✉ DOMANDE E RISPOSTE – ARCHIVIO

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PERCHÉ È COSÌ DIFFICILE ANDARE D’ACCORDO TRA FRATELLI E SORELLE?

Domanda:Caro Roberto, vorrei chiederle qualcosa sul rapporto tra fratelli e sorelle. Ho un fratello con il quale da adulti facciamo molta fatica ad andare d’accordo. Siamo cresciuti nella stessa famiglia, eppure quando parliamo della nostra infanzia sembra quasi che abbiamo avuto due famiglie diverse. Ricordiamo alcune situazioni in modo differente e ciascuno di noi sente di essere stato meno compreso o considerato dell’altro. A volte mi accorgo che tra noi ritornano ancora vecchie rivalità e reazioni che sembrano appartenere più al passato che a quello che siamo oggi. Mi chiedo quanto il rapporto tra fratelli possa essere influenzato dal modo in cui ciascuno ha vissuto la relazione con i genitori e il proprio posto nella famiglia. È possibile, da adulti, uscire da queste vecchie dinamiche e incontrarsi in modo diverso? Nicole

Risposta di R.M.S : Cara Nicole, grazie per la sua domanda, perché il rapporto tra fratelli e sorelle è uno di quei legami nei quali ciò che abbiamo vissuto nella famiglia può continuare a essere presente anche molti anni dopo che siamo diventati adulti. Lei scrive che siete cresciuti nella stessa famiglia eppure, quando parlate della vostra infanzia, sembra quasi che abbiate avuto due famiglie diverse. In realtà può accadere proprio questo. Due fratelli condividono gli stessi genitori, molti avvenimenti e una parte importante della propria storia, ma interiormente possono percepire e vivere la stessa esperienza familiare in modi molto diversi. Ciascuno di noi arriva nella propria famiglia con caratteristiche individuali, un proprio temperamento, una diversa sensibilità e bisogni che non sono necessariamente gli stessi. Ciò che per un bambino può essere sufficiente può non esserlo per un altro e lo stesso comportamento di un genitore può assumere significati diversi e lasciare tracce differenti. A questo si aggiunge il fatto che ogni figlio incontra i propri genitori in un momento particolare della loro vita. Nel frattempo possono essere cambiate le condizioni familiari, le preoccupazioni, la disponibilità emotiva o semplicemente i genitori stessi attraverso le esperienze che hanno attraversato. Dire che due fratelli hanno avuto gli stessi genitori è quindi vero, ma non significa necessariamente che ne abbiano fatto la stessa esperienza. Quando due fratelli ricordano diversamente la propria infanzia, non sempre è necessario stabilire chi abbia ragione e chi torto. Esistono naturalmente fatti che possono essere ricostruiti con maggiore o minore precisione, ma accanto ai fatti esiste il significato che ciò che è accaduto ha assunto per ciascuno. Riconoscere questa dimensione soggettiva non significa pensare che qualsiasi ricostruzione sia necessariamente vera, ma comprendere che l’esperienza di un fratello non cancella quella dell’altro. All’interno della famiglia possono inoltre crearsi confronti, aspettative differenti e ruoli che nel tempo tendono a consolidarsi. Un figlio può diventare quello responsabile, un altro quello che viene maggiormente aiutato, un altro ancora può sentire di dover competere per essere visto o riconosciuto. Possono nascere gelosie e rivalità o percezioni differenti rispetto all’attenzione ricevuta dai genitori. Queste dinamiche non vengono necessariamente costruite in modo consapevole e non sono percepite allo stesso modo da tutti, per questo eviterei di trasformarle in spiegazioni rigide o di attribuire automaticamente ai genitori la responsabilità di ciò che accade successivamente tra i figli. Crescendo, però, al rapporto costruito nella famiglia d’origine si aggiunge qualcosa di nuovo. Non siamo più soltanto i due figli che avevano determinate posizioni all’interno della famiglia, siamo diventati due adulti con una propria storia. Un lavoro profondo su noi stessi può aiutarci a distinguere questi piani e a riconoscere ciò che appartiene alla relazione costruita allora, senza dare per scontato che debba continuare a determinare quella di oggi. A volte scopriamo che continuiamo a incontrare nostro fratello attraverso l’immagine che abbiamo costruito di lui molti anni prima e può accadere che anche lui faccia qualcosa di simile con noi. È proprio qui che alcune vecchie dinamiche possono riattivarsi, infatti spesso basta una frase, una critica o una situazione apparentemente banale perché ci ritroviamo quasi immediatamente in una posizione che conosciamo bene. Può essere quella di chi deve difendersi, di chi cerca ancora di essere riconosciuto, di chi entra in competizione o di chi preferisce sottrarsi al confronto. Questo non significa che ogni conflitto tra fratelli adulti debba essere spiegato soltanto attraverso l’infanzia. Da adulti possiamo aver sviluppato caratteri, valori, scelte e modi di vivere molto diversi e possiamo anche scoprire di non avere una particolare affinità soltanto perché siamo fratelli. Il passato diventa particolarmente significativo quando alcune reazioni sembrano sproporzionate rispetto a ciò che sta accadendo o quando, pur cambiando le circostanze e gli argomenti, tra noi continua a ripetersi lo stesso tipo di conflitto. A quel punto può essere utile osservare che cosa accade dentro di noi quando nostro fratello dice o fa qualcosa che ci ferisce, che cosa viene realmente toccato, quanto appartiene alla situazione presente e quanto sembra avere radici più lontane, domandandoci anche che cosa continuiamo ad aspettarci dall’altro e se gli stiamo ancora chiedendo, senza rendercene conto, di riconoscere qualcosa che appartiene alla nostra storia comune. Anche il corpo può aiutarci, perché nella relazione possiamo avvertire una tensione o una chiusura prima ancora di comprendere pienamente ciò che sta accadendo. C’è poi un passaggio che considero particolarmente difficile. Per incontrarci davvero da adulti può essere necessario rinunciare, almeno in parte, alla necessità che l’altro riconosca la nostra versione del passato affinché ciò che abbiamo vissuto acquisti valore. Se io ricordo di essermi sentito meno considerato, il fatto che mio fratello ricordi le cose diversamente non cancella la mia esperienza e, nello stesso tempo, la sua non perde valore soltanto perché non coincide con la mia. Diventa allora possibile raccontarci ciò che abbiamo vissuto senza trasformare necessariamente il confronto in un processo nel quale stabilire chi abbia ragione. Questo non significa rinunciare alla realtà dei fatti o accettare qualsiasi ricostruzione, ma distinguere, quando è possibile, ciò che è accaduto dal significato che quell’esperienza ha avuto per ciascuno di noi. Possiamo ascoltare il racconto di nostro fratello e riconoscere che per lui una determinata situazione è stata vissuta in quel modo, senza essere obbligati a ricordarla allo stesso modo e senza rinunciare alla nostra esperienza. Il confronto può così diventare meno orientato a stabilire quale ricostruzione debba prevalere e più disponibile a riconoscere due esperienze che non necessariamente coincidono. Uscire dalle vecchie dinamiche significa anche accorgerci quando torniamo ad assumere il ruolo che avevamo un tempo e provare, nel presente, a non ripetere automaticamente la stessa risposta. Possiamo modificare il nostro modo di stare nella relazione, esprimere diversamente ciò che sentiamo, smettere di alimentare alcuni conflitti o mettere un limite quando è necessario, sapendo che la relazione non dipende soltanto da noi. Se entrambi riescono progressivamente a riconoscere queste vecchie posizioni e ad ascoltare l’esperienza dell’altro senza viverla come una negazione della propria, può nascere un incontro diverso, ma alcune differenze possono anche rimanere e la relazione può trovare un equilibrio diverso da quello che avevamo immaginato. Diventare adulti non cancella i bambini che siamo stati e non rende irrilevante ciò che abbiamo vissuto, ma un lavoro profondo su noi stessi può renderci più liberi rispetto a dinamiche che per anni si sono ripetute. Incontrarsi in modo diverso non significa necessariamente diventare finalmente i fratelli che avremmo voluto essere, ma riuscire a vedere l’altro per la persona che è diventata, riconoscere ciò che oggi possiamo costruire insieme e accettare anche ciò che non sarà possibile cambiare.

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