì maggiore responsabilità nella formazione dei futuri terapeuti.
Per comprendere l’importanza di Baker bisogna ricordare che Reich aveva progressivamente trasformato la tecnica psicoanalitica tradizionale. Dall’analisi del sintomo era passato all’analisi del carattere, riconoscendo che la resistenza del paziente non si manifesta soltanto in ciò che dice o non dice durante la seduta, ma nell’intera organizzazione della personalità: nel modo di parlare, guardare, sorridere, trattenersi, irrigidirsi, respirare e stabilire una relazione con l’altro.
La grande intuizione reichiana era stata quella di riconoscere una sostanziale unità funzionale tra corazza caratteriale e corazza muscolare. Le difese psicologiche possiedono una loro espressione corporea e le tensioni croniche del corpo partecipano, a loro volta, al mantenimento dell’organizzazione difensiva della persona. Baker accolse pienamente questa concezione e contribuì a conservarla e sistematizzarla sul piano clinico.
La terapia non poteva quindi limitarsi alla comprensione intellettuale dei conflitti. Doveva intervenire sulla struttura difensiva complessiva dell’individuo, lavorando tanto sugli atteggiamenti caratteriali quanto sulle modalità corporee attraverso le quali le emozioni vengono trattenute. Respirazione limitata, rigidità muscolari, immobilità dello sguardo, tensioni della mandibola, del collo, del torace, del diaframma o del bacino non erano considerate fenomeni separati dalla vita psichica, ma differenti manifestazioni di una medesima organizzazione funzionale.
Baker contribuì in particolare alla sistematizzazione clinica della terapia reichiana, successivamente indicata nell’ambiente orgonomico americano come Medical Orgone Therapy. Il suo interesse era rivolto alla possibilità di comprendere il paziente nella sua globalità, individuando la struttura caratteriale dominante, le modalità attraverso le quali la corazza si organizza e la maniera specifica in cui l’energia e l’espressione emozionale vengono trattenute.
Uno degli aspetti più importanti del suo lavoro fu proprio l’attenzione alla diagnosi caratteriale. Baker cercò di organizzare e rendere clinicamente utilizzabili le intuizioni di Reich sulle differenti strutture del carattere. La diagnosi, in questa prospettiva, non doveva essere semplicemente un’etichetta psichiatrica applicata al paziente, ma uno strumento per comprendere il modo particolare attraverso il quale quella persona aveva costruito la propria difesa nei confronti dell’angoscia, delle emozioni e dell’eccitazione vitale.
La corazza, infatti, non era considerata soltanto un ostacolo da abbattere. Era innanzitutto una soluzione difensiva costruita dall’organismo nel corso della propria storia. Per questa ragione il terapeuta doveva comprenderne la funzione prima di intervenire su di essa. Un intervento troppo rapido o indiscriminato sulle difese poteva destabilizzare profondamente il paziente. Baker insistette quindi sulla necessità di una formazione clinica rigorosa e sulla prudenza nell’utilizzazione delle tecniche corporee.
Questo elemento è particolarmente importante perché una parte della successiva diffusione popolare delle idee reichiane finì talvolta per ridurre il lavoro corporeo a una semplice liberazione emozionale: respirare intensamente, gridare, colpire, scaricare la rabbia o provocare reazioni corporee. La concezione clinica di Baker era assai più complessa. La liberazione di un’emozione non costituiva di per sé una trasformazione terapeutica. Occorreva comprendere la struttura caratteriale all’interno della quale quell’emozione era organizzata e rispettare le possibilità di integrazione della persona.
In questo senso Baker rappresenta soprattutto la continuità del Reich clinico: il Reich dell’Analisi del carattere, della vegetoterapia carattero-analitica e dello studio dell’identità funzionale tra psiche e soma.
La sua opera più conosciuta è Man in the Trap, pubblicata originariamente nel 1967 e apparsa in Italia nel 1973 con il titolo L’uomo nella trappola. Le cause del blocco dell’energia sessuale, presso Astrolabio-Ubaldini.
La “trappola” alla quale Baker si riferisce è innanzitutto la condizione dell’essere umano imprigionato nella propria corazza. L’uomo desidera vivere, amare, provare piacere, stabilire relazioni profonde ed esprimere liberamente la propria vitalità, ma contemporaneamente teme proprio quelle emozioni e quella vitalità verso le quali tende. Costruisce quindi difese per proteggersi dall’angoscia e dalla sofferenza, ma quelle stesse difese finiscono per separarlo dalla pienezza della propria esperienza.
La tragedia consiste nel fatto che, con il passare del tempo, l’individuo non percepisce più la corazza come qualcosa che possiede: la percepisce come ciò che egli è. La difesa diventa carattere. Il modo di proteggersi diventa identità.
L’essere umano si trova così dentro una vera e propria trappola: soffre per le proprie difese, ma contemporaneamente le considera indispensabili alla propria sicurezza. Cerca la libertà e nello stesso tempo teme ciò che potrebbe accadere se abbandonasse le strutture attraverso le quali ha imparato a controllare se stesso.
Qui Baker rimane profondamente reichiano. Dietro la corazza non vede semplicemente un insieme di sintomi patologici, ma una vitalità originaria che ha dovuto contrarsi e difendersi. La terapia cerca progressivamente di restituire all’organismo la possibilità di tollerare un movimento vitale più ampio senza doverlo immediatamente bloccare.
Il pensiero di Baker conserva anche la centralità attribuita da Reich alla sessualità. Ma, come già avveniva nel pensiero reichiano più maturo, la sessualità non deve essere intesa semplicemente come comportamento sessuale. Essa riguarda la capacità complessiva dell’organismo di abbandonarsi all’eccitazione, al piacere, al contatto e successivamente alla distensione. La difficoltà sessuale diventa quindi espressione di una più generale difficoltà dell’organismo ad abbandonare il controllo.
Dopo la morte di Reich, avvenuta nel penitenziario federale di Lewisburg nel 1957, il movimento reichiano attraversò inevitabilmente una fase drammatica. L’opera di Reich era stata perseguita dalle autorità statunitensi, gli accumulatori orgonici erano stati distrutti e numerose sue pubblicazioni erano state mandate al rogo. A ciò si aggiunsero le divisioni tra collaboratori, allievi e differenti interpretazioni della sua eredità.
Baker assunse allora un ruolo fondamentale nella conservazione e nella trasmissione della tradizione orgonomica. Già negli ultimi anni Reich gli aveva affidato importanti responsabilità formative e aveva indicato in lui uno degli uomini capaci di continuare il lavoro clinico.
Nel 1967 Baker diede vita al Journal of Orgonomy, destinato a diventare uno dei principali strumenti di pubblicazione e discussione all’interno dell’orgonomia americana. L’anno successivo, nel 1968, fondò l’American College of Orgonomy, istituzione nata con lo scopo di mantenere standard rigorosi nella formazione, nella ricerca e nella pratica dell’orgonomia.
Questo è probabilmente il suo maggiore contributo storico al movimento reichiano. Baker trasformò un’eredità che rischiava di frammentarsi dopo la morte del suo fondatore in una tradizione organizzata, dotata di formazione, pubblicazioni, supervisione clinica e continuità istituzionale.
Naturalmente questa scelta determinò anche controversie. Come spesso accade dopo la morte di un grande innovatore, il movimento reichiano si divise in differenti filoni e non tutti riconobbero nell’orientamento di Baker l’unica prosecuzione possibile dell’opera di Reich. Nel corso dei decenni si sarebbero sviluppate altre scuole reichiane e neo-reichiane, alcune più strettamente fedeli all’orgonomia, altre maggiormente orientate verso la psicoterapia corporea e altre ancora influenzate da successive elaborazioni teoriche e cliniche.
Proprio per questo Baker occupa una posizione particolare. Egli non cercò principalmente di trasformare Reich in qualcosa di diverso, ma di conservarne e svilupparne l’impostazione originaria, soprattutto sul terreno medico e psichiatrico.
La sua testimonianza personale è inoltre preziosa per la conoscenza dello stesso Reich. Baker raccolse i ricordi degli undici anni trascorsi accanto a lui in una lunga serie di scritti successivamente riuniti con il titolo My Eleven Years with Wilhelm Reich. Ne emerge il ritratto di Reich visto non da uno storico esterno, ma da qualcuno che fu contemporaneamente suo paziente, allievo, collaboratore e amico.
Elsworth F. Baker morì nel 1985. La sua figura è certamente meno conosciuta di quella di altri autori derivati dalla tradizione reichiana, ma il suo ruolo storico è stato fondamentale.
Se Reich fu il grande scopritore e innovatore, Baker fu soprattutto uno dei custodi e continuatori della dimensione clinica della sua opera.
Il suo contributo ci ricorda inoltre qualcosa che rischia di essere dimenticato quando il lavoro reichiano viene identificato soltanto con le tecniche corporee: il corpo non è un oggetto sul quale applicare esercizi, e la corazza non è semplicemente una tensione muscolare da sciogliere. Corpo, carattere, emozione, relazione e storia personale costituiscono differenti espressioni di un’unica organizzazione vivente.
È forse proprio questo il nucleo dell’eredità di Baker: aver contribuito a mantenere viva, dopo Reich, una concezione dell’essere umano nella quale psiche e corpo non sono due realtà che occasionalmente interagiscono, ma manifestazioni inseparabili di un unico processo vitale.