Purna Yoga

☼☼☼☼☼☼☼

LA QUIETE DAVANTI ALLA FALSITÀ 

“Non indulgere nei tuoi stati d’animo cupi, perché questo non fa che peggiorarli. Pensi, pensi davvero di essere l’unica persona sulla terra a percepire la falsità e a soffrirne? E credi che fuggirne come una codarda possa essere un rimedio?Sarebbe più saggio lasciare tutto questo a coloro che possiedono la conoscenza necessaria per porre rimedio alla falsità e condurre il mondo verso la Verità; quanto a te, impara a rimanere quieta e a sopportare, perché questa è la via più breve per uscire dalle difficoltà.Allora sentirai che l’Amore è presente e che vale la pena sopportare tutto il resto.”

Mère (La Madre), White Roses (Rose Bianche), 25 gennaio 1963, p. 55. Traduzione dall’inglese.

Riflessione e commento di Roberto Maria Sassone

In queste parole di Mère troviamo un’indicazione che può apparire severa, ma che ci invita a riflettere su un aspetto importante del nostro rapporto con il mondo. Quando incontriamo la falsità, l’ingiustizia o comportamenti che contrastano profondamente con ciò che sentiamo vero, possiamo provare dolore, rabbia e scoraggiamento. La sofferenza è reale, ma il modo in cui continuiamo a viverla può diventare esso stesso una fonte di ulteriore sofferenza.
Mère ci invita a non indulgere in questa condizione, a non lasciare che ciò che vediamo all’esterno occupi progressivamente tutto il nostro spazio interiore. Non ci chiede di diventare indifferenti alla falsità, né di considerarla accettabile. Ci richiama piuttosto alla necessità di trovare una quiete che non dipenda continuamente da ciò che accade intorno a noi.
C’è una differenza tra riconoscere una realtà dolorosa e rimanere interiormente prigionieri della reazione che suscita. A volte continuiamo a ripercorrere ciò che ci ha ferito, alimentando pensieri e sentimenti che finiscono per allontanarci ancora di più da quella condizione di presenza nella quale potremmo ritrovare chiarezza. La quiete di cui parla Mère non è una rinuncia a vedere o ad agire, ma una possibilità di non perdere noi stessi mentre attraversiamo le difficoltà.
Nel precedente approfondimento Sri Aurobindo ci ha indicato come mantenere la coscienza interiore aperta al Divino anche vivendo nel mondo e nelle relazioni. Qui Mère ci mostra quanto questo lavoro diventi importante proprio quando il mondo ci delude e sembra contraddire ciò a cui aspiriamo.
Mi colpisce soprattutto la conclusione del suo messaggio, quando parla dell’Amore. Non lo presenta come una consolazione che cancella ciò che ci fa soffrire, ma come una realtà interiore che possiamo tornare a sentire quando non siamo più interamente assorbiti dalla nostra amarezza. La falsità che incontriamo non scompare necessariamente, ma può smettere di occupare tutto il nostro orizzonte.
Forse è proprio questo uno degli aspetti più difficili del lavoro interiore. Continuare a riconoscere ciò che non è vero, senza permettere che la sofferenza per la falsità ci separi da ciò che sentiamo più vero e profondo dentro di noi.

☼☼☼☼☼☼☼

Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14