STARE MEGLIO SIGNIFICA DIMENTICARE CHI ABBIAMO AMATO?
Domanda: Ho perso una persona molto importante per me alcuni mesi fa. Tutti mi dicono che devo andare avanti, ma io sento che una parte di me non vuole farlo, quasi come se stare meglio significasse lasciarla andare o dimenticarla. È normale provare una cosa del genere?
Martina
Risposta di R.M.S :Grazie Martina per questa domanda.
Quando perdiamo qualcuno che abbiamo amato non perdiamo soltanto la persona. Perdiamo una presenza, una voce, delle abitudini, gesti quotidiani, progetti e possibilità future; cambiano improvvisamente anche molti piccoli riferimenti attraverso i quali, spesso senza rendercene conto, avevamo costruito una parte della nostra vita. Proprio per questo, soprattutto all’inizio, può sembrarci che la tristezza e il vuoto lasciati da quella perdita non possano mai attenuarsi. Ma ogni lutto ha bisogno di tempo e quel tempo non può essere stabilito dagli altri. Ognuno di noi, in base alla propria storia, al proprio vissuto e alla propria struttura, ha bisogno del suo tempo.
Quando ci viene detto “devi andare avanti”, probabilmente chi ci sta vicino vorrebbe vederci soffrire meno, ma per chi sta vivendo una perdita queste parole possono essere sentite quasi come una richiesta di lasciare indietro la persona amata. Può nascere allora proprio il timore che descrivi. Se comincio a stare meglio, se torno a ridere, se provo nuovamente piacere per qualcosa, significa forse che la sto dimenticando?
A questo timore può accompagnarsi anche un senso di colpa, quasi che tornare lentamente alla propria vita significhi allontanarsi da chi abbiamo perduto o mettere in dubbio quanto l’abbiamo amato. Ma ciò che abbiamo vissuto insieme, quello che abbiamo ricevuto e ciò che quella relazione ha lasciato dentro di noi non scompare perché ricominciamo a stare meglio.
Credo che qualcosa cominci lentamente a cambiare quando riusciamo a distinguere l’amore dal dolore della perdita. Non abbiamo bisogno di continuare a soffrire nello stesso modo per continuare ad amare. Questo passaggio, però, non si decide con la volontà e non possiamo imporci una data oltre la quale non dovremmo più soffrire. Ci saranno momenti nei quali il dolore sembrerà attenuarsi e altri nei quali potrà tornare improvvisamente attraverso un luogo, una canzone, un ricordo o un gesto che apparteneva alla vita condivisa. Il lutto non procede necessariamente in linea retta.
Forse, allora, non si tratta tanto di lasciare andare chi abbiamo amato quanto di permettere lentamente al rapporto con quella persona di trasformarsi. La sua presenza fisica non c’è più e questa è una realtà dolorosa con la quale dobbiamo confrontarci, ma ciò che abbiamo vissuto appartiene ormai anche alla nostra storia. Riconoscerci il diritto di continuare a vivere non significa dimenticare né avere amato di meno. Significa permettere che quel legame trovi dentro di noi una forma diversa, nella quale il ricordo e l’amore possano continuare ad esserci senza che la sofferenza debba rimanere per sempre della stessa intensità.
Se allarghiamo lo sguardo alla dimensione spirituale, possiamo ricordare che, nelle grandi tradizioni dell’umanità, la morte non è considerata una fine assoluta, ma un passaggio a un altro stato dell’essere. In questa prospettiva, ciò che di più autentico appartiene alla persona che abbiamo amato non si esaurisce con la sua presenza fisica. Il legame può allora continuare a essere sentito interiormente e, per alcune persone, anche come una presenza che accompagna. Non si tratta di negare il dolore della separazione né di cercare una facile consolazione, ma di lasciare aperta la possibilità che la morte non rappresenti necessariamente la fine di ciò che ci ha uniti.
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